Peter Tosh, l'anima dura del reggae vissuta nell'ombra di Marley
Ernesto Assante
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di ERNESTO ASSANTE
Con il più famoso rastaman giamaicano ha condiviso la band, i Wailers. Ma è grazie alla sua penna che brani come Get Up Stand Up e Stop That Train hanno preso vita facendo uscire il reggae dai propri confini. Repubblica celebra il musicista scomparso all'età di 42 anni con una playlist disponibile su Apple Music intitolata Peter Tosh, il reggae e la vita. I suoi successi da solista e i suoi brani più significativi in cui cantava contro ingiustizie, apartheid e violenza. La stessa violenza che nel 1987 lo uccise
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Non era facile vivere in Giamaica negli anni Settanta, probabilmente non è facile nemmeno adesso. Ma di certo la violenza è stata una delle costanti, assieme alla musica, della vita di molti dei musicisti dell’isola caraibica. Di certo anche quella di Peter Tosh è stata per molti versi una vita difficile, ma anche ricca di successi. Era nato proprio a Kingston, nel cuore delle contraddizioni della società giamaicana, con il nome di Peter McIntosh, nel ghetto di Trenchtown. Ed è a lui, uno dei grandi del reggae, che Repubblica dedica la playlist disponibile su Apple Music, intitolata Peter Tosh, il reggae e la vita. Ci troverete i suoi successi, i brani che lo hanno portato a diventare, assieme a Bob Marley e a Bunny Wailer, uno dei componenti del trio vocale più famoso dell’isola, i Wailers, e poi a essere una star per proprio conto.
Brani testamento come Mystic man, canzoni che hanno scatenato polemiche …
Non era facile vivere in Giamaica negli anni Settanta, probabilmente non è facile nemmeno adesso. Ma di certo la violenza è stata una delle costanti, assieme alla musica, della vita di molti dei musicisti dell’isola caraibica. Di certo anche quella di Peter Tosh è stata per molti versi una vita difficile, ma anche ricca di successi. Era nato proprio a Kingston, nel cuore delle contraddizioni della società giamaicana, con il nome di Peter McIntosh, nel ghetto di Trenchtown. Ed è a lui, uno dei grandi del reggae, che Repubblica dedica la playlist disponibile su Apple Music, intitolata Peter Tosh, il reggae e la vita. Ci troverete i suoi successi, i brani che lo hanno portato a diventare, assieme a Bob Marley e a Bunny Wailer, uno dei componenti del trio vocale più famoso dell’isola, i Wailers, e poi a essere una star per proprio conto.
Brani testamento come Mystic man, canzoni che hanno scatenato polemiche e discussioni, come Legalize It, o hit da classifica come Don’t look back cantata con Mick Jagger, una playlist che mette insieme le sue molte anime musicali, ma soprattutto il suo amore per la vita e per il reggae: “Non avrei potuto vivere senza la musica”, diceva, “quando ero bambino non avevo motivi per essere felice, la mia famiglia era molto povera, la zona dove abitavo era terribile e si cresceva in un clima continuo di violenza e di sopraffazione da parte della polizia. La musica era l’unica cosa che mi permetteva di andare avanti, di vedere qualcos'altro, fuori dal ghetto”. E a quindici anni il giovane Tosh è già sulla strada con la sua chitarra, suonando canzoni di protesta e di denuncia, in uno stile che diventerà caratteristico e famosissimo di lì a poco, quando assieme a Bob Marley e a Bunny Wailer forma il nucleo originale della più importante formazione della storia musicale giamaicana, i Wailers.
La copertina di Bush Doctor
Se Marley è e resta la figura centrale della musica reggae, non c’è dubbio che si devono alla penna di Peter Tosh i primi grandi successi dei Wailers, brani che ancora oggi sono considerati dei grandi capolavori del reggae, come l'indimenticabile Get Up Stand Up, o 400 Years e Stop That Train. Tosh è stato l'anima dura del reggae, un “blackheart man” che non conosceva compromessi alla sua visione del mondo e che portava avanti con la musica, con convinzione e vigore, la sua personalissima battaglia contro le ingiustizie di una terra, quella giamaicana, dove la violenza è sempre stata all’ordine del giorno. Una violenza che raramente ha assunto contorni davvero politici (come nel caso dell’attentato a Bob Marley del 1976, quando un commando armato entrò nella sua casa di Kingston e lo ferì) ma che ben più spesso è nata dalle condizioni di indescrivibile miseria degli abitanti dei ghetti e delle classi popolari.
Non è un caso che sono stati proprio gli uomini del reggae, le persone più conosciute e famose, a correre i rischi maggiori. Attentati, attacchi e violenze hanno colpito personaggi famosi come Michael Smith, Toots Hibbert, Lee Perry, U-Roy e moltissimi altri. L’impegno nelle canzoni di Tosh si è fatto ancora più forte dal 1975 quando, dopo aver lasciato i Wailers, il musicista iniziò la sua carriera solista con un album, Legalize It, che lo portò all’attenzione del pubblico europeo. Il titolo del disco e del singolo era riferito alla marijuana, della quale Tosh, come tutti i rastamen giamaicani, era un fedele consumatore: “Legalizzatela, non criticatela, legalizzatela, è la cosa migliore che possiate fare, fa bene per le depressioni, fa bene per l’asma, i medici la fumano, le infermiere la fumano, i giudici la fumano e persino gli avvocati”. Il brano, bandito da tutte le radio, diventò uno dei classici della produzione di Tosh e aprì una stagione fortunata, che lo vide ottenere altri successi con Equal Rights, del 1977, e soprattutto Bush Doctor, il disco più importante della sua produzione solista, del 1978. L’album vide la collaborazione dei Rolling Stones e di un gruppo, Word, Sound and Power, che ancora per molto tempo, soprattutto per la presenza di Sly Dunbar e Robbie Shakespeare, è stato considerato il migliore gruppo del reggae moderno.
Peter Tosh in concerto nel 1978 (foto TimDuncan CC BY)
Parliamo di “modernità” perchè Tosh è stato tra i primi a cercare di rendere “internazionale” il suono del reggae, mescolandolo con il pop e il rock, addirittura con la dance e la disco (come nel singolo Buck-in-hamm Palace e nel seguente album Mystic Man del 1979), contribuendo al rinnovamento della scena giamaicana, dando spazio alle "rivoluzionarie" aperture elettro-dance di Sly and Robbie, senza però ricavarne un successo duraturo e stabile a livello internazionale.
La cover di Legalize It
Dai primi anni Ottanta infatti Peter Tosh ha avuto una produzione discografica meno incisiva e convincente, uscendo molto meno dai confini giamaicani e rendendo il suo messaggio ancora più politico e combattivo, come ha testimoniato l’ultimo disco realizzato dal musicista giamaicano, intitolato significativamente No Nuclear War (Holocaust), ricco di brani contro la violenza, contro la guerra, l’inquinamento, l’apartheid, contro Babilonia, così come i rasta chiamano la società occidentale. Con quell’album, nel 1987, Tosh vinse un Grammy, ma non ci fu nemmeno il tempo di festeggiare, perché poche settimane dopo, un mese prima di compiere 43 anni, restò ucciso in un tentativo di rapina nella sua casa. La musica giamaicana perse con lui una delle sue voci più originali e una delle figure che maggiormente hanno contribuito alla diffusione e allo sviluppo del reggae in tutto il mondo.
Vale la pena vedere due documentari su YouTube, uno più breve e meno amato dai fan del musicista, perché mette costantemente a confronto la vicenda e l’arte di Tosh con quella di Marley, si intitola Peter Tosh – Behind the music. L’altro, molto più ricco e completo, è Peter Tosh – Biography, lo trovate diviso in nove parti. Ma se proprio volete divertirvi e capire perché Tosh è stato così importante nella storia della musica giamaicana, dovete vedere e ascoltare cosa era in grado di fare dal vivo, in un meraviglioso concerto del 1979, “Peter Tosh – at Casino of Montreux, Switzerland. July 16 1979”, semplicemente fantastico.