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Giorgio Ferrara: "E ora dopo Spoleto torno a recitare"

Il direttore artistico lascia il “Festival dei due mondi” dopo 13 anni
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Luca Ronconi, Luchino Visconti, Adriana Asti e il Festival dei 2Mondi hanno potuto e possono dirsi riconoscenti alla nonna di Giorgio Ferrara, il regista che s'appresta a dirigere per la tredicesima volta dal 20 al 30 agosto la manifestazione spoletina, dopo aver dato dal 2008 un decisivo impulso allo storico appuntamento di spettacoli fondato nel 1958 da Gian Carlo Menotti.

"Fu la mia nonna materna a dirmi che dovevo fare l'attore, e io seguii il consiglio, mi iscrissi all'Accademia", spiega oggi Ferrara, "e al primo corso di recitazione e regia c'era come docente Ronconi che alla fine dell'anno mi invitò a lavorare con lui. Io lasciai l'Accademia per fare l'aiuto regista accanto a Luca e m'adoperai in particine nel Riccardo III con Vittorio Gassman, e in Misura per misura con Massimo Girotti. E così arrivai all'esperienza straordinaria dell'Orlando furioso del '69. È il primo contatto con Spoleto, dove …
Luca Ronconi, Luchino Visconti, Adriana Asti e il Festival dei 2Mondi hanno potuto e possono dirsi riconoscenti alla nonna di Giorgio Ferrara, il regista che s'appresta a dirigere per la tredicesima volta dal 20 al 30 agosto la manifestazione spoletina, dopo aver dato dal 2008 un decisivo impulso allo storico appuntamento di spettacoli fondato nel 1958 da Gian Carlo Menotti.

"Fu la mia nonna materna a dirmi che dovevo fare l'attore, e io seguii il consiglio, mi iscrissi all'Accademia", spiega oggi Ferrara, "e al primo corso di recitazione e regia c'era come docente Ronconi che alla fine dell'anno mi invitò a lavorare con lui. Io lasciai l'Accademia per fare l'aiuto regista accanto a Luca e m'adoperai in particine nel Riccardo III con Vittorio Gassman, e in Misura per misura con Massimo Girotti. E così arrivai all'esperienza straordinaria dell'Orlando furioso del '69. È il primo contatto con Spoleto, dove debuttammo, e per la tournée a New York riesco a far scritturare mio fratello Giuliano che, gridando, spingeva i carrelli di scena".

A Spoleto c'era Mariangela Melato, nell'"Orlando" d'oltreoceano invece Adriana Asti...
"Appunto. È lì che nel '70 nasce l'amore. Adriana è un punto fondamentale della mia vita personale e artistica. Adriana vuol dire Visconti, cui i miei genitori erano già legati da amicizia, e a Visconti faccio da aiuto regista per il film Ludwig, seguendolo nella messinscena di Old Times di Pinter con Adriana. Da lì in avanti faccio ufficialmente il regista e l'attore con Adriana, nei ruoli di marito o amante, giro film, creo una compagnia di prosa per diversi spettacoli tra cui Santa Giovanna di Shaw in cui lei è diretta da Ronconi".

Dopo quattro anni alla guida l'Istituto Italiano di Cultura di Parigi il ministro Rutelli la nomina dal 2008 direttore del Festival di Spoleto, in calo di immagine senza più Menotti. Come andò?
"Nel dicembre del 2007 mi viene chiesto di fare il cartellone per il giugno successivo. Trovo una struttura disastrata. Gli uffici sembrano abbandonati in fretta per una fuga, coi computer per terra, i fogli per aria. In questo disfacimento, sento il dovere di mantenere alta la fama delle scelte di Menotti, non rinunciando a opera, musica e danza, ma penso pure di esaltare il teatro, un linguaggio della scena vicino alla gente. Per fortuna Luca Ronconi, mio mentore e alleato, si mette subito a disposizione, e finché c'è stato, ha fatto sempre cose di rilievo come Studio sui Sei personaggi o Pornografia di Gombrowicz, e poi Danza macabra di Strindberg con me e Adriana. L'apertura internazionale me la fornisce Robert Wilson: lavora spesso col Berliner Ensemble, e porta L'opera da tre soldi e altri titoli, restando quasi ogni anno, anche in imprese nostre come Giorni felici di Beckett con Adriana, o L'ultimo nastro di Krapp. Con questi due colossi s'è formata la fila".

Ha potuto dar spazio a contenuti e espressioni contemporanee, nelle varie sezioni?
"Tenevo a proposte innovative, a composizioni musicali moderne, a forti direttori d'orchestra, a coreografie del nostro tempo. Ho rispettato le linee d'approfondimento di Peter Brook e di Romeo Castellucci e i nuovi spettacoli di Emma Dante. Io ho deciso di fare il regista lirico, cominciando con Hans Werner Henze fino a Silvia Colasanti".

Che rapporti ha conosciuto in 13 anni di direzione di festival?
"Sono affezionato alla memoria di Carla Fendi, forte sostenitrice scomparsa due anni fa, un tipo di mecenate che bisognerebbe sempre avere. Spoleto è una comunità di gente orgogliosa, all'inizio un po' chiusa ma poi capace di grandi simpatie nei confronti di chi viene da fuori. Ho cercato di imprimere fiducia, rispetto e amicizia, evitando di assegnare temi specialistici alle edizioni, inserendo il pop per i ragazzi, chiamando protagonisti da tutto il mondo. E ho preso accordi con vari teatri stranieri, facendo circolare all'estero le nostre produzioni. L'attaccamento del pubblico ha permesso un nuovo legame con i media e la carta stampata. Ora sono nella mia casa vicino Todi, nella valle del Tevere, un buen retiro che io e Adriana abbiamo dal 1972, e durante il festival sarò presente a tutti gli appuntamenti".

Che bilancio può fare?
"Il ministero della Cultura ha sempre garantito un sostegno adeguato, ha manifestato rispetto per le scelte, e le relazioni hanno coinvolto ben sette ministri differenti. Sul festival, fin dai tempi gloriosi di Menotti, si sono sempre concentrati sospetti di snobismo, negli ultimi due anni c'è stato un confronto ancora più serrato con le rappresentanze amministrative. In risposta, credo d'aver come sempre tenuto dritta la barra della politica delle proposte di Spoleto, basandomi su collaboratori e artisti straordinari. La resistenza ha dato buoni risultati, a costo d'un equilibrio talvolta logorante, e ora sono sollevato, non avendo mai chiesto un'ulteriore conferma del mio incarico. Faccio i migliori auguri alla neo-direttrice Monique Veaute che da settembre saprà spero confrontarsi con tutti i problemi del festival, con doti di esperienza e resistenza".

Le sue prossime mosse, Ferrara?
"Mi piacerebbe individuare un festival o un teatro in difficoltà, di cui possa avere la stessa cura riservata a Spoleto. Intanto ho già deciso cosa fare: l'attore, con Adriana Asti".