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Dimitris Papaioannou a Torino Danza: "Porto sul palco la bestia del desiderio"

Il regista e coreografo sarà al Carignano il 22 e 23 settembre con il nuovo lavoro "sul contatto tra due specie, fra terrore e dolcezza"
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Chapeau: non c’è spettacolo di Dimitris Papaioannou che non sia piaciuto in mezzo globo terrestre. Da Still life a Inside, da Primal matter a The great tamer presentato in ben 23 paesi, il mito del danzatore, coreografo e regista greco — a 34 anni, nel 2001, diresse la cerimonia di apertura e chiusura delle Olimpiadi di Atene — non ha fatto che crescere davanti alla semplicità formale dei suoi lavori visionari calati in uno spazio mentale, onirico che, oltre a effetti visivi splendidi, mostra in modo nitido la condizione umana. Una occasione per ammirarlo è a Torino Danza (il 22 e 23 al Carignano) e al festival Aperto di Reggio Emilia (il 26 e 27 al Teatro Valli) nel primo debutto e nella prima commissione fuori da Atene nella sua carriera, se si eccettua il TanzTheater di Wuppertal dove è stato il primo coreografo “esterno” a realizzare nel 2018 un lavoro con la compagnia di Pina Bausch, Since she. «Farò un mio du…
Chapeau: non c’è spettacolo di Dimitris Papaioannou che non sia piaciuto in mezzo globo terrestre. Da Still life a Inside, da Primal matter a The great tamer presentato in ben 23 paesi, il mito del danzatore, coreografo e regista greco — a 34 anni, nel 2001, diresse la cerimonia di apertura e chiusura delle Olimpiadi di Atene — non ha fatto che crescere davanti alla semplicità formale dei suoi lavori visionari calati in uno spazio mentale, onirico che, oltre a effetti visivi splendidi, mostra in modo nitido la condizione umana. Una occasione per ammirarlo è a Torino Danza (il 22 e 23 al Carignano) e al festival Aperto di Reggio Emilia (il 26 e 27 al Teatro Valli) nel primo debutto e nella prima commissione fuori da Atene nella sua carriera, se si eccettua il TanzTheater di Wuppertal dove è stato il primo coreografo “esterno” a realizzare nel 2018 un lavoro con la compagnia di Pina Bausch, Since she. «Farò un mio duetto con Šuka Horn. Una sorta di preparazione a un altro lavoro», dice su Skype da Atene.

L’ha intitolato “Ink”. Da cosa nasce?
«Parto sempre dal materiale che nasce sul palco, alle prove. Qui abbiamo lavorato con l’acqua, che mi piace e userò nella nuova grande produzione che debutta a dicembre ad Atene. Mi piace come riflette la luce sul pubblico, quello che evoca. Sarà anche un pezzo sul buio, sono partito da un sentimento di tenerezza ma ho scovato un lato oscuro. Così è diventato un lavoro dove c’è terrore e dolcezza sul contatto di due specie, con influenze dalla fantascienza, dai thriller. Potrebbe essere ambientato in una navicella spaziale o in un angolo oscuro della mente e ha a che fare con la bestia del desiderio».

Si è ispirato a qualche testo?
«No, ma ho in mente due immagini. Una di Nikola Tesla, lo scienziato che si è occupato di trasmissione della corrente elettrica senza fili, che ha in mano una lampadina ma non c’è alcun cavo; l’altra è il pittore Joseph Beuys con una foglia d’oro sul viso che racconta storie a un coniglio morto».

Qui e nella foto in alto, due immagini dello spettacolo 'Ink' che Dimitris Papaioannou presenterà al festival Torino Danza 


Chi è Šuka Horn il suo compagno in scena?
«È un danzatore classe ‘97, ha iniziato nella breakdance, uno dei nuovi performer della produzione grande. È venuto ad abitare vicino a me. Durante il lockdown mi seguiva nell’allenamento fisico, gli facevo vedere i film. Due sconosciuti in isolamento: ha prodotto un’amicizia e l’idea del duetto».

Lei danzerà anche nella nuova produzione? Di cosa si tratta?
«Ballare per me è catartico. E masochistico, naturalmente. Il titolo non c’è ancora né ho deciso se sarò in scena. È la prima volta che ho fatto un cast internazionale da cui ho selezionato sette danzatori di grande talento. A marzo stavamo lavorando con grande creatività, poi lo stop e ora mi sembra di parlare di un fantasma. Ma abbiamo deciso di andare avanti».

È cambiato qualcosa da quando è considerato un guru del teatro danza?
«Ora molte istituzioni finanziano i miei spettacoli, questo mi permette cast internazionali, lunghe prove, di pianificare i progetti. È un cambiamento di cui sono felice ma anche un limite: quando sai cosa farai nei prossimi due anni e mezzo, e hai 56 anni, senti che la tua vita è prosciugata dalla carriera. Non ci sono sorprese. Quanto alla fama, non mi sento un guru. Sono grato che le persone credano che io sappia qualcosa, ma quando lavoro sono lì con le insicurezze, l’angoscia, l’artigianato. C’è eccitazione e terrore perché non c’è modo per continuare a produrre cose interessanti, è la legge della fisica. Ma per ora sono felice».