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Davide Parenti: "Nadia Toffa riderebbe di noi ma non potevamo non ricordarla"

Il ricordo dell'autore delle "Iene" in occasione dello speciale di Italia 1
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"Nadia era tenace, appassionata, non mollava mai. Arrivava dove voleva arrivare. Ma era anche buffa, fuori dagli schemi, rendeva semplici le cose complesse. Penso a lei tutti i giorni". Davide Parenti è il padre delle Iene, capobranco di un gruppo dotato di faccia tosta, come lui; quando parla di Nadia Toffa, morta a 40 anni, il 13 agosto dell'anno scorso, riscopre la tenerezza. Domani su Italia 1 andrà in onda lo speciale Le iene per Nadia dalle prime apparizioni in tv alle inchieste sull'Ilva di Taranto e sulla Terra dei fuochi, con le testimonianze di chi ha lavorato con lei. "Riderebbe di noi, ma non potevamo non farle un omaggio".

Parenti, come andò il primo incontro?
"Si presentò in redazione e la sconsigliai subito: "Lascia stare, ti stai complicando la vita". Lavorava in una tv a Brescia, aveva uno stipendio. Mi rispose: "Lascio tutto e vengo qui". Era il 2009, un periodo di crisi, prima quello d…
"Nadia era tenace, appassionata, non mollava mai. Arrivava dove voleva arrivare. Ma era anche buffa, fuori dagli schemi, rendeva semplici le cose complesse. Penso a lei tutti i giorni". Davide Parenti è il padre delle Iene, capobranco di un gruppo dotato di faccia tosta, come lui; quando parla di Nadia Toffa, morta a 40 anni, il 13 agosto dell'anno scorso, riscopre la tenerezza. Domani su Italia 1 andrà in onda lo speciale Le iene per Nadia dalle prime apparizioni in tv alle inchieste sull'Ilva di Taranto e sulla Terra dei fuochi, con le testimonianze di chi ha lavorato con lei. "Riderebbe di noi, ma non potevamo non farle un omaggio".

Parenti, come andò il primo incontro?
"Si presentò in redazione e la sconsigliai subito: "Lascia stare, ti stai complicando la vita". Lavorava in una tv a Brescia, aveva uno stipendio. Mi rispose: "Lascio tutto e vengo qui". Era il 2009, un periodo di crisi, prima quello delle Iene era un grande laboratorio. Le spiegai che non riuscivamo a darle uno stipendio. Non si fece intimorire. Veniva tutte le mattine con la sua macchina a metano, era l'ultima ad andare via".

Come fu accolta?
"Diventò amica di Elena Di Cioccio, che poi la ospitò. Si conquistò tutto con una tenacia pazzesca. Sembra facile, ma il nostro è un lavoro complicato. Le persone devono essere autonome e capaci. Nadia affrontava da sola "il cattivo," e poteva chiedergli qualunque cosa. Individuava un tema, un autore la guidava poi era lei ad andare sul campo. Il lavoro è imprevedibile, si può complicare. Sei un po' come un pugile, anche Nadia lo era: le dava e le prendeva. Ma era bravissima".

L'Italia ha fatto il tifo per questa ragazza.
"L'ha adottata. All'improvviso era diventata molto nota, la terza parola nel mondo più cercata sul web era "Nadia Toffa"... Ha vissuto la malattia condividendola al cento per cento, ha detto la verità in un ambiente in cui tutti mentono. Ha condiviso pezzi di vita con chi riteneva importanti, il suo pubblico. È sempre un problema di conoscenza, e lei si è fatta conoscere bene".

Quando scrisse il libro "Fiorire d'inverno" pubblicò il post "Il cancro è un dono", per cui fu molto criticata.
"Non fu capita. Era positiva e ha cercato il bene anche nella malattia, lo ha fatto per incoraggiare.Voleva tenere su anche noi. I medici del San Raffaele sono stati formidabili, ed è stata seguita anche da Mediaset. Silvio Berlusconi non la conosceva, le mise a disposizione la sua camera in ospedale e la chiamava. Lei, libertaria di sinistra, mai legata al potere, chiacchierava con Silvio. Surreale. La prima volta si stupì: "Presidente, è lei o è un imitatore?". Berlusconi l'ha seguita fino alla fine. Gli ultimi tempi Nadia andò a trovarlo e non ce lo disse, c'è una loro foto insieme".

Che eredità lascia?
"Alle Iene ci sono tante donne diverse, brave. Nadia era unica per l'intensità. La sigla di coda con lei che balla dobbiamo toglierla. Un volta l'anno la ricorderemo. Abbiamo ancora una cosa nel cassetto che ci chiese e che nessuno ha il coraggio di toccare: nella sua voglia di fare tutto - dipingere, scrivere, cantare - ci disse: "Facciamo un film". C'è lei che incontra le persone a cui ha voluto bene, parla della sua vita quando la sta perdendo. Lo abbiamo girato e sta lì. Non abbiamo la forza di vederlo o di trasmetterlo, è troppo. Resta per noi".