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I Beatles alla presentazione dello storico album Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band, il 19 maggio 1967 

George Harrison, il Beatle tranquillo che amava Dio e la musica

Ha scritto canzoni immortali come Something e My sweet Lord, ha portato la spiritualità dell'India in Europa, ha organizzato il primo grande concerto di beneficenza della storia. E ha anche fatto il produttore cinematografico. Lo chiamavano "The quiet one", ma senza di lui i quattro di Liverpool non sarebbero mai stati gli stessi. Al chitarrista scomparso nel 2001 a soli 58 anni Repubblica dedica una playlist su Apple Music fatta di celebri hit e pezzi da scoprire. Un omaggio alla grandezza di Harrison, sempre oscurata da Lennon & McCartney, ma esplosa dopo lo scioglimento del gruppo
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Sì, va bene, ci sono Paul e John. Ma senza George Harrison non ci sarebbero stati i Beatles. Lo possiamo dire con certezza oggi, a poco più di cinquant’anni dallo scioglimento della band: George Harrison è stato un grande, grandissimo Beatle. E uno degli autori più importanti del secolo scorso, come dimostra la playlist che Repubblica vi propone su Apple Music, intitolata George Harrison: l’artista. Ci sono tanti, tantissimi brani, pescati all’interno del repertorio beatlesiano e nella lunga attività solista di Harrison, ci sono canzoni che hanno fatto la storia della musica e della cultura popolare occidentale, quelle che conosciamo tutti a memoria come Something e Here comes the sun. Ma ci sono, anche e soprattutto, le canzoni che non ricordiamo sempre e che invece è bene riscoprire, ritrovare, riascoltare, per rendere omaggio alla grandezza del “piccolo George”, il più giovane dei quattro Beatles, il chi…
Sì, va bene, ci sono Paul e John. Ma senza George Harrison non ci sarebbero stati i Beatles. Lo possiamo dire con certezza oggi, a poco più di cinquant’anni dallo scioglimento della band: George Harrison è stato un grande, grandissimo Beatle. E uno degli autori più importanti del secolo scorso, come dimostra la playlist che Repubblica vi propone su Apple Music, intitolata George Harrison: l’artista. Ci sono tanti, tantissimi brani, pescati all’interno del repertorio beatlesiano e nella lunga attività solista di Harrison, ci sono canzoni che hanno fatto la storia della musica e della cultura popolare occidentale, quelle che conosciamo tutti a memoria come Something e Here comes the sun. Ma ci sono, anche e soprattutto, le canzoni che non ricordiamo sempre e che invece è bene riscoprire, ritrovare, riascoltare, per rendere omaggio alla grandezza del “piccolo George”, il più giovane dei quattro Beatles, il chitarrista amico di Dylan e di Eric Clapton, il musicista che ha portato l’India nel cuore della cultura europea, il mistico spirituale che ci ha mostrato che c’era un altro modo di pensare al cielo.


E’ stato un personaggio notevole, Harrison, fin dall’inizio della sua avventura: lo avevano soprannominato "The quiet one", ma a suo modo George era un ribelle, un ragazzo che cercava di uscire dagli schemi, di trovare nuove strade, di sfuggire all'ovvio. Il suo sogno era quello di diventare famoso, di essere un artista: vestiva come un rocker, tendeva a dormire in classe piuttosto che a studiare e soprattutto voleva suonare la chitarra. Una passione sostenuta da sua madre, che gli regalò una chitarra comprata da un suo compagno di classe alla Dovendale Primary School, pagandola tre sterline. Finite le primarie si iscrisse al Liverpool Institute, dove erano già sia John Lennon, di due anni più grande, che Paul McCartney, maggiore di un anno. Paul e George prendevano lo stesso autobus per andare a scuola, in breve tempo fecero amicizia e iniziarono a condividere la loro grande passione per la musica, fino a quando Harrison riuscì a far parte della loro band, diventando, alla nascita dei Beatles, il chitarrista solista del gruppo. Nei Beatles il suo ruolo crebbe negli anni, anche se la coppia Lennon & McCartney continuò a scrivere la quasi totalità delle canzoni dei Beatles, creandogli qualche malumore. Ma la sua influenza sullo sviluppo della band è stata enorme: è alla ricerca spirituale e intellettuale di Harrison che si deve la svolta mistica dei Beatles, il viaggio in India del 1968, l'incontro con il guru Maharishi Mahesh Yogi, l'uso del sitar e l'amicizia con il musicista indiano Ravi Shankar, che insegnerà a George le basi della musica indiana. 
George Harrison in concerto con i Beatles il 3 dicembre 1963 

Fu proprio Harrison, con la realizzazione della colonna sonora del film Wonderwall, nel 1968, il primo dei Beatles a lavorare da solo, in un periodo in cui la sua vita privata era piuttosto complicata: George era sposato da diversi anni a Patti Boyd ma la moglie aveva intrecciato una relazione con Eric Clapton. I tre rimasero comunque in ottimi rapporti, al punto che un anno dopo, nel 1969, Harrison andò per la prima volta in tour senza i Beatles, affiancando Clapton in molte date dei Delaney and Bonnie. Pochi mesi dopo i Beatles si sciolsero. 

La fine dei Beatles fu dolorosa ma segnò una rinascita artistica per Harrison: il risultato fu All things must pass, un album triplo, pubblicato alla fine del 1970, che conteneva un singolo, My sweet Lord, ancora un capolavoro e un successo. L'anno seguente, il 1971, fu ancora più ricco di attività per Harrison, che collaborò alla realizzazione di Imagine con il suo amico John Lennon, e realizzò il primo dei grandi eventi di beneficenza della storia del rock, il concerto per il Bangladesh, con la partecipazione, tra gli altri, di tre carissimi amici, Eric Clapton, Bob Dylan e Ringo Starr. Nel 1979 si era nuovamente sposato, con Olivia Arias, e un anno prima aveva iniziato a concentrare i suoi interessi sul cinema, aprendo la Hand Made Films, una casa di produzione indipendente con la quale produsse diversi film, tra i quali Brian di Nazareth dei Monty Python, I banditi del tempo con Sean Connery, Shangai Surprise con Madonna e Sean Penn, il bellissimo Mona Lisa con Bob Hoskins.

E poi ancora la musica, con i Traveling Wilburys, il supergruppo con Tom Petty, Bob Dylan, Roy Orbison e Jeff Lynne, che realizza due album di grandissimo successo, nel 1987 e nel 1990. Il 30 dicembre 1999, Harrison e sua moglie furono vittime di una violenta aggressione da parte di un folle, Michael Abram, che entrò nella loro casa, in Friar Park, e accoltellò il chitarrista al petto. Venne salvato dalla pronta reazione della moglie Olivia e del figlio Dhani che riuscirono addirittura a catturare l'aggressore. Le ferite riportate da Harrison non furono gravi, ma lo shock per il musicista inglese fu fortissimo. E poi la battaglia contro il cancro, iniziata nel 1997, con una operazione per un tumore alla gola, seguita da un’ulteriore operazione per un tumore ai polmoni, e poi la scomparsa, il 29 novembre del 2001. Tutto questo lo trovate raccontato con dovizia di particolari in un film a dir poco meraviglioso, commovente, completo, ricchissimo, firmato da Martin Scorsese, Living in the material world, disponibile a noleggio su Chili, un capolavoro assoluto che ripercorre l’intera storia di “The quiet one”. E poi il bellissimo Concert for George, live alla Royal Albert Hall, con tutti gli amici di Harrison riuniti per cantare le sue canzoni, con Clapton, McCartney, Ringo, il figlio Dhani e tantissimi altri, un concerto straordinario che trovate su Apple TV.