Sir Mick Jagger, il bisnonno della musica che non ha mai smesso di giocare alla rockstar
Ernesto Assante
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di ERNESTO ASSANTE
Nella loro stagione migliore i Rolling Stones hanno scritto una piccola enciclopedia alternativa sul sesso, la religione, la politica e lui ne è stato l'interprete perfetto. Oggi, a settantasette anni, non ha ancora la minima intenzione di ritirarsi e godersi la vita da pensionato. Alla sua energia e alla sua carriera fatta di concerti e film, eccessi e gioie, dolori e follie, Repubblica dedica Sir Mick Jagger, una playlist su Apple Music in cui trovare tutti i successi scritti con la sua band, da Angie a Satisfaction, la canzone che rapì l'America oltre cinquant'anni fa
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Un suo blasonato collega, Pete Townshend, scrisse nel 1965 in My generation, “Spero di morire prima di diventare vecchio”. Beh, non è diventato vecchio lui e nemmeno Sir Michael Philip Jagger, più noto come Mick, che ha 77 anni e appena la pandemia lo permetterà tornerà ancora una volta a calcare i palcoscenici con i Rolling Stones. Nell’attesa Repubblica lo celebra con una playlist su Apple Music, intitolata Sir Mick Jagger, che mette insieme i brani migliori della sua carriera come solista e alcune delle canzoni degli Stones che sembrano, in fin dei conti, solo e soltanto sue, un repertorio quindi che mescola alcuni classici come Angie o Fool to cry, ai suoi mille, e spesso non fortunati, tentativi di vivere non “come una pietra che rotola” ma come un cantante rock in grado di stare in scena anche senza i suoi eterni compagni di giochi.
Invecchiato, tecnicamente parlando, Mick Jagger lo è di ce…
Un suo blasonato collega, Pete Townshend, scrisse nel 1965 in My generation, “Spero di morire prima di diventare vecchio”. Beh, non è diventato vecchio lui e nemmeno Sir Michael Philip Jagger, più noto come Mick, che ha 77 anni e appena la pandemia lo permetterà tornerà ancora una volta a calcare i palcoscenici con i Rolling Stones. Nell’attesa Repubblica lo celebra con una playlist su Apple Music, intitolata Sir Mick Jagger, che mette insieme i brani migliori della sua carriera come solista e alcune delle canzoni degli Stones che sembrano, in fin dei conti, solo e soltanto sue, un repertorio quindi che mescola alcuni classici come Angie o Fool to cry, ai suoi mille, e spesso non fortunati, tentativi di vivere non “come una pietra che rotola” ma come un cantante rock in grado di stare in scena anche senza i suoi eterni compagni di giochi.
Invecchiato, tecnicamente parlando, Mick Jagger lo è di certo, ma non è vecchio nello spirito, nell’energia, in fondo a ben guardare non è nemmeno vecchio troppo nel fisico, sempre magro, atletico, scattante. Certo, le rughe hanno pesantemente segnato il volto, quel volto che, inquadrato in primo piano all’Ed Sullivan Show mentre cantava Satisfaction, fece impazzire l’America proprio nel 1965, ma le ingiurie del tempo non hanno infierito troppo su di lui. Bello e dannato, poco disposto a vivere entro i limiti e le consuetudini, Jagger ha costruito il suo mito mattone dopo mattone, canzone dopo canzone, concerto dopo concerto, in maniera instancabile e costante, passando tra eccessi e gioie, dolori e follie, diventando enormemente ricco e guadagnandosi addirittura la qualifica di “Sir”. I Rolling Stones a Londra nel 1967. Da sinistra: Mick Jagger, Bill Wyman, Charlie Watts, Brian Jones (1942 - 1969) e Keith Richards
Non lo aveva previsto, quando ragazzino sognava l’America e il blues, o quando alla stazione di Dartford, al binario 2 per l’esattezza, incontrò Keith Richards e decisero di metter su una band, ma la fama, il successo, la vita da rockstar, le ha cercate e se l’è guadagnate. Se le guadagna ancora, a ben vedere, quando potrebbe essere in pensione, vivere la vita del nonno (anzi, bisnonno per essere esatti, ed è diventato solo quattro anni fa ancora una volta padre, per l’ottava volta) e stare beato, mentre invece gira ancora il mondo cantando con i Rolling Stones. Times negli anni Sessanta si chiedeva “Fareste uscire vostra figlia con un Rolling Stone?”, per sottolineare come Jagger e i suoi compari fossero “pericolosi” o quanto meno non dessero il buon esempio a una generazione intera. Invece, se ci è consentito dirlo, Jagger il suo buon esempio l’ha dato, celebrando la vita, l’energia, il sesso e il divertimento, più e meglio di molti altri artisti e colleghi.
Non c’è dubbio che di periodi bui ne abbia passati anche lui e che i momenti “bassi” della sua carriera avrebbero potuto spingerlo a smettere di fare la rockstar, soprattutto negli anni Ottanta quando gli Stones toccarono veramente il fondo, o con l’esordio sfortunatissimo della sua carriera solista, carriera che non è mai davvero decollata. Ma lui ha resistito, e ha continuato a giocare il ruolo della "rockstar più famosa del mondo", trasformandosi per un periodo addirittura in una icona dei media, più adatta ai giornali di gossip che non alla storia del rock. Mick Jagger con Marianne Faithfull. I due sono stati legati dal 1964 al 1970
Non c’è dubbio che anche in gioventù gran parte del suo mito sia stato costruito su avvenimenti extramusicali, dall'amore con Marianne Faithfull alla prigione per droga, ma il bello è che con l’avvento della terza età e degli anni Duemila, Sir Mick abbia virato nuovamente verso il rock, il blues e la band, piuttosto che verso il jet-set, i Caraibi, o l’alta società. Jagger, in tarda età, è tornato a essere quello che tutti noi vogliamo che sia: l’interprete perfetto di quella piccola enciclopedia alternativa sul sesso, la religione, la politica, la vita, che gli Stones hanno scritto attraverso le sue parole nella loro stagione migliore. Ci piace che lo sia anche perché dall’alto dei suoi settantantasette anni Jagger è diventato addirittura “autorevole” quando parla di queste cose, conosce la materia, l’ha frequentata, non ne parla per sentito dire o per poetica creatività.
Vale la pena, dunque, provare a rivedere anche la sua storia, in un documentario carico di interessanti ricordi e testimonianze che si può trovare su YouTube, intitolato Rolling Stones Mick Jagger Biography Documentary, realizzato da History Channel nel 1997. Mancano quindi oltre venti anni di storia all’appello, per arrivare ai giorni nostri, ma c’è abbastanza materiale per restare soddisfatti e vedere come il giovane Mick abbia vissuto “pericolosamente” ma anche con qualche briciolo di saggezza recuperata lungo la strada.
Oltre alla sua vita di rockstar si deve anche recuperare Jagger come attore, andando a vedere alcuni dei suoi film, a partire da qualcosa d’avanguardia come Umano non umano di Mario Schifano, del 1969, che trovate su Amazon Prime Video, dove ci sono anche Carmelo Bene e Alberto Moravia. Molto “nouvelle vague” è Sympathy for the devil, che si trova su Apple TV: cinque episodi diretti dal grande Jean Luc Godard, per interpretare il 1968. Il più avvincente è ovviamente quello in cui gli Stones incidono in studio il brano che dà il titolo al film. Jagger non recita, ma canta, e lo fa alla grande.
Decisamente più attoriale, sempre su Amazon Prime Video, la sua prova in L’ultimo gigolò diretto da George Hickenlooper nel 2003, dove Sir Mick recita al fianco di Andy Garcia. Mentre sul fronte fantascientifico lo si può ammirare in Freejack – In fuga nel futuro, film del 1992 disponibile su Chili con Jagger al fianco di Emilio Estevez e Anthony Hopkins.
Ovunque, in ogni caso, sulle piattaforme di streaming trovate dei bei concerti degli Stones da vedere, con Sir Mick che fa il suo mestiere principale, quello di cantante rock. Satisfaction è del 1965, nel frattempo è vero che oggi Mick Jagger un po’ di soddisfazione l’ha trovata, ma è altrettanto vero che quando lo sentiamo cantare, quando lo vediamo sul palco con il suo “gemello” Keith Richards, è impossibile non pensare che se siamo qui, se siamo così, se anche noi siamo invecchiati ma non siamo vecchi, lo dobbiamo anche a lui e a quella formula dell’eterna giovinezza che ha scoperto quasi sessanta anni fa con i Rolling Stones e che continua a condividere con noi.