"Quelle di Plácido Domingo non erano solo avances ma anche violenze"
Giuseppe Videtti
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di GIUSEPPE VIDETTI
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Parla la soprano Luz del Alba Rubio, una delle accusatrici. "La cosa peggiore era il suo abuso di potere: era il mio 'capo', mi vergognavo per lui"
Aggiornato alle 5 minuti di lettura
In una lunga e corposa intervista pubblicata su Repubblica lo scorso 6 agosto, il tenore Plácido Domingo (stasera di scena all’Arena di Verona) ha parlato per la prima volta, dopo un anno di silenzio, delle accuse di molestie, comportamenti inappropriati e abuso di potere mosse un anno fa da tre cantanti d’opera in un’intervista pubblicata da Associated Press. L’articolo di Repubblica concludeva che nessuna denuncia e nessun procedimento civile o penale aveva fatto seguito alla vicenda, tuttavia il violento processo mediatico e le numerose inchieste messe in moto dagli enti lirici e dal sindacato americano degli artisti (AGMA) hanno paralizzato l’attività dell’artista negli Usa e in molti altri teatri, Italia e Austria escluse. "Io non ho mai pensato a un risarcimento economico, a una richiesta di danni in sede civile come si usa in Italia. No. Non ho mai pensato a un processo, ma a una denuncia esemplare per tante donne che non h…
In una lunga e corposa intervista pubblicata su Repubblica lo scorso 6 agosto, il tenore Plácido Domingo (stasera di scena all’Arena di Verona) ha parlato per la prima volta, dopo un anno di silenzio, delle accuse di molestie, comportamenti inappropriati e abuso di potere mosse un anno fa da tre cantanti d’opera in un’intervista pubblicata da Associated Press. L’articolo di Repubblica concludeva che nessuna denuncia e nessun procedimento civile o penale aveva fatto seguito alla vicenda, tuttavia il violento processo mediatico e le numerose inchieste messe in moto dagli enti lirici e dal sindacato americano degli artisti (AGMA) hanno paralizzato l’attività dell’artista negli Usa e in molti altri teatri, Italia e Austria escluse. "Io non ho mai pensato a un risarcimento economico, a una richiesta di danni in sede civile come si usa in Italia. No. Non ho mai pensato a un processo, ma a una denuncia esemplare per tante donne che non hanno modo di reagire. Non mi sono rivolta a un avvocato, ho solo parlato con una giornalista americana che ha avuto fiducia in me", dice Luz del Alba Rubio, 52 anni, una delle accusatrici. Soprano uruguayana con passaporto italiano e dallo scorso gennaio cittadina americana (vive abitualmente a New York), Luz Del Alba protesta, ritiene che le sue dichiarazioni alla trasmissione di Rai 3 La Barcaccia non fossero così confuse come era sembrato a Repubblica, e conferma le accuse: "Immagini come mi sento dopo venti anni di questo strazio, per non parlare dei danni alla mia carriera", aggiunge l’artista che, per evitare gap linguistici, preferisce comunicare tramite mail e whatsapp.
"Tutti mi chiedono, perché dopo vent’anni? Non è facile denunciare fatti che riguardano un personaggio così importante e potente; Domingo era il re dell’opera, l’intero universo teatrale ruotava intorno a lui, era come attaccare Dio! Quando negli Usa è esploso il movimento #metoo è stata una liberazione per tutte le donne impaurite e ricattate; il caso Weinstein ha dato coraggio a tutte noi. Era arrivato il momento (di denunciare) e così è stato". Di fatto è bastato un solo articolo a destabilizzare la carriera dell’“onnipotente” tenore, e da quanto Luz Del Alba Rubio lascia trapelare in questa intervista c’è da aspettarsi più di un sequel.
L'intervista a Domingo pubblicata da Repubblica lo scorso 6 agosto. In alto, la soprano Luz Del Alba Rubio
Quando sono accaduti i fatti che contesta a Plácido Domingo?
Conobbi Domingo durante un’audizione che sostenni il 14 giugno 1999, a Roma. Avevo appena partecipato al famoso programma di Radio 3, La Barcaccia, la più importante trasmissione italiana dedicata all’Opera. Gli piacqui molto e subito mi invitò a sostenere una ulteriore audizione a Washington, dov’era direttore artistico. Da quel momento iniziò un vero e proprio stalkeraggio telefonico: mi chiamava anche in piena notte. Una volta, alle tre passate - io stavo dormendo accanto a mio marito - lui mi disse: “Ah, non voglio ingelosire il mio rivale!”. Arrivata a Washington, dopo l’audizione mi scritturò per Parsifal, Racconti di Hoffmann e Carmen; e successivamente per Traviata a Los Angeles. La moglie, Marta, fu subito molto sospettosa nei miei confronti, ebbe un atteggiamento indagatorio: “Come mai sei qui?”. Le spiegai che mi aveva convocato suo marito, ma lei, che curava la regia, fu molto ostile, non mi fece provare, mi tenne in disparte. Domingo invece fu assillante, entrava in camerino, nel mio appartamento o mi invitava nel suo con il pretesto di vedere insieme un video della mia Traviata. Io seduta sul divano, lui che si avvicinava sempre più allungando le mani. Può immaginare. Dovetti chiamare una mia amica, approfittando di un attimo in cui era andato al bagno, per venire a salvarmi. Lei bussò alla porta, così potei mettere fine alle avances; tipo Tosca nel II atto, ha presente.
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Le posso chiedere quale fosse l’entità delle molestie? Erano avances, comportamenti inappropriati o violenze?
Erano avances, comportamenti inappropriati e anche violenze, perché ogni suo tentativo veniva respinto da me con determinazione. Lui non ammetteva il rifiuto, le molestie sono continuate nel tempo, non si dava per vinto. La cosa peggiore è che abusava del suo potere: eravamo in un posto di lavoro, lui era il mio “capo”, mi vergognavo per lui. Baci troppo vicini alla bocca, approcci evidenti, l’invito nel suo appartamento privato dove la violenza è stata anche fisica perché baciava e non voleva essere respinto. Fu la mia amica (che ha testimoniato) a mettere fine a questa vessazione. Il sindacato dei musicisti americani (AGMA) ha avuto finalmente la possibilità di svolgere le indagini in maniera regolare perché questo argomento è diventato importante, da prima pagina.
(L’inchiesta dell’Agma conclude che non c’è stato alcun abuso di potere ma "comportamenti inappropriati che vanno dal flirt al corteggiamento", ndr).
Lei è un’artista, una persona colta, indipendente; come mai non si è rivolta alle autorità prima che a un’agenzia di stampa?
Quando esplose il #metoo alcuni colleghi che conoscevano la mia storia parlarono del mio caso alla giornalista Jocelyn Gecker. Consideri che prima del #metoo non si dava molta importanza a fatti come molestie, abuso di potere e simili. Consideri anche che in Uruguay fino a pochi anni fa una donna non poteva dire “no, basta!” – per le donne sono conquiste recentissime. Ancora oggi c’è chi chi non mi crede, immagini anni fa.
Lei ritiene che Plácido Domingo le abbia in qualche modo danneggiato la carriera con comportamenti ricattatori a causa dei suoi ostinati rifiuti?
Certo, io ho avuto enormi danni; se avessi ceduto alle avances di Domingo magari avrei ottenuto contratti importanti e aiuti. Invece sono andata contro ogni mio interesse. Quando Domingo non ottiene ciò che vuole, ti dimentica, non esisti più. Fece un concerto in Uruguay e nemmeno mi chiamò a partecipare – era il mio paese! Eppure, aveva fatto un sacco di promesse: mi aveva presentato ad Andrea Andermann, la famosa Traviata del film dovevo essere io (in realtà Domingo non ha mai preso parte a quella Traviata; il ruolo del tenore fu affidato a José Cura e quello del baritono a Rolando Panerai, ndr). Ma ricordo molto bene il suo volto furioso quando nel suo appartamento venne la mia amica a salvarmi.
I risultati dell’inchiesta dell’AGMA si basano, purtroppo, su testimonianze anonime. Che valore possono avere quando si tratta di accuse così pesanti da stroncare una carriera?
Io non sono uscita allo scoperto fino a che non ho saputo che Domingo voleva pagare una cifra importante agli avvocati perché i risultati fossero secretati; questa cosa mi fece montare la rabbia. Non si può comprare tutto! A quel punto ho detto: parlerò anch’io. Molte mie colleghe hanno avuto paura, perché parliamo di un uomo potente, che può rovinare la carriera, per questo non sono uscite fuori. Ma il sindacato ha personale specializzato atto a vigilare e prevenire qualsiasi forma di molestia. Non solo, grazie alla nostra denuncia, l’AGMA può contare su un fondo da utilizzare per le vittime di molestie, e non per le vittime del Covid, come ha dichiarato Domingo.
(Dai documenti risulta che Domingo si è dimesso da AGMA il 18 marzo 2020 e ha deciso di donare 500.000 dollari a sostegno della calamità Covid. In una lettera del 22 aprile 2020 il Relief Fund dell’AGMA ringrazia Domingo e dichiara che la somma è stata utilizzata per i membri in crisi economica onde portare "un immediato aiuto nelle loro vite in questo tempo incerto", ndr)
Sembrerebbe, dai fatti accaduti negli ultimi due anni, che il mondo della lirica sia più insidioso di quello del pop. Le è capitato di essere molestata anche da altri colleghi? Sa di colleghe che sono state molestate e hanno taciuto?
Sì, mi è capitato e so di altre colleghe che hanno taciuto.
Dalle ricerche che ho condotto in questi mesi risulta che in anni recenti, fino al 2019 e persino dopo l’articolo dell’AP, lei ha avuto rapporti amichevoli con il signor Domingo e suoi figli: selfie, richieste di lavoro, whatsapp confidenziali. Ha inviato persino a Placido Jr. e Álvaro un messaggio di solidarietà dopo la denuncia. Dunque, cosa ha fatto scattare la molla che l’ha indotta a confessare le molestie a una giornalista?
Nel 2014 ho invitato il figlio di Domingo a cantare in Sudamerica, poi nel 2016 in Cina e a New York in un bellissimo spettacolo, Pasión latina. Non sono mai stata una persona vendicativa e rancorosa, ho voluto separare il figlio (che non ha colpa) dal padre. Nel 2016 chiesi al maestro Plácido Domingo di aiutarmi a ricominciare la carriera, dopo una interruzione dovuta alla gravidanza. Mi sembrava naturale dopo aver aiutato suo figlio. Ci incontrammo a New York, mi disse: “Canti meglio di prima, bravissima”. Ma poi non fece nulla.
Cosa si aspetta a questo punto da Plácido Domingo?
Guardi, io da Plácido Domingo non mi aspetto proprio nulla.