✕
Lou Reed nel 1983 

Lou Reed e i tre accordi che hanno cambiato le regole del rock

Prima come leader dei Velvet Underground e poi da solista, l'artista americano è stato un maestro, ha aperto una strada, oscura, malsana, poetica, vibrante, che in tanti dopo hanno percorso, ma che nessuno ha saputo esplorare, vivere, come ha fatto lui. E ci è riuscito grazie all'assoluto rigore che metteva nella sua musica, quello schema di poche note che lui stesso una volta ha paragonato alle massime invenzioni dell’umano ingegno artistico. Repubblica ha realizzato su Apple Music la playlist Lou Reed per sempre, per ripercorrere la sua carriera di poeta e musicista. E per conoscere, attraverso la sua voce, un mondo che solo pochi altri hanno saputo raccontare
2 minuti di lettura
Possiamo dire una vera e propria ovvietà? Il rock non sarebbe stato lo stesso senza Lou Reed. Vale la pena dirlo perché è terribilmente ovvio ma tremendamente vero. Anzi, potremmo dire che Lou Reed, nato a New York nel 1942 e scomparso nel 2013, ha contribuito in maniera sostanziale alla definizione del rock stesso, della sua anima, delle sue tensioni. E, di più, assieme a pochissimi altri, lo ha portato senza possibilità d’equivoco, nel campo dell’arte. La playlist che Repubblica ha preparato questa settimana, intitolata Lou Reed per sempre, è dedicata a lui, alla sua musica, alle sue canzoni, al suo modo di essere e di scrivere, sempre intenso, radicale, innovativo, appassionante e originale. Una playlist che contiene molto del suo meglio, dai brani con i Velvet Underground a quelli della gloriosa carriera solista, ad alcune delle collaborazioni più importanti o particolari, dai classici agli esperimenti, tutto quello che …
Possiamo dire una vera e propria ovvietà? Il rock non sarebbe stato lo stesso senza Lou Reed. Vale la pena dirlo perché è terribilmente ovvio ma tremendamente vero. Anzi, potremmo dire che Lou Reed, nato a New York nel 1942 e scomparso nel 2013, ha contribuito in maniera sostanziale alla definizione del rock stesso, della sua anima, delle sue tensioni. E, di più, assieme a pochissimi altri, lo ha portato senza possibilità d’equivoco, nel campo dell’arte. La playlist che Repubblica ha preparato questa settimana, intitolata Lou Reed per sempre, è dedicata a lui, alla sua musica, alle sue canzoni, al suo modo di essere e di scrivere, sempre intenso, radicale, innovativo, appassionante e originale. Una playlist che contiene molto del suo meglio, dai brani con i Velvet Underground a quelli della gloriosa carriera solista, ad alcune delle collaborazioni più importanti o particolari, dai classici agli esperimenti, tutto quello che insomma può servire come introduzione a un personaggio centrale della storia del rock e della cultura del Novecento.


Lou Reed è stato un maestro, ha aperto una strada, oscura, malsana, poetica, vibrante, che in tanti dopo hanno percorso, ma che nessuno ha saputo esplorare, vivere, come ha fatto lui. Alla metà degli anni Sessanta, mentre il mondo giovanile diventata hippie e psichedelico, Reed e i suoi Velvet Underground erano già altrove, raccontando i bassifondi newyorkesi, la droga e la prostituzione, illuminando con la poesia e l’arte quel "wild side" nel quale ci ha invitato tutti a fare una passeggiata, almeno una volta nella vita. Con l’arrivo degli anni Settanta, e con l’aiuto di David Bowie, Reed vive una seconda vita, con un rock sempre più elettrico e ambiguo e poi, negli anni Ottanta, una nuova rinascita, con la generazione della new wave che lo vedeva come una leggenda da seguire.
Con David Bowie nel 2006 

Era un artista, un poeta, uno scrittore unico, ma soprattutto un rocker: “Il rock è qualcosa di differente da tutto, proprio perché non lo puoi definire. Ed è questa la sua forza, la sua possibilità di sopravvivenza. La capacità del rock è quella di diventare sempre qualcos’altro”, ha detto. Un "qualcos’altro" che poteva anche essere ridotto, nell’assoluto rigore di Reed, a uno schema di tre accordi, che lui stesso una volta ha paragonato alle massime invenzioni dell’umano ingegno artistico. Una forma, sì, e perfino ripetitiva, ma Lou Reed l'ha usata con la stessa freschezza degli stilnovisti nei confronti del sonetto, o dei poeti giapponesi nei confronti dello haiku. La sua fiducia in questa semplice arte è stata praticamente illimitata, e lui non ha mai tradito la formula, in tutta la sua lunga e avvincente carriera.

Tre accordi sui quali ha esercitato con passione il potere della parola, scrivendo alcune delle più belle, intense, vere, avvincenti canzoni della storia della musica popolare. Ed è stato un poeta, al pari di Bob Dylan, Paul Simon, Leonard Cohen, Patti Smith e, qualche volta, anche meglio di tutti loro. Reed ha scritto poesie in forma di canzone, ha lavorato sulla prosa come un consumato narratore, ha dipinto quadri, bozzetti, ritratti, di un mondo che pochi altri hanno saputo raccontare e lo ha fatto all’interno di una cultura popolare che da queste canzoni è stata profondamente modificata. 
Nel 2003 con Laurie Anderson. I due si erano innamorati agli inizi degli anni 90 per poi sposarsi nel 2008 

Ripercorrere la sua storia è un ottimo modo per passare una serata nel fine settimana, incominciando magari con The Velvet Underground & Nico, realizzato da Andy Warhol nel 1966, un documento straordinario della collaborazione tra la giovanissima band e l’artista newyorkese, disponibile su Amazon Prime Video. O recuperare su RaiPlay un breve speciale di Blob dedicato a Reed, con alcune esibizioni live. O andare su YouTube e cercare i documentari Rock’n’roll Heart del 1998, o il più recente Lou Reed remembered, ricchi di testimonianze di amici, musicisti, artisti che lo hanno conosciuto e amato. Oppure il clamoroso documentario sul suo disco Berlin realizzato da Julian Schnabel nel 2007. Ma vale la pena anche rivedere Lou dal vivo, con i capelli biondi nel 1974 a Parigi, “Lou Reed – Paris Olympia 1974”, o nel 1992 per il tour di Magic & Loss, “Lou Reed Live 1992”, o nel bel concerto al Capitol Theatre del 1984.  

Scoprirete ancora, se già non lo sapevate, che se molti, tantissimi, autori della canzone hanno potuto scrivere e raccontare storie diverse, è stato per merito di Lou Reed, che ha aperto la strada, ha cambiato le regole, ha rivoluzionato il linguaggio. E per questo verrà ricordato, amato, cantato ancora per tantissimi anni. Sull’onda di tre accordi che è riuscito a far diventare indimenticabili.