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Disciplina e libertà: due cugini e il segreto di 'Dune'

Frank Herbert, l’autore della saga, era parente di Joseph McCarthy. Del senatore non condivideva i metodi, ma le idee sì. Uno spunto per riflettere sul senso del film: il vecchio, di David Lynch, e il nuovo, di Denis Villeneuve, atteso per fine anno
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Sono molti i motivi che rendono Dune uno dei film più attesi dell’anno: la regia di un cineasta di talento come Denis Villeneuve, l’interpretazione di Timothée Chalamet nel ruolo del protagonista Paul Atreides, un investimento imponente da parte della Warner Bros, il confronto con lo sfortunato film di David Lynch del 1984 e la curiosità per un nuovo adattamento del più grande successo di tutti i tempi per una saga di fantascienza, con oltre venti milioni di copie vendute. Ma c’è un elemento inedito, tenuto prudentemente sotto traccia, su cui è interessante riflettere. Pochi sanno infatti che Frank Herbert, autore della fortunatissima serie, era cugino di Joseph McCarthy, del quale condivideva le idee, pur criticandone i metodi.

Lo scrittore, che non perse mai occasione di denunciare la mancanza di libertà in Unione Sovietica, era in realtà ostile a ogni forma di governo, e sosteneva che anche la più pac…
Sono molti i motivi che rendono Dune uno dei film più attesi dell’anno: la regia di un cineasta di talento come Denis Villeneuve, l’interpretazione di Timothée Chalamet nel ruolo del protagonista Paul Atreides, un investimento imponente da parte della Warner Bros, il confronto con lo sfortunato film di David Lynch del 1984 e la curiosità per un nuovo adattamento del più grande successo di tutti i tempi per una saga di fantascienza, con oltre venti milioni di copie vendute. Ma c’è un elemento inedito, tenuto prudentemente sotto traccia, su cui è interessante riflettere. Pochi sanno infatti che Frank Herbert, autore della fortunatissima serie, era cugino di Joseph McCarthy, del quale condivideva le idee, pur criticandone i metodi.

Lo scrittore, che non perse mai occasione di denunciare la mancanza di libertà in Unione Sovietica, era in realtà ostile a ogni forma di governo, e sosteneva che anche la più pacifica delle democrazie fosse un’illusione: si scagliava con veemenza anche contro il governo americano, e rimase celebre un suo intervento all’epoca del Watergate, che riteneva un epilogo inevitabile della corruzione innata nel sistema democratico statunitense. Non meno significativa l’avversione alla guerra in Vietnam e la diffidenza nei confronti dei Kennedy, che riteneva viziati figli di papà, inadeguati a comprendere le reali esigenze della gente comune. Tuttavia riteneva che nessuna ideologia fosse opprimente e menzognera come il comunismo: “Cousin Joe”, così Herbert chiamava il cugino senatore, tradiva la promessa americana nel momento in cui condannava artisti e intellettuali per le idee politiche, ma combatteva secondo lui una battaglia sacrosanta.

Sting in 'Dune' di David Lunch. In alto, Timothée Chalamet e Rebecca Ferguson nel film di Denis Villeneuve 


Finora Dune è stato interpretato soprattutto in chiave ecologista, con molti riferimenti alla spiritualità New Age, ma se si tiene presente questa premessa, l’intera saga assume un sapore diverso: Herbert si definiva un libertario, che credeva fortemente nel “governo piccolo”, espressione che venne usata in seguito con successo da Ronald Reagan. In una celebre intervista dichiarò “cerca la libertà e sarai schiavo dei tuoi desideri, cerca la disciplina troverai la libertà”, poi scrisse il primo libro della saga per la rivista mensile Analog nel 1963. Sosteneva che “non esiste via di fuga: paghiamo la violenza dei nostri antenati” e che “siamo riconoscibili per quello che disprezziamo”: una visione pessimista che tuttavia conteneva un anelito di redenzione affidata al singolo e mai a una istituzione o un governo. Quando iniziò a scrivere, era reduce da una lunga esperienza nella zona desertica dell’Oregon denominata Dunes, dove il governo locale stava cercando di rendere fertili le terre impiantando erbe e alberi che non riuscirono mai ad attecchire. Lo scrittore rimase molto commosso dal lavoro di migliaia di contadini che lottavano inutilmente contro la natura e dedicò il primo libro “alla gente il cui lavoro supera le idee”.

Sin dalla prima pubblicazione Herbert sottolineò “l’ammirazione” che provava nei confronti “di gente umile” che si trovava a vivere un conflitto tra uno stato oppressivo e una natura indifferente e crudele, poi venne introdotto alla pratica Zen da uno psicoanalista junghiano e con lui si confrontò sui temi della saga: l’eroismo, il declino degli imperi, l’ambientalismo, i riferimenti alla cultura islamica, specie nella descrizione del pianeta Arrakis, dove si trova “la spezia” che consente di allungare la vita e aumentare le facoltà mentali. Ma l’elemento più interessante è la descrizione messianica del protagonista Paul Atreidis, che trova un riferimento culturale nel mito di Re Artù.



Anche coloro che non si appassionano a questa saga devono riconoscere che Herbert è uno dei pochi autori del Novecento che è stato in grado di costruire un intero universo: non ha lo spessore culturale di JRR Tolkien né quella miracolosa fusione tra leggerezza ed epica che hanno portato al trionfo di Guerre stellari, ma il suo mondo è coerente, visionario e molto affascinante. Non è un caso che David Lynch abbia già tentato un primo adattamento, ma in quella occasione si trovò in netto contrasto con Dino De Laurentiis, che produceva il film e gli ripeteva “non si capisce niente”. Dopo infiniti scontri Lynch rinunciò al final cut del film ottenendolo in cambio per Velluto blu.

Nonostante ciò sono molti gli estimatori di quella versione, come sono molti coloro che lamentano che un altro regista visionario come Alejandro Jodorowsky non sia riuscito a dirigere un proprio adattamento di 10 ore con il figlio Brontis nel ruolo di Paul Atreides, e Salvador Dalì, Alain Delon, Amanda Lear e Orson Welles nei ruoli di contorno. Dopo una serie tv del 2000, alquanto deludente, è stata la Paramount la prima major a progettare un nuovo remake ma dopo numerose vicissitudini passò la mano mentre il budget era lievitato fino a 175 milioni di dollari. Le riprese del nuovo film, che in origine era stato pianificato per un’uscita natalizia, non erano state completate prima del lockdown e tutto lascia pensare a una programmazione rinviata. Le immagini che circolano sono estremamente suggestive ma è impossibile immaginare quanto sia rimasto delle idee politiche di Herbert: i comunicati stampa preferiscono la prudenza e parlano di un “giovane segnato da un destino che lui stesso stenta a capire”, che combatte delle generiche “forze opprimenti e malvagie”.