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Jacopo Gassmann porta sul palco l'amore per Bergman

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Jacopo Gassmann ha superato la fibrillazione per il debutto alla Biennale Teatro di Venezia della sua regia di Niente di me del norvegese Arne Lygre. L'oggi quarantenne figlio più giovane di Vittorio, alla sua ottava messinscena, è un teatrante che sdogana in Italia un autore scandinavo cinquantaduenne, avendo anche tradotto ("dalla versione francese") questo lavoro nato a Parigi nel 2014, ora prodotto da Teatro Piemonte Europa (in replica fino a oggi all'Astra di Torino), Stabile dell'Umbria e Ctb. "È un testo che m'ha coinvolto per quesiti della mente e per motivi di cultura. Una sorta di puzzle, basato su cose umane e profonde attraverso più piani temporali, con l'impossibilità di liberarsi del passato, e con figure abitate dal pensiero della morte".

A indurlo a realizzare un dramma così arduo è un copione fitto di personaggi speculari a volte solo evocati, un'ottima squadra d'attori f…
Jacopo Gassmann ha superato la fibrillazione per il debutto alla Biennale Teatro di Venezia della sua regia di Niente di me del norvegese Arne Lygre. L'oggi quarantenne figlio più giovane di Vittorio, alla sua ottava messinscena, è un teatrante che sdogana in Italia un autore scandinavo cinquantaduenne, avendo anche tradotto ("dalla versione francese") questo lavoro nato a Parigi nel 2014, ora prodotto da Teatro Piemonte Europa (in replica fino a oggi all'Astra di Torino), Stabile dell'Umbria e Ctb. "È un testo che m'ha coinvolto per quesiti della mente e per motivi di cultura. Una sorta di puzzle, basato su cose umane e profonde attraverso più piani temporali, con l'impossibilità di liberarsi del passato, e con figure abitate dal pensiero della morte".

A indurlo a realizzare un dramma così arduo è un copione fitto di personaggi speculari a volte solo evocati, un'ottima squadra d'attori formata da Sara Bertelà, Michele Di Mauro e Giuseppe Sartori, e alcuni accostamenti. "Mi sono ricordato di quando feci visita a Andrea Zanzotto: sulla porta m'accolse con un "S'accomodi s'accomodi, sior Gassmann, faccia presto che ho la morte che entra da tutte le parti". M'aveva aiutato, Zanzotto, coi suoi saggi, con le poesie, dopo una sua difficoltà giovanile. E io, che a sei anni giocavo dicendo frasi alla rovescia ai miei, ero reduce dalla botta lacerante della scomparsa di papà, cui un anno dopo sarebbe seguito il trauma, mentre ero a New York, del crollo delle Torri Gemelle". Intreccio a parte, la sua esistenza sembra in sintonia con Niente di me. "Arne Lygre è un autore che sembra risorgere dalle ceneri, con una bomba atomica alle spalle. La storia d'amore di due dei suoi personaggi (Bertelà e Sartori) parte da zero, loro nominano il futuro e gli ambienti, e un terzo, un soggetto chiamato Persona (Di Mauro), di volta in volta s'identifica nelle loro madri, nei loro figli, e in un ex, riassumendo i conti sospesi (anche tragici) con la vita, fino a un finale fortissimo che io però leggo come pacificante. Credo di aver ora riposto nella regia di tutti i frammenti di epoca, di senso e di dolore di quest'opera il superamento della mia depressione a vent'anni".

Intellettualmente Jacopo fece leva su più figure, per porre rimedio allo strappo della perdita paterna. Ne ha memoria e si confida. "Mi furono vicini vecchi amici di papà, tra cui Furio Scarpelli, Luca Sossella. Mi confortarono anche amici immaginari come Manganelli e Landolfi, e Pasolini (la mia tesi di laurea fu su Petrolio), e Flaiano cui dedicai una mia prima regia per Roberto Herlitzka. E mi distrassero molto Lacan, Deleuze, Foucault e Althusser". La sua idea di scommettere su Lygre trova un parallelo in Uomo senza mèta dello stesso autore che il Teatro di Roma annuncia dal 17 ottobre all'Argentina. "So che Lygre si dice debitore di Bernhard, di Beckett e di Brecht. Io, oltre all'uso della terza persona che è una distanziazione brechtiana, e oltre alla neutralità dei piani espressivi e d'ascolto che è di Beckett, ci sento l'innamoramento che ho avuto fin da ragazzo per l'intimità inconscia di Ingmar Bergman".