Samuele Bersani: "Scrivo canzoni come se fossero film"
Ernesto Assante , di ERNESTO ASSANTEIl cantautore pubblica il nuovo album “Cinema Samuele”
Sette anni fa Samuele Bersani ci aveva lasciato sulla sua Nuvola Numero Nove, ultimo album di inediti. Poi le celebrazioni per i 25 anni di carriera, le collaborazioni, i concerti. Bersani però non ha attraversato un vero e proprio periodo di silenzio ma si è concesso una lunga pausa nella quale, dopo aver tirato le somme con il singolo La fortuna che abbiamo e con un album live del 2016, si è messo a scrivere le storie che vedono oggi la luce nel suo nuovo, bellissimo lavoro, Cinema Samuele, dieci canzoni in cui racconta e si racconta con l'ambizione di "far vedere" le storie attraverso la musica. Storie che tornerà suonare nel tour che inizierà il prossimo aprile. Cinema Samuele, che esce oggi, il giorno dopo il suo cinquantesimo compleanno, è nelle intenzioni un "album mosaico" da ricomporre "per avere un'immagine unica, completa, in cui ogni pezzetto ha un suo senso".
È un album da ascoltare in…
È un album da ascoltare in…
Sette anni fa Samuele Bersani ci aveva lasciato sulla sua Nuvola Numero Nove, ultimo album di inediti. Poi le celebrazioni per i 25 anni di carriera, le collaborazioni, i concerti. Bersani però non ha attraversato un vero e proprio periodo di silenzio ma si è concesso una lunga pausa nella quale, dopo aver tirato le somme con il singolo La fortuna che abbiamo e con un album live del 2016, si è messo a scrivere le storie che vedono oggi la luce nel suo nuovo, bellissimo lavoro, Cinema Samuele, dieci canzoni in cui racconta e si racconta con l'ambizione di "far vedere" le storie attraverso la musica. Storie che tornerà suonare nel tour che inizierà il prossimo aprile. Cinema Samuele, che esce oggi, il giorno dopo il suo cinquantesimo compleanno, è nelle intenzioni un "album mosaico" da ricomporre "per avere un'immagine unica, completa, in cui ogni pezzetto ha un suo senso".
È un album da ascoltare in modo diverso dagli altri?
"Quando ero al terzo disco una ragazza mi disse che le mie canzoni erano dei film per non vedenti. Lo considero il complimento più bello che abbia mai ricevuto. Io ho sempre ascoltato le canzoni con gli occhi chiusi, i protagonisti dei brani di altri prendevano una forma diversa da quella che gli autori avevano in mente. Mi facevo il mio film, cercavo di vedere ciò che sentivo. E spero che lo faccia chi ascolta le mie canzoni".
C'è l'amore per il cinema.
"Per me è l'arte più complessa e più completa. Fin da bambino volevo scrivere canzoni ma a 14 anni volevo fare il cinema. Alla fine la musica ha vinto ma le due cose si sono ricompattate nella scrittura dei miei primi brani. Ancora di più in questo caso: ho scritto delle microstorie che potessero stare in una "multisala" in cui ognuno può scegliere quella che preferisce".
L'impressione generale del disco è quella di un forte legame con la nouvelle vague francese.
"Harakiri, il singolo con il quale abbiamo deciso di presentarlo, parte proprio da quel tipo di cinema e musicalmente dalla scena francese, richiama Serge Gainsbourg più che qualche autore italiano. Truffaut è uno dei registi che nella mia adolescenza mi ha toccato di più, ma nel disco c'è un elenco di autori cui dedico questo lavoro, da Fellini a Welles ai D'Innocenzo, che con Favolacce mi hanno preso in ostaggio la mente".
È un lavoro ricco di musica, da musicista, non solo da cantautore.
"Ho lavorato tanto sulle musiche, come se dovessi fare delle colonne sonore. Ma io scrivo storie, non musica da film, quindi ci sono le storie che ho raccolto in questi anni, delle mie private ad altre nate a contatto con le persone o immaginate. Dalla mi ha insegnato che per scrivere canzoni bisogna stare fuori dai condomini e guardare le finestre, immaginare immaginare il calore, le litigate, i dialoghi nelle case".
Nell'album c'è un fondo di malinconia.
"In realtà credo sia il disco più pieno di speranza che abbia mai scritto. Quasi tutte le canzoni, tranne l'ultima forse, hanno un'uscita di sicurezza. La malinconia c'è, non lo nego, fa parte delle mie corde, ma non è di certo un disco triste".
È un album da ascoltare in modo diverso dagli altri?
"Quando ero al terzo disco una ragazza mi disse che le mie canzoni erano dei film per non vedenti. Lo considero il complimento più bello che abbia mai ricevuto. Io ho sempre ascoltato le canzoni con gli occhi chiusi, i protagonisti dei brani di altri prendevano una forma diversa da quella che gli autori avevano in mente. Mi facevo il mio film, cercavo di vedere ciò che sentivo. E spero che lo faccia chi ascolta le mie canzoni".
C'è l'amore per il cinema.
"Per me è l'arte più complessa e più completa. Fin da bambino volevo scrivere canzoni ma a 14 anni volevo fare il cinema. Alla fine la musica ha vinto ma le due cose si sono ricompattate nella scrittura dei miei primi brani. Ancora di più in questo caso: ho scritto delle microstorie che potessero stare in una "multisala" in cui ognuno può scegliere quella che preferisce".
L'impressione generale del disco è quella di un forte legame con la nouvelle vague francese.
"Harakiri, il singolo con il quale abbiamo deciso di presentarlo, parte proprio da quel tipo di cinema e musicalmente dalla scena francese, richiama Serge Gainsbourg più che qualche autore italiano. Truffaut è uno dei registi che nella mia adolescenza mi ha toccato di più, ma nel disco c'è un elenco di autori cui dedico questo lavoro, da Fellini a Welles ai D'Innocenzo, che con Favolacce mi hanno preso in ostaggio la mente".
È un lavoro ricco di musica, da musicista, non solo da cantautore.
"Ho lavorato tanto sulle musiche, come se dovessi fare delle colonne sonore. Ma io scrivo storie, non musica da film, quindi ci sono le storie che ho raccolto in questi anni, delle mie private ad altre nate a contatto con le persone o immaginate. Dalla mi ha insegnato che per scrivere canzoni bisogna stare fuori dai condomini e guardare le finestre, immaginare immaginare il calore, le litigate, i dialoghi nelle case".
Nell'album c'è un fondo di malinconia.
"In realtà credo sia il disco più pieno di speranza che abbia mai scritto. Quasi tutte le canzoni, tranne l'ultima forse, hanno un'uscita di sicurezza. La malinconia c'è, non lo nego, fa parte delle mie corde, ma non è di certo un disco triste".