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Dalla piazza al teatro, il Rossini Opera Festival si riprende la città

L'edizione 2020 si inaugura sabato 8 agosto. In cartellone classici e grandi produzioni
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Il Rossini Opera Festival 2020 si inaugura domani con La cambiale di matrimonio diretta da Dmitry Korchak che debutta a Pesaro, dopo aver proposto in anteprima giovedì scorso la Petite messe solennelle dedicata alla memoria delle vittime del Covid-19. Ma per non rinunciare alla 41esima stagione la direzione del Rof ha rovesciato molti calendari. Quando pareva certa la cancellazione, a metà maggio la rassegna rossiniana 2020 è rinata; seppure ridistribuita in forze artistiche e spazi. Le due nuove (e importanti) produzione previste per quest’anno — Moïse et Pharaon (direttore Giacomo Sagripanti, regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi) e Elisabetta Regina d’Inghilterra (direttore Evelino Pidò, regia Davide Livermore, scene Giò Forma, costumi Gianluca Falaschi) — sono state rimandate al 9-22 agosto 2021. Insieme alla ripresa de Il signor Bruschino e allo Stabat Mater diretto da Jader Bignamini e messo in scena da Massimo…
Il Rossini Opera Festival 2020 si inaugura domani con La cambiale di matrimonio diretta da Dmitry Korchak che debutta a Pesaro, dopo aver proposto in anteprima giovedì scorso la Petite messe solennelle dedicata alla memoria delle vittime del Covid-19. Ma per non rinunciare alla 41esima stagione la direzione del Rof ha rovesciato molti calendari. Quando pareva certa la cancellazione, a metà maggio la rassegna rossiniana 2020 è rinata; seppure ridistribuita in forze artistiche e spazi. Le due nuove (e importanti) produzione previste per quest’anno — Moïse et Pharaon (direttore Giacomo Sagripanti, regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi) e Elisabetta Regina d’Inghilterra (direttore Evelino Pidò, regia Davide Livermore, scene Giò Forma, costumi Gianluca Falaschi) — sono state rimandate al 9-22 agosto 2021. Insieme alla ripresa de Il signor Bruschino e allo Stabat Mater diretto da Jader Bignamini e messo in scena da Massimo Gasparon.

Del primitivo progetto 2020 è rimasta in produzione La cambiale di matrimonio (8-20 agosto) con Carlo Lepore, Giuliana Gianfaldoni, Davide Giusti, Iurii Samoilov, Pablo Gálvez e Martiniana Antonie. Lo spettacolo ha la regia di Laurence Dale, scene e costumi di Gary McCann. Proposta con la cantata Giovanna d’Arco (Marianna Pizzolato) l’opera sarà diffusa in streaming sul sito web, sui canali social del Rof e su ItaliaFestival.tv, e in diretta radiofonica condotta da Oreste Bossini su Rai Radio 3. Altro protagonista, sabato, il nuovo allestimento del Teatro Rossini. «Possiamo dire di essere l’unico teatro estivo che puntare su uno spazio al chiuso» scherza il sovrintendente-direttore artistico Ernesto Palacio, «coprire la platea portandola a livello del palcoscenico era un esperimento possibile solo con l’organico strumentale ridotto della Cambiale. Siamo soddisfatti: nonostante l’anomala risposta acustica — l’orchestra suona su un palco che è vuoto sotto — il direttore ha trovato un buon bilanciamento e senza inibire le voci».

Iurii Samoilov, tra i protagonisti de 'La cambiale di matrimonio', prova i costumi con le sarte di scena 


Accanto alla Cambiale, in coproduzione con la Royal Opera House di Muscat, dove sarà eseguita nel gennaio prossimo, il cartellone Rof 2020 colloca il resto del programma in piazza del Popolo: due serate con l’oramai storico Viaggio a Reims “di” Emilio Sagi (ripreso da Elisabetta Courir) e diretto da Giancarlo Rizzi e sei concerti vocali affidati a Olga Peretyatko (9 agosto), Nicola Alaimo (10 agosto), Jessica Pratt (14 agosto), Juan Diego Flórez (16 agosto), il trio di buffi Alfonso Antoniozzi, Paolo Bordogna e Alessandro Corbelli (18 agosto) e Karine Deshayes (19 agosto). Oltre a altri appuntamenti, nei musei in altri spazi teatrali, ben diversi da quelli “areniani” che esigeva il pubblico cospicuo del Rof.

Al di là del dato artistico la risposta degli spettatori è un’incognita anche se le prime indicazione del botteghino confortano. «Il 70% del pubblico è internazionale e quest’anno non ci sarà. Ci siamo dedicati al pubblico “nuovo”, quello di Pesaro e italiano che nel corso degli anni s’era un po’ allontanato», spiega il sovrintendente dando un’interpretazione affettiva, oltre che tattica, alla scelta degli spazi teatrali: «Teatro e piazza del Popolo sono in centro, al cuore di Pesaro. Tornarci col festival vuol essere un gesto di riappropriazione rossiniana della città». Oltre che un calcolo pratico. In teatro entreranno 180 spettatori (due per palco: la capienza originaria, con la platea, è di 800), in piazza 600. «Per creare un’altra occasione per riavvicinare gli spettatori italiani e locali, e far sentire vivo il festival, quest’anno abbiamo anche messo in cantiere una piccola stagione autunnale», aggiunge Palacio. Tra l’1, concerto dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, e il 29 novembre, ultima delle tre recite de Il barbiere di Siviglia, produzione 2018 di Pier Luigi Pizzi, il 14 novembre il pianista Alessandro Marangoni suonerà una selezione dei Péchés de vieillesse, e il 26 e 28 ci saranno altre due occasioni per il Viaggio a Reims, questa volta interpretato dagli allievi dell’Accademia.