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Sul palcoscenico i moti di Stonewall, la rivolta che diventò rivoluzione

Debutta il 6 ottobre a Milano 'Come out! Stonewall Revolution' che racconta le proteste e gli scontri del 1969, pietra miliare della battaglia per i diritti lgbt
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Quello che successe 51 anni fa, esattamente nella notte tra il 27 e 28 giugno del ‘69 a New York, fu l’inizio di una rivolta, che da subito assunse l’importanza di una vera e propria rivoluzione, ancora oggi non terminata. Si parla dei leggendari moti di Stonewall, sei giorni di scontri tra duemila attivisti gay dello Stonewall Inn, il bar di Christopher Street a New York, e 400 poliziotti, scontri che seguivano giorni e giorni di irruzioni e cariche repressive. Quella rivolta è ormai una data chiave della nostra storia: non solo la nascita del Glf (Gay Liberation Front) ma la pietra miliare per l’affermazione del diritto alla diversità e a una identità polimorfica. Data scelta non a caso dalle associazioni Lgbt come la "giornata mondiale del Gay pride". Se ne riparla oggi per uno spettacolo, interessante perché voluto e  concepito da due artisti che nel ‘69 non erano nemmeno nati, entrambi figli di una generazio…
Quello che successe 51 anni fa, esattamente nella notte tra il 27 e 28 giugno del ‘69 a New York, fu l’inizio di una rivolta, che da subito assunse l’importanza di una vera e propria rivoluzione, ancora oggi non terminata. Si parla dei leggendari moti di Stonewall, sei giorni di scontri tra duemila attivisti gay dello Stonewall Inn, il bar di Christopher Street a New York, e 400 poliziotti, scontri che seguivano giorni e giorni di irruzioni e cariche repressive. Quella rivolta è ormai una data chiave della nostra storia: non solo la nascita del Glf (Gay Liberation Front) ma la pietra miliare per l’affermazione del diritto alla diversità e a una identità polimorfica. Data scelta non a caso dalle associazioni Lgbt come la "giornata mondiale del Gay pride". Se ne riparla oggi per uno spettacolo, interessante perché voluto e  concepito da due artisti che nel ‘69 non erano nemmeno nati, entrambi figli di una generazione lontana dai protagonisti di allora, ma che raccoglie il testimone storico di quella rivolta per rivederla  alla luce dell’oggi.

Lo spettacolo è Come Out! Stonewall Revolution, debutterà a Milano il 6 ottobre al Teatro della Triennale per il festival Fog che lo ha commissionato insieme al Festival delle Colline Torinesi e alla Fondazione Teatro Piemonte Europa di Torino dove approderà dal 13: protagonisti i giovanissimi Marcos Vinicius Piacentini e Maria Roveran, scritto da Margherita Mauro  e diretto da Michele Rho. “Tutto è partito da Umberto Angelini, il direttore del Teatro della Triennale che ci ha invitato a ragionare su quei fatti non solo per farne una ricostruzione ma, attraverso essi, parlare all’oggi, restituendo la molteplicità di un momento cruciale, in cui la dimensione privata diventa pubblica, dando vita a una comunità”, spiega Margherita Mauro, drammaturga trentacinquenne, di recente applaudita alla Biennale Teatro di Venezia come dramaturga di The making of Anastasia, traduttrice tra gli altri di When the Rain Stops Falling di Bovell diretto da Lisa Ferlazzo Natoli. “Quei fatti ci hanno molto colpito - interviene Michele Rho, 44enne regista di cinema, televisione e teatro -  soprattutto ci hanno mostrato quanto sia importante che quella scintilla sia tenuta sempre accesa. Da qui parte l’idea del nostro spettacolo: dalla voglia di capire cosa ha innescato la scintilla, quale rabbia, frustrazione, desiderio di non sentirsi più soli scattò in quei ragazzi omosessuali emarginati, costretti a nascondersi che decisero all’improvviso il momento di un vero coming out”.

Una parte della scenografia di 'Come out! Stonewall Revolution'; in alto, uno dei protagonisti dello spettacolo 


Come Out! Stonewall Revolution non è uno spettacolo militante (“nessuno di noi fa parte di una comunità Lgbt, ma portiamo profondo rispetto per quello che fanno”, dicono i due autori) ma si presenta come una sorta di viaggio della memoria nella mente di chi partecipò a quella rivolta e di come visse lo spirito dei moti: si intrecciano le testimonianze autentiche di Thomas Lanigan-Schmidt, uno dei protagonisti, autore del Manifesto di Stonewall o di Steve Ritter che festeggiò i suoi 18 anni proprio a Stonewall in quei giorni, con quelle di personaggi immaginati, portando un punto di vista nuovo. “Ci siamo concentrati su elementi marginali della storia, perchè di Stonewall  è già stato raccontato tutto - spiega Margherita Mauro - piuttosto abbiamo voluto approfondire il perché e il come dei giovani che non sapevano cosa stavano facendo, un esercito di giovani senza nome, quella notte si alzò e decise di dire ‘basta’”.

L’ambientazione dello spettacolo rievoca le strade del Greenwich di allora, ma non è una ricostruzione filologica del mondo del ‘69, e si intreccia semmai alle immagini dei Black Lives Matter, il movimento attivista della comunità afroamericana e di altre proteste civili di oggi. “Stonewall è la soglia dopo il quale nulla fu come prima, nemmeno nel modo di scendere in strada, di usare i corpi come strumento di rivolta. Ecco il rimando ai moti di oggi, alle manifestazioni dei Black lives Matter, la cui forza violenta, la cui energia, speriamo possa essere canalizzata in fatti positivi”, dice Michele Rho.

Anche perché l’oggi con cui lo spettacolo si confronta è una realtà perfino meno ottimistica di quella del ‘69. Dice Margherita Mauro: “Certi diritti sono stati dati per acquisiti e invece l’asticella dell’attenzione e della vigilanza va tenuta alta. Se penso all’Ungheria o alla Polonia, vuol dire che non facciamo abbastanza per impedire che diritti e libertà vengano persi e cancellati. Ecco il nostro spettacolo parla di queso pericolo che ci riguarda tutti”.