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Gauguin in sala: dopo Ligabue il cinema torna a occuparsi di pittori

Prima Volevo nascondermi con Elio Germano, ora la vita di un altro artista è sul grande schermo con un film francese con Vincent Cassel che racconta gli anni polinesiani dell'esponente del post-impressionismo
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Realizzato prima di Volevo nascondermi, il biopic Gauguin soffre un po' dello stesso difetto del film su Antonio Ligabue. Come il nostro Giorgio Diritti, il regista francese Edouard Deluc focalizza sul carattere e sui casi della vita dello sfortunato artista, ma senza riuscire a impregnare la "tela" delle immagini di alcunché (colore? trama? visionarietà?...) della sua pittura. Se c'è una cosa che accomuna Paul Gauguin e Ligabue è la loro "selvaggeria" (il primo fu un precursore dei fauves, il secondo li ammirò), che rendeva difficile apprezzarne le opere da parte di un pubblico timoroso e conformista; oltre a una sorta di fanatismo dell'arte, per entrambi ragione di vita.



Il titolo francese del film, da noi abbreviato in Gauguin, suona più correttamente "Gauguin: viaggio a Tahiti", perché le vicende sono circoscritte all'av…
Realizzato prima di Volevo nascondermi, il biopic Gauguin soffre un po' dello stesso difetto del film su Antonio Ligabue. Come il nostro Giorgio Diritti, il regista francese Edouard Deluc focalizza sul carattere e sui casi della vita dello sfortunato artista, ma senza riuscire a impregnare la "tela" delle immagini di alcunché (colore? trama? visionarietà?...) della sua pittura. Se c'è una cosa che accomuna Paul Gauguin e Ligabue è la loro "selvaggeria" (il primo fu un precursore dei fauves, il secondo li ammirò), che rendeva difficile apprezzarne le opere da parte di un pubblico timoroso e conformista; oltre a una sorta di fanatismo dell'arte, per entrambi ragione di vita.



Il titolo francese del film, da noi abbreviato in Gauguin, suona più correttamente "Gauguin: viaggio a Tahiti", perché le vicende sono circoscritte all'avventura polinesiana dell'artista e basate sui suoi diari di viaggio (pubblicati nel libro Noa Noa). Povero in canna, malato e incapace di trovare ispirazione nella banalità della vita parigina, Paul decide di partire per la Polinesia francese: solo, perché la famiglia e gli amici pittori non intendono andare con lui. Giunto nelle isole vi troverà non solo forme e colori degni dei suoi quadri, ma anche l'amore della giovanissima e graziosa Tehura, che sarà la sua modella favorita. Una "Eva primitiva", come lui la definisce, in sintonia col mito del ritorno alle origini che è stato la vera molla del suo viaggio. Il film indugia quasi interamente sul rapporto tra i due; visto però tutto dalla parte dell'uomo. Deluso dal persistere dell'insuccesso, provato dalla miseria e sospettoso di Tehura, che è attratta da un giovane isolano, l'artista passerà poco a poco dal paradiso esotico a un inferno privato. Il film ha un modo tutto suo di mettere Gauguin su un piedistallo: sommessamente, ricorrendo a situazioni ripetitive e concentrandosi sulle sedute in cui la ragazza gli fa da modella per quadri poi divenuti famosi (li rivediamo nei titoli di coda). Peccato che, come già si diceva, il regista non trovi il modo di far penetrare lo stile di Gauguin nel tessuto dell'inquadratura, limitandosi a trattarne il lavoro in episodi aneddotici (esempio: Paul vede la donna che dorme, nuda, sul letto e subito inizia a dipingerla).
Insolita la prestazione di Vincent Cassel nel ruolo del titolo: l'attore, che ci ha abituati a caratteri esuberanti e interpretazioni sopra le righe, questa volta si ritrae nel personaggio, lavorandone la psicologia sullo scarto tra un'ultima esaltazione artistica e la sofferenza di essere incompreso; o, più ancora, la paura dei non poter continuare a dipingere a causa della malattia e dell'indigenza. L'opposto, in pratica, della caratterizzazione sanguigna che di Gauguin aveva dato, sessant'anni fa, Anthony Quinn in Brama di vivere di Vincente Minnelli su Vincent van Gogh, aggiudicandosi l'Oscar come miglior attore non protagonista. Una scelta che, però, lascia poco spazio all'attore francese per esprimere la parte più efficace del suo talento.