Magia, psicanalisi e spiritualità nel viaggio intimo di Fellini
Arianna Finos , di ARIANNA FINOSIl documentario di Anselma Dell’Olio sul viaggio interiore del grande regista sarà al Cinema Ritrovato di Bologna il 23 agosto e poi in sala per 3 giorni
Il viaggio nel mistero di Fellini parte dal dormiveglia di Marcello Mastroianni alla fine di La dolce vita, l'ultimo sguardo sulla spiaggia in una sorta di trance. Sarà un percorso che attraverserà l'arte del regista fino alla fine della sua produzione artistica e della sua esistenza, ed è la chiave scelta da Anselma Dell'Olio nel documentario Fellini degli spiriti, dedicato a quello che il regista chiamava "mondo non visto", spirituale e soprannaturale. "Un lavoro enorme solo per recuperare i materiali e una ricerca certosina per offrire cose mai viste - spiega l'autrice - in più si trattava di affrontare un argomento particolarmente delicato, è facile cadere nel ridicolo parlando di spiriti, di spiritualità, religione, esoterismo".
Già selezionato nella Cannes Classics Sélection officielle 2020, in anteprima al Cinema ritrovato di Bologna il 23 agosto, il documentario sarà nelle sale …
Già selezionato nella Cannes Classics Sélection officielle 2020, in anteprima al Cinema ritrovato di Bologna il 23 agosto, il documentario sarà nelle sale …
Il viaggio nel mistero di Fellini parte dal dormiveglia di Marcello Mastroianni alla fine di La dolce vita, l'ultimo sguardo sulla spiaggia in una sorta di trance. Sarà un percorso che attraverserà l'arte del regista fino alla fine della sua produzione artistica e della sua esistenza, ed è la chiave scelta da Anselma Dell'Olio nel documentario Fellini degli spiriti, dedicato a quello che il regista chiamava "mondo non visto", spirituale e soprannaturale. "Un lavoro enorme solo per recuperare i materiali e una ricerca certosina per offrire cose mai viste - spiega l'autrice - in più si trattava di affrontare un argomento particolarmente delicato, è facile cadere nel ridicolo parlando di spiriti, di spiritualità, religione, esoterismo".
Già selezionato nella Cannes Classics Sélection officielle 2020, in anteprima al Cinema ritrovato di Bologna il 23 agosto, il documentario sarà nelle sale tre giorni, il 31 agosto, 1 e 2 settembre. Per Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, "affronta la ricerca di Fellini su ciò che è oltre la vita, senza questa consapevolezza rischiamo di non capire i suoi film. Non c'è stato nessun altro artista del cinema che ha percorso una strada in maniera così consapevole e assoluta, verso l'inconscio. Oltre a sommare interviste e materiali rari, ha anche un bell'andamento, è anche un film: anche chi non conosce Fellini sono convinto che possa essere attratto da questa storia straordinaria".
Sono davvero tante le interviste, alcune internazionali (tra tutte quella a un giornalista spagnolo), riflessioni, ricordi, che ci restituiscono non uno ma tanti Fellini l'uno accanto all'altro, l'uno diverso dall'altro. Quello di fine anni Cinquanta, di metà Settanta, di fine anni Ottanta: non si tratta di un percorso lineare, l'universo felliniano è difficile da semplificare, sempre pieno di movimenti contemporanei che non vanno nella stessa direzione. "Sono partita dall'idea del viaggio in sé, che Federico amava - dice Dall'Olio - per poi proseguire nel viaggio interiore con Jung, la psicanalisi e Bernhard: incontri fondamentali perché hanno autorizzato Fellini a dare libero sfogo alla sua creatività, alla visionarietà che gli apparteneva fin dall'infanzia". Il film si sofferma anche sul rapporto con la religione cattolica, "che era una tappa importante nel viaggio. Fellini, ferito dall'accoglienza di parte della Chiesa di La dolce vita, si ribellò ma non rigettò mai la fede". Decisivo l'incontro con il "mago" Gustavo Rol "perché se prima aveva i dubbi di tutti, dopo Fellini si ritrova con la certezza che la morte non è la fine: spesso diceva alle persone che avevano paura della morte 'ma non vuoi veder come vai a finire?'".
In questo senso è importante il rapporto con l'artista Mimmo Rotella, che possedeva una gigantesca biblioteca esoterica "creatore non solo di un commento musicale ma traduzione con un altro linguaggio della sensazione di altre dimensioni". Le interviste, le testimonianze di amici e collaboratori, i documenti tracciano il viaggio più importante di Fellini, "un percorso che lo porta a transitare - spiega Farinelli - in un mondo totalmente suo, da cui emergono film più o meno riusciti o che forse ci restano ancora oscuri perché abbiamo ancora dei blocchi di formazione e tra quaranta, cinquant'anni saranno molto più chiari". Un percorso che Fellini chiude con La voce nella Luna, "in cui il senso di amore verso la vita degli esseri umani sembra totalmente ribaltato. Non c'è più la passione, ma quasi l'orrore per la vita, tranne in quello che forse è il più bel finale dell'opera di un artista cinematografico, con Roberto Benigni che ci chiede di ritrovare il silenzio in questa notte finta di Cinecittà".
Già selezionato nella Cannes Classics Sélection officielle 2020, in anteprima al Cinema ritrovato di Bologna il 23 agosto, il documentario sarà nelle sale tre giorni, il 31 agosto, 1 e 2 settembre. Per Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, "affronta la ricerca di Fellini su ciò che è oltre la vita, senza questa consapevolezza rischiamo di non capire i suoi film. Non c'è stato nessun altro artista del cinema che ha percorso una strada in maniera così consapevole e assoluta, verso l'inconscio. Oltre a sommare interviste e materiali rari, ha anche un bell'andamento, è anche un film: anche chi non conosce Fellini sono convinto che possa essere attratto da questa storia straordinaria".
Sono davvero tante le interviste, alcune internazionali (tra tutte quella a un giornalista spagnolo), riflessioni, ricordi, che ci restituiscono non uno ma tanti Fellini l'uno accanto all'altro, l'uno diverso dall'altro. Quello di fine anni Cinquanta, di metà Settanta, di fine anni Ottanta: non si tratta di un percorso lineare, l'universo felliniano è difficile da semplificare, sempre pieno di movimenti contemporanei che non vanno nella stessa direzione. "Sono partita dall'idea del viaggio in sé, che Federico amava - dice Dall'Olio - per poi proseguire nel viaggio interiore con Jung, la psicanalisi e Bernhard: incontri fondamentali perché hanno autorizzato Fellini a dare libero sfogo alla sua creatività, alla visionarietà che gli apparteneva fin dall'infanzia". Il film si sofferma anche sul rapporto con la religione cattolica, "che era una tappa importante nel viaggio. Fellini, ferito dall'accoglienza di parte della Chiesa di La dolce vita, si ribellò ma non rigettò mai la fede". Decisivo l'incontro con il "mago" Gustavo Rol "perché se prima aveva i dubbi di tutti, dopo Fellini si ritrova con la certezza che la morte non è la fine: spesso diceva alle persone che avevano paura della morte 'ma non vuoi veder come vai a finire?'".
In questo senso è importante il rapporto con l'artista Mimmo Rotella, che possedeva una gigantesca biblioteca esoterica "creatore non solo di un commento musicale ma traduzione con un altro linguaggio della sensazione di altre dimensioni". Le interviste, le testimonianze di amici e collaboratori, i documenti tracciano il viaggio più importante di Fellini, "un percorso che lo porta a transitare - spiega Farinelli - in un mondo totalmente suo, da cui emergono film più o meno riusciti o che forse ci restano ancora oscuri perché abbiamo ancora dei blocchi di formazione e tra quaranta, cinquant'anni saranno molto più chiari". Un percorso che Fellini chiude con La voce nella Luna, "in cui il senso di amore verso la vita degli esseri umani sembra totalmente ribaltato. Non c'è più la passione, ma quasi l'orrore per la vita, tranne in quello che forse è il più bel finale dell'opera di un artista cinematografico, con Roberto Benigni che ci chiede di ritrovare il silenzio in questa notte finta di Cinecittà".