'Ema', i misteri dell'eroina ribelle di Pablo Larraín
Roberto Nepoti
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di ROBERTO NEPOTI
Il film della settimana / Il regista cileno porta in sala la storia di una giovane donna e dei suoi sentimenti enigmatici
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Al centro del nuovo film di Pablo Larraín, tornato a dirigere nel suo Cile dopo la parentesi del biopic su Jacqueline Kennedy (Jackie), c’è un carattere femminile insolito, a forti tinte, che lascia una traccia nella memoria dello spettatore anche dopo la visione.
Giovane dai capelli decolorati e dal corpo efebico, Ema è una danzatrice sposata con un coreografo, Gaston, al quale la lega un rapporto conflittuale. I due avevano adottato un bambino difficile, Polo, che ha procurato gravi ustioni alla sorella di Ema. La madre adottiva ha dovuto riconsegnare il ragazzino alle istituzioni; però non sa darsi pace e lo cerca incessantemente per le strade di Valparaiso. Frattanto, il suo insaziabile senso di colpa la spinge a cercare l’amore tra le braccia di molti partner, donne e uomini. Però le relazioni sessuali nascondono un piano elaborato, che apprenderemo solo nell’ultima parte del film.
Al centro del nuovo film di Pablo Larraín, tornato a dirigere nel suo Cile dopo la parentesi del biopic su Jacqueline Kennedy (Jackie), c’è un carattere femminile insolito, a forti tinte, che lascia una traccia nella memoria dello spettatore anche dopo la visione.
Giovane dai capelli decolorati e dal corpo efebico, Ema è una danzatrice sposata con un coreografo, Gaston, al quale la lega un rapporto conflittuale. I due avevano adottato un bambino difficile, Polo, che ha procurato gravi ustioni alla sorella di Ema. La madre adottiva ha dovuto riconsegnare il ragazzino alle istituzioni; però non sa darsi pace e lo cerca incessantemente per le strade di Valparaiso. Frattanto, il suo insaziabile senso di colpa la spinge a cercare l’amore tra le braccia di molti partner, donne e uomini. Però le relazioni sessuali nascondono un piano elaborato, che apprenderemo solo nell’ultima parte del film.
Ema non è sempre facile da decifrare ed esige dallo spettatore lo sforzo di ricostruire le situazioni in base a scene non consequenziali, a volte enigmatiche. Non si tratta di opacità del contenuto, però (tipo Tenet, per fare un esempio di attualità), bensì di uno stile narrativo ellittico e un po’ misterioso, prima di giungere al disvelamento delle vere intenzioni della protagonista e della sua autentica natura. Perché Ema, arrogante e intransigente, non è fatta per piacerci a priori; eppure si rivela capace di una rara generosità e di autentica tenerezza.
Una scena di 'Ema'; in alto, la protagonista del film di Larraín
Interpretata dalla brava Mariana di Girolamo (fin qui attrice di telenovelas, supera di gran lunga in espressività l’attore-feticcio di Larraín, Gabriel Garcia Bernal), l’eroina meriterebbe da sola la visita. Però bisogna fare menzione dello stile di regia di Larraín, prezioso e iconico (in questo caso l’abusato termine si può spendere) sia quando riprende le numerose, energiche coreografie di Ema e delle sue compagne che ballano al ritmo del reggaeton, sia nelle scene d’incendio, che la protagonista appicca ad auto e arredi urbani con un lanciafiamme al napalm.
Ema potrebbe risultare un film divisivo, soprattutto per le connotazioni salvifiche attribuite e un’eroina del tutto anticonvenzionale, ribelle, manipolatrice e provocatrice senza concessioni. Non è il tipo di film, in ogni caso, che lasci indifferenti. Forse la sua parte debole consiste nella proliferazione di temi e motivi che affollano (troppo) la trama: il tema dell’adozione, quello dei rapporti fra Gaston e la compagnia di ballo, il tema della bisessualità di Ema, il tema delle relazioni tra la ragazza e i genitori adottivi di Polo… Ma soprattutto il tema, ricorrente a intervalli regolari, della vocazione di incendiaria urbana. Ci puoi tessere su varie ipotesi; dall’ambiguità sul vero piromane (Polo è stato “reso” per avere incendiato i capelli della zia) all’uso strumentale dei roghi per attirare l’attenzione del pompiere Annibal. Ma allora perché, quando tutto pare chiarito e risolto, Larraín rilancia con una scena finale fatta apposta per riaccendere i dubbi?