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La puntata di "Speciale per voi" del 1970 con Renzo Arbore e Paolo Villaggio, disponibile su Raiplay 

Metti il vip nel tritacarne: così Arbore nel '70 anticipava in tv i social

Un grande ospite in studio e un pubblico di giovani che lo bersagliavano di domande assai provocatorie. Con la formula inedita del programma "Speciale per voi" Renzo Arbore rivoluzionava la televisione e profetizzava inconsapevolmente l'era delle critiche, spesso immotivate, via social. Come toccò allora a Lucio Battisti e poi a Paolo Villaggio, accusato, proprio lui, di non far ridere
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Non serve aver superato i 50 anni, anzi, per godersi la parte finale delle puntate di Blob in questo agosto. Però aiuta. Passa, a pezzi, ovviamente, la tv del 1970, mezzo secolo fa: per chi c’era, il raccordo con le riflessioni attuali su tv e comunicazione è sempre interessante, gli spazi dilatati della televisione a canale unico fanno sempre impressione e così via.
Il punto di contatto è quando sbucano spezzoni da un programma che si chiamava Speciale per voi: Renzo Arbore, un grande ospite in studio, il pubblico formato da giovani al quale, e lì si faceva la rivoluzione, infatti ne parliamo ancora oggi, si consentiva di fare domande alla fine. Siccome c’era già una discreta percezione di cosa funzionasse nel richiamare l’attenzione, le domande erano pressoché libere o comunque erano graditissime quelle vagamente provocatorie. O anche provocatorie assai.
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Non serve aver superato i 50 anni, anzi, per godersi la parte finale delle puntate di Blob in questo agosto. Però aiuta. Passa, a pezzi, ovviamente, la tv del 1970, mezzo secolo fa: per chi c’era, il raccordo con le riflessioni attuali su tv e comunicazione è sempre interessante, gli spazi dilatati della televisione a canale unico fanno sempre impressione e così via.
Il punto di contatto è quando sbucano spezzoni da un programma che si chiamava Speciale per voi: Renzo Arbore, un grande ospite in studio, il pubblico formato da giovani al quale, e lì si faceva la rivoluzione, infatti ne parliamo ancora oggi, si consentiva di fare domande alla fine. Siccome c’era già una discreta percezione di cosa funzionasse nel richiamare l’attenzione, le domande erano pressoché libere o comunque erano graditissime quelle vagamente provocatorie. O anche provocatorie assai.

L’altro giorno sono passati frammenti della puntata che aveva ospite Paolo Villaggio. Che si era appena esibito con brani ormai storici del repertorio (le canzoni folk in voga, tutte piuttosto tristi e non beneauguranti), dopodiché via alle domande. E sbuca una ragazza che dice: lei non fa ridere, perché insiste con questo mestiere?
Proprio così, come se fosse un social attuale di quelli dove i vip sono costretti a essere presenti e a diventare bersaglio di critiche, spesso motivate, oppure della sparata del primo che passa da lì. A Speciale per voi (dove è abbastanza probabile che fossero 50 anni avanti) era già successo qualcosa di simile nella puntata con Lucio Battisti, finito nel tritacarne, più o meno, di giovinastri che gli chiedevano conto del contenuto poco profondo delle sue canzoni (la sua risposta, in estrema sintesi: “Vi emozionano o no? Mi interessa solo quello”).
Villaggio, nell’occasione, ha buon gioco nel fare a pezzi l’interlocutrice, sottoponendola a una replica di sarcasmo totale, a base di “Lei esattamente chi è, e chi rappresenta?”, ma, per quanto ci potesse essere di mezzo un vaghissimo copione per favorire lo show, ha un tono urtato, urticante e pressoché sincero: e ha comunque l’aria di quello che pensa “Ma io perché devo sottopormi a una cosa simile?”.
E quindi nuovi motivi di riflessione, tracciando un filo tra mezzo secolo fa e oggi. Fermo restando che i fatti sono quelli e delimitano una linea che rimane comunque difficile da scalfire nel tempo: da una parte Paolo Villaggio, dall’altra una che sostiene che Paolo Villaggio non faccia ridere. La storia dà torto e dà ragione, ma chissà se questo è mai servito a qualcosa.