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Alonso, una vita in gara. "Anche al supermercato voglio stare sempre davanti"

Intervista al pilota automobilistico: dal 25 settembre su Amazon Prime Video la serie 'Fernando' racconta la sua vita, privata e in pista
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Uno come Fernando Alonso di cosa ha paura?
“Del virus. Porto sempre la mascherina e lavo le cose che compro quando faccio la spesa”.

Poi in pista va fino a 380 all’ora.
“È diverso. Per esempio, non mi entusiasma nemmeno andare in aereo. Guardo sempre dal finestrino, non mi rilasso, non leggo”.

A proposito di Covid, ha sentito il suo amico e mentore Flavio Briatore?
“L’ho chiamato quando s’è ammalato. Era carico anche nel momento peggiore, non mi sono mai preoccupato per lui”.
 
Fernando è il documentario che Amazon Prime Video lancia dal 25 settembre: cinque puntate di cinquanta minuti realizzate da Mediapro seguendo ovunque con le telecamere il 38enne pilota spagnolo, due volte campione del mondo nel 2005 e 2006, durante il 2019 quando nel suo biennio sabbatico dalla Formula Uno ha vinto su Toyota la leggendaria 24 ore di Le Mans (bissando il successo del 2018) e quella di Daytona, ottenuto il miglior r…
Uno come Fernando Alonso di cosa ha paura?
“Del virus. Porto sempre la mascherina e lavo le cose che compro quando faccio la spesa”.

Poi in pista va fino a 380 all’ora.
“È diverso. Per esempio, non mi entusiasma nemmeno andare in aereo. Guardo sempre dal finestrino, non mi rilasso, non leggo”.

A proposito di Covid, ha sentito il suo amico e mentore Flavio Briatore?
“L’ho chiamato quando s’è ammalato. Era carico anche nel momento peggiore, non mi sono mai preoccupato per lui”.
 
Fernando è il documentario che Amazon Prime Video lancia dal 25 settembre: cinque puntate di cinquanta minuti realizzate da Mediapro seguendo ovunque con le telecamere il 38enne pilota spagnolo, due volte campione del mondo nel 2005 e 2006, durante il 2019 quando nel suo biennio sabbatico dalla Formula Uno ha vinto su Toyota la leggendaria 24 ore di Le Mans (bissando il successo del 2018) e quella di Daytona, ottenuto il miglior risultato per un debuttante alla Parigi-Dakar ma anche fallito la qualificazione alla 500 miglia di Indianapolis. Il successo che gli mancava per aggiudicarsi la cosiddetta Tripla Corona che spetta ai piloti che in carriera conquistando Montecarlo, Indy e Le Mans. Nel doc lo vediamo dietro le quinte in albergo, in casa, all’alba, di notte, mentre cucina, gioca alla play, viaggia, va in tv o in bici: test, trasferimenti, briefing, riunioni, svaghi. Una sorta di Grande Fratello insieme al manager Luis García Abad, la sorella Lorena Alonso, la compagna italiana Linda Morselli. Un’estasi per i voyeuristi dei motori di 240 paesi finalmente ammessi nel segreto dei box e nel lusso blindato di una star planetaria.
 
“Era un buon momento – dice l’ex ferrarista – per raccontare la vita di un pilota e accompagnarmi nell’avventura di un anno frenetico. Penso sarà sorprendente ed emozionante per gli appassionati. Potranno scoprire molte cose”.

Alonso, 39 anni, in 'Fernando'. In alto, una scena della serie in onda dal 25 settembre su Amazon Prime Video  

 
E Alonso ha scoperto qualcosa di sé, riguardandosi?
“No, ma mi sono reso conto che certe cose riviste in tv sono molto diverse da come le hai vissute. Per esempio l’incidente nel Rally del Marocco”.
 
Nel doc dice che “arrivare al limite del rischio è un’esplosione di vita”. Di certo è più spettacolare e divertente guardare in tv una puntata di “Fernando” che non un gran premio, vista la monotonia attuale.
“Sicuramente più interessante. La Formula Uno è bellissima, la passione mia e di tanti. Ma non è bello in nessuno sport sapere già da prima chi vince. Speriamo che nel 2022, con le nuove regole pensate proprio per evitarlo, le cose cambino”.

“Yes, I’m back”: sono le sue ultime parole della serie. Non è uno spoiler: l’anno prossimo tornerà a correre in F1 sulla Renault Alpine. Perché?
“Semplice: mi piace guidare, tenere un volante in mano. Non ho rivincite da prendere. In questi due anni fuori ho spuntato dalla lista dei desideri alcune cose, come la 24 ore di le Mans, la Parigi-Dakar e la 500 miglia di Indianapolis. In F1 non c’era più competizione. La F1 richiede molta più concentrazione, un livello di perfezione superiore. Ma la routine è tanta, tutto uguale ovunque. Ci trattano da re, andiamo nei migliori hotel e voliamo sui migliori aerei. Nulla di più distante da un’esperienza estrema come la Dakar, dove vivi in tenda per due settimane nel deserto, ti prepari la cena, vai al bagno quando puoi. Mi faceva bene un po’ di aria fresca, torno in F1 più motivato”.
 
Il ritorno in Ferrari è stata un’ipotesi?
“No, ma sarei stato aperto a questa possibilità. La Ferrari è sempre nel mio cuore. Essere un pilota della Rossa è qualcosa di speciale che rimane. Chi dice che la mia storia a Maranello sia stata simile a quella di Vettel si sbaglia: situazioni completamente opposte. Io me ne sono andato quando eravamo superfelici proprio per fermare quelle belle sensazioni per sempre. Vettel invece è rimasto due anni di troppo, neanche si parlano più. E lo ha deciso la scuderia. Il mio amore per la Ferrari è altissimo”.
 
Qual è il suggerimento più importante che ha dato al suo amico e connazionale Carlos Sainz, prossimo ferrarista?
“Essere pronto a vivere un’esperienza unica e godersela ogni attimo. Il primo test, la prima gara, il primo podio: momenti che gli cambieranno la vita. Nessun’altra felicità vissuta prima sarà paragonabile: tutto cancellato. Quando sali su quell’auto non sei più Sainz o Alonso, ma un pilota della Ferrari. E lo resti per sempre”.
 
La seconda serie di “Fernando” – è ufficiale – la seguirà passo passo anche in Formula Uno.
“Gli appassionati potranno vedere cose mai viste prima, molto esclusive”.
 
E’ sempre stato molto geloso del suo privato, quasi schivo: qui viene fuori un Alonso molto simpatico.
“Di solito piaccio a chi mi conosce e ora potranno conoscermi meglio in tanti, ma il giudizio degli altri non mi fa venire il mal di testa. Se chi non ha una buona opinione di me cambia idea, benvenuto. Spero che le aspettative non siano troppo alte. E sennò, pazienza”.
 
Come ha convissuto con le telecamere?
“Non è stato facile, ogni volta era una trattativa ma poi mi convincevano. Se non ti piace tagliamo, mi promettevano. Dopo un po’ le telecamere mi diventavano invisibili, non me ne accorgevo più. E loro erano bravi a restare defilati, altrimenti avrei recitato, non sarebbe venuto bene. Dicono che soffro i media, non è vero: è da 25 anni che ci convivo. Quale altro sportivo come un pilota di Formula Uno fa una media di 150 conferenze all’anno?».
 
Come si definisce come pilota?
“Mi considero un pilota completo in tutto. Sono da 9 in tutte le situazioni. Mi adatto a tutte le circostanze, s’è visto nella mia carriera e in questi due ultimi anni: gomme, pioggia, auto, deserto, asfalto… Sono un luchador, un combattente. Non mi do mai per vinto, voglio sempre di più”.
 
Quali sono i tre momenti principali della sua carriera?
“Ovviamente i mondiali vinti, ma quelli decisivi sono stati prima, nei kart o in Formula 3000 quando mi giocavo tutto: o andavo in Formula Uno o tornavo a studiare”
 
Vincere il suo terzo mondiale sarebbe un bel finale di stagione.
“Nel 2021 no, sarà un anno di rodaggio. Ma nel 2022 con le nuove regole, chissà. Molte scuderie avranno di nuovo la chance, poi di matematico non c’è nulla. Sarebbe un finale fantastico. Magari con la gente in piazza a Madrid come le altre volte, tra due anni sarà finita ‘sta pandemia. Non torno certo in F1 per andare nei migliori ristoranti o prendere ottanta aerei. La mia vita è tutta una competizione, non so da chi ho preso, nessuno è così in famiglia. Io mi sono accorto che voglio stare davanti anche al supermercato col carrello: quando vedo uno che mi passa, lo supero”.