✕

Se Livermore decide di sommergere il Teatro di Genova con 23 mila litri d’acqua

Il regista ha scelto di replicare anche al chiuso la trovata scenica della Elena di Euripide presentata lo scorso anno all’aperto a Siracusa
2 minuti di lettura
È la prima volta che 23 mila litri d’acqua sommergono completamente il palcoscenico della sala del Teatro Nazionale di Genova ora per la prima volta chiamata esclusivamente Teatro Ivo Chiesa (ex Teatro della Corte, già dedicato anche alla memoria di chi resse le sorti dello Stabile dal 1955 al 2000). È la prima volta che Davide Livermore, attuale direttore del Teatro di Genova dal gennaio di quest’anno, presenta un suo spettacolo di prosa nella stagione dell’organismo pubblico da lui programmato. È la prima volta che si replica al chiuso, fino a lunedì 12, in un edificio teatrale, con lo stesso cast di 16 attori, la sua messinscena folgorante di Elena di Euripide battezzata all’aria aperta lo scorso anno al Teatro Greco di Siracusa nel calendario dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Ed è anche la prima volta che si dà notizia della nascita di un "Premio Internazionale Ivo Chiesa - Una vita per il…
È la prima volta che 23 mila litri d’acqua sommergono completamente il palcoscenico della sala del Teatro Nazionale di Genova ora per la prima volta chiamata esclusivamente Teatro Ivo Chiesa (ex Teatro della Corte, già dedicato anche alla memoria di chi resse le sorti dello Stabile dal 1955 al 2000). È la prima volta che Davide Livermore, attuale direttore del Teatro di Genova dal gennaio di quest’anno, presenta un suo spettacolo di prosa nella stagione dell’organismo pubblico da lui programmato. È la prima volta che si replica al chiuso, fino a lunedì 12, in un edificio teatrale, con lo stesso cast di 16 attori, la sua messinscena folgorante di Elena di Euripide battezzata all’aria aperta lo scorso anno al Teatro Greco di Siracusa nel calendario dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Ed è anche la prima volta che si dà notizia della nascita di un "Premio Internazionale Ivo Chiesa - Una vita per il teatro" la cui serata di gala è stata prevista da Livermore il 22 dicembre prossimo, per festeggiare il centenario della nascita di Ivo Chiesa, cui l’odierno direttore artistico ha dedicato l’intera programmazione 2020/2021 del Teatro di Genova: si tratterà di un premio interdisciplinare (con giuria presieduta da Marco Sciaccaluga) riservato a prosa, danza, musica e lirica, non legato a singoli spettacoli, ma suggerito dal focus di un intero percorso artistico.


Intanto sono in corso le rappresentazioni di una stranissima tragedia, un testo adottato piuttosto raramente sulle scene italiane, in cui viene ribaltato l’immaginario di una bella e adultera Elena, in cui è contestata l’idea di un Paride rapitore, e in cui sono rimosse le accuse di Omero, per il semplice fatto che la vera Elena risulta qui confinata dagli dèi in Egitto, attendendo lì il marito Menelao. L’ipotesi sostenuta è che Paride abbia preso possesso (e sesso) da un fantasma, da un clone di lei identico a lei per fattezze. E noi, secondo Euripide, ci misuriamo con una protagonista casta, fedele e messa al sicuro sulla costa egiziana, con una Laura Marinoni romanzesca e carismatica che occupa una poltrona anfibia, in costume dorato da maliarda, in moto muliebre su una superficie di 400 metri quadri d’acqua mediterranea. Marinoni non è ovviamente priva di una certa coscienza e ardimentosità femminile, ma dopo un’agnizione da film americano indulge in spiegazioni e ricostruzioni riservate al vulnerabile sposo Menelao, un Sax Nicosia in divisa regia, naufragato lì come in una commedia randagia di Shakespeare. Lo testimonia la prua d’un bel brigantino che emerge dal consistente tappeto d’acqua. La regia di Livermore non risparmia condizioni da migranti, e vanità alla rovescia d’un coro maschile velato come donne dell’Islam, con supporto di alcune female impersonator guerrafondaie, fino a un lezioso e settecentesco re Teoclimeno di Giancarlo Judica Cordiglia, fino a una veggente Teonoe armata di belcanto, fino a due Dioscuri in costumi da dive. Di forte impatto è il mega screen per video design di D-Wok su un ledwall di 16 metri con Olimpo nuvoloso o oceano in tempesta. E distorta, immersiva, rielaboratissima è la sonorità curata da Andrea Chenna che incombe sul testo tradotto da Walter Lapini. Ha ragione Livermore: non poca tragedia classica antica è madre dei linguaggi del teatro e dell’opera lirica.