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"Lincoln Rhyme", tutti a caccia del collezionista di ossa

Dal 25 agosto su Italia 1 la serie tratta dai libri di Jeffery Deaver
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Il 25 agosto sarà già nuova stagione tv? Chissà. In realtà saremo in una sorta di limbo nel quale finiscono in tv cose che non si ritengono, oggettivamente, in grado di reggere la piena stagione: ma che nemmeno si vogliono sprecare in pieno Ferragosto, hai visto mai, e comunque altrove sarebbero felici di poter avere in prima visione tv assoluta una serie così. Ma in Italia funziona in un altro modo, e quindi che limbo sia.

Ovvero Lincoln Rhyme – Caccia al collezionista di ossa. Nei mesi scorsi, partendo proprio il primo gennaio, è andata negli Usa, sulla tv in chiaro, Nbc: in origine ci sono i libri dello specialista Jeffery Deaver, amatissimo da noi, successivamente un film incandescente (era il 1999) e con gente stellare: Denzel Washington a interpretare il detective paraplegico su sedia a rotelle futuribile e Angelina Jolie ad aiutarlo. C’è di peggio.

Adesso arriva la serie tv (su Italia 1 in prima serata da marted&igr…
Il 25 agosto sarà già nuova stagione tv? Chissà. In realtà saremo in una sorta di limbo nel quale finiscono in tv cose che non si ritengono, oggettivamente, in grado di reggere la piena stagione: ma che nemmeno si vogliono sprecare in pieno Ferragosto, hai visto mai, e comunque altrove sarebbero felici di poter avere in prima visione tv assoluta una serie così. Ma in Italia funziona in un altro modo, e quindi che limbo sia.

Ovvero Lincoln Rhyme – Caccia al collezionista di ossa. Nei mesi scorsi, partendo proprio il primo gennaio, è andata negli Usa, sulla tv in chiaro, Nbc: in origine ci sono i libri dello specialista Jeffery Deaver, amatissimo da noi, successivamente un film incandescente (era il 1999) e con gente stellare: Denzel Washington a interpretare il detective paraplegico su sedia a rotelle futuribile e Angelina Jolie ad aiutarlo. C’è di peggio.

Adesso arriva la serie tv (su Italia 1 in prima serata da martedì 25, dieci episodi), appunto concepita per il grande pubblico. Il detective nero che da casa propria dirige la squadra di cacciatori di serial killer è Russell Hornsby, la sua assistente è Arielle Kebby (protagonista di The Vampire Diaries). Il serial killer è quello originale, misterioso (perfetta doppia identità, efferato, senza il minimo scrupolo), la serie riesce anche, puntando sugli emuli del dannatissimo killer, a creare anche un caso a parte per ogni puntata, mentre la trama orizzontale ci riporta continuamente a lui, il Collezionista. Da quest’altra parte, costretto all’immobilità assoluta dal collo in giù, il nero detective è un prodigio di memoria, intuizione e, soprattutto, conoscenza perfetta di ogni angolo di New York e della sua storia.


Va detto, è una serie classica. Se vogliamo usare il parolone che un po’ santifica e un po’ condanna, il tutto è novecentesco. Deaver è un autore di fine secolo scorso, il film chiudeva appunto il medesimo secolo, il fatto che negli anni il successo dei libri non sia calato è incontestabile, ma è anche vero che stiamo parlando di un modo classico di concepire storie del genere (che grosso modo discendono tutte da Hannibal) e che nel tempo si è trasformato in qualcos’altro (sono spariti anche i serial killer nella realtà? Probabile, chissà).

Il rilancio in questa serie tv ha l’aria di una sorta di capitolo finale di una intera, appassionante, vicenda. La serie si segue molto volentieri ma si consuma come una caramella d’epoca, c’è del genio qui e là nella scrittura e nel creare i meccanismi perfetti di suspense, ma anche quelli sanno di passato. È come guardare una cosa del tipo I Migliori anni dei Serial killer: e intendiamoci, se consideriamo l’età media del pubblico della tv in chiaro, il tutto ha una logica, eccome.

Però come dire, ormai non funziona più così: e guarda caso, nonostante si potesse andare avanti all’infinito per struttura della storia, personaggi azzeccati, clima etc, la serie non è stata rinnovata per una seconda stagione. Ci sarà un motivo. Ma se qualcuno, dal 25 in poi, si metterà in poltrona rivendicando il proprio diritto a godersi un altro bel momento vintage della televisione, avrà ragione lui e non c’è niente da eccepire.