✕
(ansa)

Mika torna a X Factor: "Sono un giudice severo solo con me stesso"

Ascolta l'audio

Intervista alla popstar che da giovedì sarà di nuovo tra i giudici del talent. Con lui Manuel Agnelli, Emma Marrone e Manuelito Hell Raton
3 minuti di lettura
Il cuore è a Beirut. «Ho sentito che brucia anche l’edificio che aveva progettato la mia amica Zaha Hadid. Di lei, la grande archistar, dicevano che era una roccia, ma era una rosa». Mika torna a fare il giudice (quarta volta) a X Factor – da domani su Sky – insieme a Manuel Agnelli, Emma e Hell Raton, ma sono giorni impegnativi per lui. Sabato su YouTube (i biglietti sono in vendita a 10 euro su Ticketmaster) si potrà vedere l’evento “I love Beirut”, che ha messo in piedi per aiutare la sua città, distrutta il 4 agosto da un’esplosione spaventosa che ha fatto 200 morti e 6.500 feriti.  

E’ più tornato a Beirut? 
«Ci sono nato nel 1983 e sì ci vado spesso, ho fatto un concerto a Baalbek, ci sono tornato in vacanza con la mia famiglia. Mia nonna è stata ragazza a Beirut, è un luogo intenso da vivere. Mio nonno è partito da lì ed è arrivato a…
Il cuore è a Beirut. «Ho sentito che brucia anche l’edificio che aveva progettato la mia amica Zaha Hadid. Di lei, la grande archistar, dicevano che era una roccia, ma era una rosa». Mika torna a fare il giudice (quarta volta) a X Factor – da domani su Sky – insieme a Manuel Agnelli, Emma e Hell Raton, ma sono giorni impegnativi per lui. Sabato su YouTube (i biglietti sono in vendita a 10 euro su Ticketmaster) si potrà vedere l’evento “I love Beirut”, che ha messo in piedi per aiutare la sua città, distrutta il 4 agosto da un’esplosione spaventosa che ha fatto 200 morti e 6.500 feriti.  

E’ più tornato a Beirut? 
«Ci sono nato nel 1983 e sì ci vado spesso, ho fatto un concerto a Baalbek, ci sono tornato in vacanza con la mia famiglia. Mia nonna è stata ragazza a Beirut, è un luogo intenso da vivere. Mio nonno è partito da lì ed è arrivato a Ellis Island, è un pezzo di vita per me. Tante storie di libanesi in giro per il mondo somigliano alla sua, è un paese complicato e complesso però bellissimo nella sua complessità: è la porta verso il Mediterraneo». 

Il suo concerto virtuale è una sfida. 
«Ho imparato dagli show che ho fatto, da Casa Mika a X Factor, a pensare in grande. Sono una spugna... Sono andato da diversi produttori poi Casa Mika l’ho prodotto io dalla mia cucina. Sono partito dall'idea di fare un concerto con cinque telecamere e ora lo show coinvolge 10 paesi con 14 troupe e una squadra di 300 persone. Un concerto di un’ora e 40 minuti da San Casciano Val di Pesa al Messico a Parigi, New York, Londra, il Colosseo a Roma. E dentro Beirut, nelle case distrutte, nelle strade. La musica umanizza le statistiche». 

I quattro giudici di X Factor 2020: da sinistra Manuel Agnelli, Hell Raton, Emma Marrone e Mika 


E’ la sua quarta volta a “X Factor”: è cambiato il modo di giudicare? 
«Dopo i concerti c’è sempre qualcuno che dice: “Fantastico, non cambia mai”. Grazie, però rifiuto questa trappola. Voglio essere una contraddizione, non voglio cercare di imitarmi».  

E’ severo, ma dimostra una certa curiosità: è il suo carattere? 
«Ah sì. Curiosità umana. Non posso stare in macelleria senza chiedere qualcosa a chi taglia il pollo. Il compagno con cui sto da quindici anni l’ho conosciuto davanti a un pub dove ero andato per prendere una birra. Il mio carattere mi dà la possibilità di amare o detestare una persona velocemente, ma lascio un’opportunità, il diavolo è nei dettagli. Nel talent chiedi: perché sei qui? Sei "maniac"? Sei arrabbiato con qualcuno e vuoi dimostrare qualcosa? Perché “dover dimostrare” può diventare il punto debole». 

Parliamo dei suoi colleghi: Emma.  
«Ha visto vantaggi e svantaggi dei meccanismi televisivi. E’ una donna sfaccettata, ironica, graffiante, ha una memoria da elefante e ti spiazza con una battuta».

Manuel Agnelli invece? 
«Ha il ruolo del padre, che nella sua vita è importante e condiziona il suo comportamento. Prima di tutto è un papà poi un musicista e tutto è in linea». 

X Factor 2020, parlano i giudici: "Una sfida per celebrare la forza della musica"



Manuelito Hell Raton.
«Ambizioso, intelligente, generoso: una scoperta. Mi piace tantissimo. Viene da un background semplice, ha capito che poteva prendere in mano la sua vita e cambiarla».  

Mika, lei ha un nome da romanzo di Francis Scott Fitzgerald: Michael Holbrook Penniman Jr. Il senior è suo padre? 
«Papà è nato a Gerusalemme, cresciuto al Cairo, si è spostato a Roma, e a Washington. Era un diplomatico di Savannah, Georgia, super wasp, tutto un codice di nomi e regole. Mi ha detto: “Se avrai un figlio, anche se lo fai in modo non tradizionale, mi raccomando, lui sarà Michael Holbrook Penniman III”. E’ una parte lontana dalla mia realtà, ma anche questo fa parte della mia famiglia. Non sono solo il ragazzo libero, omosessuale senza vergogna grazie a Dio, perché prima la vergogna ce l’avevo... Le mie radici sono state il punto di partenza del Revelation Tour». 

Ha sempre detto che è maniacale, perfezionista, il primo giudice di se stesso: è ancora così?  
«Mi piace anche l’imperfezione ma non riesco a ammorbidirmi, a semplificare la relazione col talento. D’altronde devi resistere quando ti giudicano». 

Ha combattuto il bullismo, era dislessico, suo padre l’ha sostenuta: “Non riesci a scrivere, a leggere, allora canta”. Cosa direbbe a un ragazzino in crisi? 
«Sono stato bullizzato da un’insegnate in maniera drammatica e sono stato buttato fuori dalla scuola, i miei genitori volevano portarla in tribunale. Durante un dibattito sul bullismo in Francia, in diretta, ho spiegato a Brigitte Macron, ex professoressa, che uno dei peggiori bulli era stata proprio una prof. Ha quasi rovinato la mia via. Dico ai ragazzi di andare alla ricerca dell’amore e dell’eccellenza invece di sentirsi non abbracciati. Bisogna sperimentare. Perché il rischio peggiore del bullismo è che ti vergogni e inizi a esercitare il controllo su te stesso».