Johnny Depp: "Il giorno più bello della mia carriera? Quando lascerò"
Arianna Finos
,
di ARIANNA FINOS
L'attore di nuovo nelle sale con il film 'Waiting for the barbarians'
3 minuti di lettura
L’unica richiesta di Johnny Depp prima dell’intervista – evento ormai raro – è che non si affrontino matrimoni e divorzi, anche per motivi giudiziari. La nube processuale ha offuscato la sua stella a Hollywood, mettendo in secondo piano un talento ancora vivo. Lo si è visto all’ultima Berlinale con Minamata, in cui ha offerto una misurata e toccante interpretazione del fotografo di guerra W. Eugene Smith, e anche nel crudele colonnello cesellato in Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra, che sta facendo incassi lusinghieri nelle nostre sale. Nel film, scritto da premio Nobel J.M.Coetzee, diretto da Ciro Guerra, prodotto distribuito da Iervolino, Depp, 57 anni, è un colonnello incaricato di scoprire tentativi di ribellione negli avamposti di frontiera a suon di interrogatori e torture, mentre il magistrato Mark Rylance rivendica trattamenti più umani per i prigionieri.
Lei ha detto che il suo colonnello non è un vero …
L’unica richiesta di Johnny Depp prima dell’intervista – evento ormai raro – è che non si affrontino matrimoni e divorzi, anche per motivi giudiziari. La nube processuale ha offuscato la sua stella a Hollywood, mettendo in secondo piano un talento ancora vivo. Lo si è visto all’ultima Berlinale con Minamata, in cui ha offerto una misurata e toccante interpretazione del fotografo di guerra W. Eugene Smith, e anche nel crudele colonnello cesellato in Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra, che sta facendo incassi lusinghieri nelle nostre sale. Nel film, scritto da premio Nobel J.M.Coetzee, diretto da Ciro Guerra, prodotto distribuito da Iervolino, Depp, 57 anni, è un colonnello incaricato di scoprire tentativi di ribellione negli avamposti di frontiera a suon di interrogatori e torture, mentre il magistrato Mark Rylance rivendica trattamenti più umani per i prigionieri.
Lei ha detto che il suo colonnello non è un vero cattivo ma un bambino spezzato. I cattivi non esistono?
"Penso che non si considerino tali. Non si svegliano la mattina pensando: a chi posso fare del male oggi? Ci sono uomini che si convincono di agire per un bene superiore, il fatto che noi vediamo quel loro bene superiore come un male ci conferma la sua posizione di nostri nemici".
Che esperienza è stata questo film?
"Sublime. Abbiamo girato fuori Marrakech, ho un profondo affetto per il Marocco e la sua gente. C’è una grande gentilezza nei loro occhi. Da tempo volevo girare con Mark Rylance, abbiamo trascorso moltissimo tempo con lui e sua moglie Claire. Ero preoccupato che fosse troppo serio per reggere il mio ottuso senso dell’umorismo, mi sbagliavo. E’ esilarante e si dà il caso che è anche un genio, il che è bello. E stimo Robert Pattinson, non ha lasciato che la grande Illusione della fama lo ingoiasse, ha evitato di diventare un ragazzo poster, negli anni ha fatto scelte difficili, spingendo il suo talento, facendo le cose a modo suo. Sono molto affezionato a Robert, è un ragazzo davvero dolce".
Chi pensa che siano i barbari, oggi?
"Beh, di certo non credo che siano là fuori, per così dire. I veri barbari sono dentro i grandi palazzi, dietro le grandi porte. Lo sono sempre stati".
Il libro e il film ci fanno pensare alla divisione sempre più profonda gli uomini dietro le grandi porte quelli che sono fuori.
"E’ un film che parla dell’oggi. La divisione non è mai stata così grande, tra chi ha e chi è indigente, tra chi ha il potere e chi non conta. Naturalmente è stata a lungo la strada del mondo Occidentale. Dividi e conquista. Strategia semplice – mantenere i popoli in uno stato costante di paura. Tenerli nell’ignoranza per impedire la ribellione. A questo si aggiunge la paura irrazionale dell’altro, dell’ignoto, la generale mancanza di empatia e compassione che sembra in aumento e che mi preoccupa. Abbiamo perso la capacità di dibattito, di argomentazione sfumate, o semplicemente di accettare di non essere d’accordo. Tutto e tutti sono polarizzati. E’ tutto un clicca e fuggi, 140 caratteri progettati per suscitare una reazione furibonda. Mi preoccupo per la nostra specie".
Il film è stato presentato alla Mostra di Venezia.
"Sì. Negli ultimi anni ho trascorso molto tempo in Italia, in particolare a Venezia. A parte il Festival, ho girato The tourist con Angelina Jolie: città impossibile, incredibile, unica. Come si fa a non amarla?".
Ama anche il cinema italiano?
"Sono un grande fan di Luca Guadagnino, il suo lavoro è sublime. E poi c’è Benigni. E i vecchi maestri Antonioni e Fellini – cosa darei per lavorare con loro. Ma temo che sia difficile ora che non ci sono più".
Marlon Brando è stato il gigante ribelle di Hollywood. Lo considera il suo mentore?
"Sì. Sono stato benedetto con il dono non solo di lavorare con lui, ma di essere diventato suo amico. In realtà era molto più di questo, era un fratello, anche un padre. Un partner in crime. Mi ha compreso a ogni livello, ha avuto per me cura e preoccupazione. I sentimenti per lui vanno al di là dell’amore. Era una persona che sapeva farmi ridere ovunque, in qualunque circostanza. Penso di aver fatto lo stesso con lui. E’ questo che abbiamo fatto, ci siamo seduti e regalati sorrisi. Mi mancherà per sempre, ma resta nella mia testa. Ci sarà sempre. Riesco sempre a sentirlo”.
La sua prima passione è stata la musica, che dura ancora con gli Hollywood Vampires.
"E’ il mio primo amore, la uso in tutti i miei lavori. E’ un volo diretto verso un tempo e un luogo, un ricordo. Un sono ti riporta dietro a un sentimento, a un’emozione dentro di te, tirandola fuori dal passato per servire uno scopo".
Quando ha capito che aveva il dono della recitazione?
"Non l’ho ancora capito. I doni sono le persone con cui lavori sul set. E lo sono anche le persone che incontri nel mondo. Quelli che ti restano accanto con la pioggia e con il sole. Loro sono i doni, gli unici che contano. Non posso fingere di curarmi molto di tutto il resto. Il resto è una torrida sfilza di ignoranza eterna".
Cos’ha imparato facendo il regista?
"Che devi fidarti degli attori. Non ho mai fatto audizioni, ho incontrato persone e fatto le mie scelte. Devi fare così. Poi metti il tuo cuore il sangue, il denaro e ogni ultima cellula celebrale che possiedi nel processo e lasci agli altri sezionino, facciano a pezzi il film. Come gli avvoltoi".
Dirigerà ancora?
"Mi piacerebbe, basta che non devo dirigere me stesso. Sto preparando qualcosa, vedremo il prossimo anno".
Qual è stato il momento più felice della sua carriera?
"Sarà il giorno in cui andrò in pensione".
Qual è la qualità umana più importante?
"L’umorismo, che per me significa irriverenza".
Cosa la fa ridere?
"I miei figli. Mia figlia. Mio figlio. La loro brillantezza. E guardarli diventare esseri umani pienamente realizzati. Non c’è regalo migliore. Sono l’unico motivo per cui mi alzo ogni mattina".