La fantapolitica di "Occupied": la serie tv firmata Jo Nesbø "nascosta" su Netflix
Antonio Dipollina , di ANTONIO DIPOLLINASolo i fortunati raggiunti dal passaparola l'hanno rintracciata (e vista). Il kolossal distopico scritto da uno dei giallisti (ma anche musicista e attore) più apprezzati del nuovo millennio è una storia di personaggi forti e ambigui, lotte e complotti, con una trama così incalzante da rendere difficile stabilire chi sono i buoni e chi i cattivi. Consigliata ai fan del visionario autore norvegese e ai nostaglici di 24 e Borgen
Jo Nesbø: eccelso e vendutissimo scrittore di gialli, norvegese, anche musicista e attore, ma soprattutto uno che scrive forte. Per qualche motivo ci vuole un passaparola estremo per scoprire che su Netflix giace da un paio d’anni una sorta di kolossal fantapolitico ideato proprio da lui. In origine era il 2015: in Norvegia andava in tv questo Okkupert (diventato poi Occupied in chiave inglese e così si trova su Netflix).
La trama: in un futuro molto vicino, la Norvegia esce devastata da un uragano, colpa delle mutate condizioni climatiche, ormai irreversibili. Se non si dà un taglio a tutto quanto, finisce male. Sale al potere il partito Verde: il cui leader non solo spiega di voler rinunciare – di botto – a ogni combustibile fossile, ma annuncia anche la creazione di energia completamente pulita. E siccome da qualche parte bisogna pure iniziare, la prima mossa è davvero quella: basta estrazione di petrolio, basta forniture al mondo.
Il…
La trama: in un futuro molto vicino, la Norvegia esce devastata da un uragano, colpa delle mutate condizioni climatiche, ormai irreversibili. Se non si dà un taglio a tutto quanto, finisce male. Sale al potere il partito Verde: il cui leader non solo spiega di voler rinunciare – di botto – a ogni combustibile fossile, ma annuncia anche la creazione di energia completamente pulita. E siccome da qualche parte bisogna pure iniziare, la prima mossa è davvero quella: basta estrazione di petrolio, basta forniture al mondo.
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Jo Nesbø: eccelso e vendutissimo scrittore di gialli, norvegese, anche musicista e attore, ma soprattutto uno che scrive forte. Per qualche motivo ci vuole un passaparola estremo per scoprire che su Netflix giace da un paio d’anni una sorta di kolossal fantapolitico ideato proprio da lui. In origine era il 2015: in Norvegia andava in tv questo Okkupert (diventato poi Occupied in chiave inglese e così si trova su Netflix).
La trama: in un futuro molto vicino, la Norvegia esce devastata da un uragano, colpa delle mutate condizioni climatiche, ormai irreversibili. Se non si dà un taglio a tutto quanto, finisce male. Sale al potere il partito Verde: il cui leader non solo spiega di voler rinunciare – di botto – a ogni combustibile fossile, ma annuncia anche la creazione di energia completamente pulita. E siccome da qualche parte bisogna pure iniziare, la prima mossa è davvero quella: basta estrazione di petrolio, basta forniture al mondo.
Il mondo ci rimane malissimo, l’Unione Europea idem. I russi, confinanti, non ne parliamo. Tempo poche settimane e i russi medesimi iniziano una sorta di invasione light della Norvegia stessa. Con accordi diciamo di real politik con il Governo norvegese, e tramite l’ambasciata a Oslo guidata da una tostissima ambasciatrice, inizia qualcosa che somiglia a una tutela, con dentro un sacco di promesse di mantenimento delle libertà e dei diritti, della Norvegia intera, finché non si troverà una soluzione condivisa.
Ovviamente va tutto storto fin dal primo minuto, con snodi che nelle scene di azione e nei viluppi tra Servizi e politica e controspionaggi ricorda qui e là i passaggi alla 24, mentre nelle dinamiche tra forze politiche siamo – e a un buonissimo livello – in scia con i drammoni mondiali alla Borgen e simili.
E poi ci sono i norvegesi, che in un incastro potente tra proteste democratiche e azioni di forza violente, cercano una resistenza. E la trovano. Occupied è soprattutto una storia di personaggi, centrali nella vicenda: il Primo Ministro, combattuto a ogni passo, deciso quando vuole, mediatore impossibile in altri casi. L’ambasciatrice russa di cui sopra (personaggio notevolissimo), il capo dei Servizi Segreti – una signora volitiva che chissà da che parte sta davvero. E soprattutto il vero protagonista, Djupvik, giovane, bello, paternità in arrivo, uomo della sicurezza ad altissimo livello, il buono nonché l’eroe della situazione. E poi anche un giornalista d’inchiesta senza paura, la cui moglie gestisce un ristorante che sta fallendo ma poi arrivano i russi come clienti di pregio…
Ci sono passaggi nelle due stagioni – da dieci e otto episodi – nei quali è davvero impossibile stabilire da che parte stare e con chi empatizzare: soprattutto dal momento in cui la resistenza norvegese diventa preda del terrorismo con modi spicci. Quello che è certo è che non si smette nemmeno per un secondo di seguire la trama, incalzante sempre e senza un attimo per rifletterci: ma scoprire che dalla creatività visionaria di Nesbø è uscita anche una cosa simile, aumenta sicuramente la stima dei molti suoi adepti.
La trama: in un futuro molto vicino, la Norvegia esce devastata da un uragano, colpa delle mutate condizioni climatiche, ormai irreversibili. Se non si dà un taglio a tutto quanto, finisce male. Sale al potere il partito Verde: il cui leader non solo spiega di voler rinunciare – di botto – a ogni combustibile fossile, ma annuncia anche la creazione di energia completamente pulita. E siccome da qualche parte bisogna pure iniziare, la prima mossa è davvero quella: basta estrazione di petrolio, basta forniture al mondo.
Il mondo ci rimane malissimo, l’Unione Europea idem. I russi, confinanti, non ne parliamo. Tempo poche settimane e i russi medesimi iniziano una sorta di invasione light della Norvegia stessa. Con accordi diciamo di real politik con il Governo norvegese, e tramite l’ambasciata a Oslo guidata da una tostissima ambasciatrice, inizia qualcosa che somiglia a una tutela, con dentro un sacco di promesse di mantenimento delle libertà e dei diritti, della Norvegia intera, finché non si troverà una soluzione condivisa.
Ovviamente va tutto storto fin dal primo minuto, con snodi che nelle scene di azione e nei viluppi tra Servizi e politica e controspionaggi ricorda qui e là i passaggi alla 24, mentre nelle dinamiche tra forze politiche siamo – e a un buonissimo livello – in scia con i drammoni mondiali alla Borgen e simili.
E poi ci sono i norvegesi, che in un incastro potente tra proteste democratiche e azioni di forza violente, cercano una resistenza. E la trovano. Occupied è soprattutto una storia di personaggi, centrali nella vicenda: il Primo Ministro, combattuto a ogni passo, deciso quando vuole, mediatore impossibile in altri casi. L’ambasciatrice russa di cui sopra (personaggio notevolissimo), il capo dei Servizi Segreti – una signora volitiva che chissà da che parte sta davvero. E soprattutto il vero protagonista, Djupvik, giovane, bello, paternità in arrivo, uomo della sicurezza ad altissimo livello, il buono nonché l’eroe della situazione. E poi anche un giornalista d’inchiesta senza paura, la cui moglie gestisce un ristorante che sta fallendo ma poi arrivano i russi come clienti di pregio…
Ci sono passaggi nelle due stagioni – da dieci e otto episodi – nei quali è davvero impossibile stabilire da che parte stare e con chi empatizzare: soprattutto dal momento in cui la resistenza norvegese diventa preda del terrorismo con modi spicci. Quello che è certo è che non si smette nemmeno per un secondo di seguire la trama, incalzante sempre e senza un attimo per rifletterci: ma scoprire che dalla creatività visionaria di Nesbø è uscita anche una cosa simile, aumenta sicuramente la stima dei molti suoi adepti.