'The umbrella academy' e il trionfo dei contro-supereroi
Antonio Dipollina , di ANTONIO DIPOLLINALa serie Netflix certifica la mutazione della figura del superoe al contrario: il vecchio schema non esiste più
C’erano i supereroi, poi è arrivata – tutt’ora in corso – l’era dei contro-supereroi. Ovvero supereroi al contrario, tendenzialmente sfigati, oppure cattivi loro malgrado ma in fondo buoni dentro, oppure buoni, anzi buonissimi ma la gente è convinta che siano cattivi e la gente non la convinci facilmente su queste cose – e comunque era così anche per l’Uomo Ragno e altri del passato, anche qui il dubbio è che non ci sia più niente da inventare.
Su Netflix è appena arrivata la seconda stagione di The Umbrella Academy: e qui il concetto di cui sopra dilaga, diventa epopea collettiva della famiglia più stramba dai tempi degli Addams, basti dire che tutto comincia quando sette donne in giro per il mondo partoriscono improvvisamente senza mai essere state prima in gravidanza.
I sette sono i nostri supereroi del futuro, adottati da un miliardario: ovviamente, come se fosse una cosa tra consanguinei …
Su Netflix è appena arrivata la seconda stagione di The Umbrella Academy: e qui il concetto di cui sopra dilaga, diventa epopea collettiva della famiglia più stramba dai tempi degli Addams, basti dire che tutto comincia quando sette donne in giro per il mondo partoriscono improvvisamente senza mai essere state prima in gravidanza.
I sette sono i nostri supereroi del futuro, adottati da un miliardario: ovviamente, come se fosse una cosa tra consanguinei …
C’erano i supereroi, poi è arrivata – tutt’ora in corso – l’era dei contro-supereroi. Ovvero supereroi al contrario, tendenzialmente sfigati, oppure cattivi loro malgrado ma in fondo buoni dentro, oppure buoni, anzi buonissimi ma la gente è convinta che siano cattivi e la gente non la convinci facilmente su queste cose – e comunque era così anche per l’Uomo Ragno e altri del passato, anche qui il dubbio è che non ci sia più niente da inventare.
Su Netflix è appena arrivata la seconda stagione di The Umbrella Academy: e qui il concetto di cui sopra dilaga, diventa epopea collettiva della famiglia più stramba dai tempi degli Addams, basti dire che tutto comincia quando sette donne in giro per il mondo partoriscono improvvisamente senza mai essere state prima in gravidanza.
I sette sono i nostri supereroi del futuro, adottati da un miliardario: ovviamente, come se fosse una cosa tra consanguinei nelle valli di una volta in preda al gozzo, il risultato è disastroso, nonostante l’avvenenza di molti di loro.
Disfunzionali alcuni, bipolari altri, tossici altri ancora: ovvio, come da tradizione, nasce tutto dai fumetti, dove ci si possono prendere libertà eccessive senza alcun problema. Dare poi fattezze umane e reali al tutto, far vedere sullo schermo questo campionario con gli elementi che interagiscono tra di loro e in teoria sono fratelli ma poi si sa come vanno a finire queste cose, è un altro discorso.
Restiamo alle certezze: ovvio che il supereroe classico non funzionerà mai più, uno buono, con l’animo puro, innamorato di una sua compagna di liceo a cui non può dichiararsi per ovvi motivi e lei, va da sé, lo adora quando è in costume ma in abiti borghesi le fa orrore. Stop, archeologia, dimentica.
Ma ormai siamo anche al limite nella figura dell’anti-supereroe e l’impressione è che prima o poi qualcuno troverà la chiave giusta per andare avanti, ma poi chissà. Qui si resta abbastanza legati alla figura storica di Normal Man: era un supereroe (nato alla radio, peraltro, poi arrivato anche in tv) che usciva da ogni schema, lo avevano creato i comici Lillo e Greg. Ed era un tipo cento volte più incapace e stupido della media umana. Ma un giorno gli alieni gli portano in casa dei pomodori che fanno diventare cento volte più forti e intelligenti e capaci, lui li mangia e quindi diventa perfettamente normale. Ma a quel punto è, oggettivamente, un supereroe e si procura un costume…
Su Netflix è appena arrivata la seconda stagione di The Umbrella Academy: e qui il concetto di cui sopra dilaga, diventa epopea collettiva della famiglia più stramba dai tempi degli Addams, basti dire che tutto comincia quando sette donne in giro per il mondo partoriscono improvvisamente senza mai essere state prima in gravidanza.
I sette sono i nostri supereroi del futuro, adottati da un miliardario: ovviamente, come se fosse una cosa tra consanguinei nelle valli di una volta in preda al gozzo, il risultato è disastroso, nonostante l’avvenenza di molti di loro.
Disfunzionali alcuni, bipolari altri, tossici altri ancora: ovvio, come da tradizione, nasce tutto dai fumetti, dove ci si possono prendere libertà eccessive senza alcun problema. Dare poi fattezze umane e reali al tutto, far vedere sullo schermo questo campionario con gli elementi che interagiscono tra di loro e in teoria sono fratelli ma poi si sa come vanno a finire queste cose, è un altro discorso.
Restiamo alle certezze: ovvio che il supereroe classico non funzionerà mai più, uno buono, con l’animo puro, innamorato di una sua compagna di liceo a cui non può dichiararsi per ovvi motivi e lei, va da sé, lo adora quando è in costume ma in abiti borghesi le fa orrore. Stop, archeologia, dimentica.
Ma ormai siamo anche al limite nella figura dell’anti-supereroe e l’impressione è che prima o poi qualcuno troverà la chiave giusta per andare avanti, ma poi chissà. Qui si resta abbastanza legati alla figura storica di Normal Man: era un supereroe (nato alla radio, peraltro, poi arrivato anche in tv) che usciva da ogni schema, lo avevano creato i comici Lillo e Greg. Ed era un tipo cento volte più incapace e stupido della media umana. Ma un giorno gli alieni gli portano in casa dei pomodori che fanno diventare cento volte più forti e intelligenti e capaci, lui li mangia e quindi diventa perfettamente normale. Ma a quel punto è, oggettivamente, un supereroe e si procura un costume…