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(ansa)

Addio Juliette Gréco, la voce dei poeti

Una vita dedicata alla musica, l'impegno per le battaglie civili, a cominciare da quelle per l’emancipazione femminile. Una donna importante e una personalità di rilievo nella cultura della seconda metà del Novecento
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La seducente silhouette, stretta nei pantaloni e nel maglione, neri come il caschetto di capelli lisci intorno al viso con quegli occhi truccati di nero, resteranno per sempre nella memoria, proprio come la sua voce, profonda, scura, assolutamente unica e inconfondibile che cantava i poeti e gli chansonnier dell’esistenzialismo. La ricorderemo tutti così, Juliette Gréco, morta ieri a 93 anni, circondata dalla famiglia nella sua casa a Ramatuelle, nella Francia sudorientale. Da tempo aveva smesso di esibirsi, da quando nel 2016 era stata colpita da un ictus, poco dopo la perdita dell’unica e amatissima figlia Laurence-Marie.

Come Zizi Jeanmaire, scomparsa lo scorso luglio, anche Juliette Gréco era ormai un monumento nazionale francese. Cantante, attrice, era stata la voce della Francia Libera e poi, dalle caves di Saint Germain des Prés dove aveva ispirato e cantato poeti e scrittori, la voce impegnata delle battaglie civili, a cominciare da que…
La seducente silhouette, stretta nei pantaloni e nel maglione, neri come il caschetto di capelli lisci intorno al viso con quegli occhi truccati di nero, resteranno per sempre nella memoria, proprio come la sua voce, profonda, scura, assolutamente unica e inconfondibile che cantava i poeti e gli chansonnier dell’esistenzialismo. La ricorderemo tutti così, Juliette Gréco, morta ieri a 93 anni, circondata dalla famiglia nella sua casa a Ramatuelle, nella Francia sudorientale. Da tempo aveva smesso di esibirsi, da quando nel 2016 era stata colpita da un ictus, poco dopo la perdita dell’unica e amatissima figlia Laurence-Marie.

Come Zizi Jeanmaire, scomparsa lo scorso luglio, anche Juliette Gréco era ormai un monumento nazionale francese. Cantante, attrice, era stata la voce della Francia Libera e poi, dalle caves di Saint Germain des Prés dove aveva ispirato e cantato poeti e scrittori, la voce impegnata delle battaglie civili, a cominciare da quelle per l’emancipazione femminile: una donna importante e una personalità che ha contato molto nella cultura e nello spettacolo della seconda metà del Novecento dove era stata introdotta nientemeno che da Jean Paul Sartre, amata anche dal grande pubblico: in Italia come dimenticarla in Belfagor, la serie da brividi della tv anni Sessanta?

(afp)


Complicata, avventurosa, difficile la sua vita. Juliette Gréco era nata a Montpellier il 7 febbraio del 1927, i suoi genitori si erano separati presto e lei, con la sorella, era andata a vivere dai nonni materni, mantenendo con la madre, donna libera, volitiva, un tormentato rapporto. A sedici anni è nella Resistenza, ma viene arrestata dalla Gestapo, internata nella prigione di Fresnes dove subisce violenze. A salvarla dallo sperdimento, dal dolore è il carattere: forte, autonoma, testarda. E infatti, ancora giovanissima, si rialza e si trasferisce a Parigi, dove viene introdotta da alcuni amici, consapevoli del fascino introverso di questa strana ragazza, nel mondo del teatro.

Entra nel giro di pittori, attrici, scrittori e poeti. È il favoloso mondo di Saint Germain des Prés a Parigi, del Cafè de Flore, di Les Deux Magots dove passano le serate tra fumo, alcol, parole, trasgressioni Jacques Prévert, Pablo Picasso, Maurice Merleau-Ponty, Albert Camus, Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, l’intellighenzia parigina. Juliette ne fa parte a pieno titolo. “Con i miei pantaloni neri – racconterà – i capelli lunghi e trasandati, gli occhi truccati di nero e la bocca nuda, la gente mi rivolge sguardi stupefatti, sorpresa dalla mia stravaganza e dal mio aspetto provocatorio”.

Juliette Gréco con il secondo marito, l'attore MIchel Piccoli 


Dopo un’esperienza nel teatro, la prima vera esibizione avviene nel 1949 al Boeuf dove la ascolta la Parigi che conta. Ed è un successo. Nasce “la cantante esistenzialista” come scrivono i critici. Da lì è solo una lunga ascesa, fatta di trionfi ma anche di censure perché la Gréco non verrà mai meno al suo impegno politico, alle denunce pubbliche, a prendere le parti di chi soffre e a cantare testi trasgressivi (nel 1957 La Complainte di Raymond Queneau viene censurata sembra perché cita per diciassette volte la parola “coglione”). Ma la voce di Juliette è così affascinante e bella che sono i poeti e i grandi chansonnier a scrivere per lei: Jacques Prévert (Les feuilles mortes, Les enfants qui s’aiment….), Jean Ferrat, Guy Béart, Serge Gainsbourg e Charles Trenet; Charles Aznavour che aveva scritto Je hais les dimanches per Èdith Piaf che la rifiuta, la dà alla Gréco e diventa un successo. Léo Ferré per lei scriverà la divertente Jolie Môme e poi Plus jamais, Georges Brassens le dona la Chanson pour l’Auvergnat, canzone antimilitarista, e Jacques Brel Ça va (Le diable).

A parte una parentesi cinematografica (Le radici del cielo di John Huston, Il dramma nello specchio di Richard Fleischer), la musica riempirà tutta la sua vita. Tra i suoi più recenti lavori, nel 2006, incide l’album Le temps d’une chanson, con le canzoni amate e mai cantate dove c’è anche Nel blu dipinto di blu come omaggio alla canzone italiana. Nel 2009 a ottant’anni torna in scena al Théâtre des Champs Èlyséès, dove canta J’arrive, segno che è ancora la stessa stupenda donna intraprendente e libera di sempre, un simbolo di forza per tutte. “Ero un modello – ha scritto nelle sue memorie – per quante sceglievano il divorzio invece della rinuncia, l’aborto invece della sottomissione”. E dire che di uomini ne ha amati parecchi: Miles Davis innanzitutto, oltre ai mariti, l’attore Philippe Lemaire (1953-1956, da cui ha avuto la figlia), l’attore Michel Piccoli (1966-1977) e il pianista Gérard Jouannest (dal 1988 ad oggi). Je suis comme je suis resta la sua canzone che più di tutte la racconta.