I Negramaro. Da sinistra: Andrea Mariano, Ermanno Carlà, Danilo Tasco, Andrea De Rocco, Lele Spedicato e Giuliano Sangiorgi
Negramaro: “Finalmente un po’ di sana arroganza”
Gino Castaldo
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di GINO CASTALDO
Il nuovo album della band di Giuliano Sangiorgi si intitola “Contatto”: “Lo abbiamo pensato prima del lockdown, poi ha preso un altro significato”
3 minuti di lettura
ROMA. Ci sono parole che bruciano, più di altre. Oggi ce n'è una che più di altre arde al fuoco della contemporaneità, tracima dal mondo dei social, prende forza dall'isolamento forzato. È la parola "contatto" e guarda caso è il titolo del nuovo album dei Negramaro che uscirà il 13 novembre, anticipato oggi da un singolo dallo stesso nome. "La verità, a dirla tutta, è incredibile", racconta Giuliano Sangiorgi, al suo fianco il tastierista Andrea "Andro" Mariano. "Il pezzo, così come tutti gli altri del disco, è stato pensato prima del lockdown, poi nel corso di questi mesi ha preso un altro significato". Siamo nel covo segreto di Giuliano, il suo studio romano, quello dove si rifugia quando cerca tranquillità e ispirazione, "per stare dietro al nostro sogno" dice, e dove incide le tracce che poi confluiscono nel disco.
ROMA. Ci sono parole che bruciano, più di altre. Oggi ce n'è una che più di altre arde al fuoco della contemporaneità, tracima dal mondo dei social, prende forza dall'isolamento forzato. È la parola "contatto" e guarda caso è il titolo del nuovo album dei Negramaro che uscirà il 13 novembre, anticipato oggi da un singolo dallo stesso nome. "La verità, a dirla tutta, è incredibile", racconta Giuliano Sangiorgi, al suo fianco il tastierista Andrea "Andro" Mariano. "Il pezzo, così come tutti gli altri del disco, è stato pensato prima del lockdown, poi nel corso di questi mesi ha preso un altro significato". Siamo nel covo segreto di Giuliano, il suo studio romano, quello dove si rifugia quando cerca tranquillità e ispirazione, "per stare dietro al nostro sogno" dice, e dove incide le tracce che poi confluiscono nel disco.
Cerchiamo di capire bene, cos'era allora il "contatto" che aveva ispirato la canzone?
"Era la parola più fisica che c'era, lo è stata per millenni, ma nel nuovo mondo aveva perso i connotati originali, era diventata il massimo del virtuale e dello sterile, gli abbiamo tolto la carne, a questo pensavo quando l'ho scritta. L'unica cosa che non avevamo era il titolo del disco, non capivo quale delle canzoni poteva diventare la sintesi del progetto. Poi è arrivato tutto quello che sappiamo e quella parola ha preso luce, è stato improvvisamente evidente che il titolo non poteva che essere quello, una parola che non solo nell'idea è tornata fisica, ma addirittura velata da un senso onirico di sogno. Il vero senso della parola contatto oggi è speranza".
'Contatto', il ritorno dei Negramaro. "Una parola di carne e ossa che oggi significa speranza". La videointervista
Bello pensare che parole e canzoni possano cambiare di senso nel tempo. Ma il progetto iniziale è rimasto da qualche parte?
"Ma certo, il disco racchiude tutte le nostre piccole e grandi prese di coscienza, ora siamo più grandi, siamo anche più stronzi... ma di sicuro in questo disco c'è una consapevolezza che prima non c'era".
Tutto inizia col disco precedente, la crisi, il possibile scioglimento, poi la ripresa, la malattia di Lele Spedicato, ora guarito e reinserito in pieno nel lavoro del gruppo...
"La paura che qualcosa possa finire produce nuove energie, poi sono arrivate nuove vite, sono nati i nostri figli Bianca per Andrea, Stella per me e Ianko per Lele. Amore che torni è stato come guardarsi indietro e in faccia tra di noi e dire: siamo stati fortunati, che facciamo, la rinnoviamo questa fortuna? Per la prima volta ho una consapevolezza di un'incredibile arroganza. Io ho un'autostima pari a zero, ma nei confronti della band invece ce l'ho alta, finalmente. Non ci sono tante storie come la nostra, venuti fuori così dal Salento, sono orgoglioso di essere rimasto nella band".
Effettivamente i gruppi oggi sono una rarità...
"Sai perché ce l'abbiamo fatta a restare in piedi e volare di nuovo con ali sporche di terra, come dico sempre? Perché vent'anni fa eravamo sì una band ma tutti e sei pensavamo soprattutto alla grandezza della canzone, abbiamo sempre seguito i grandi educatori musicali, i gruppi del progressive, i cantautori".
Proprio pensando a questa tradizione, non sarà che oggi è tutto troppo pulito, corretto, perfino finto?
"In questo momento vorrei sentirmi ancora più scomodo, vorrei sbagliare, vorrei peccare e chiedere scusa, vorrei tornare a sentire in maniera subdola, spicciola, sporca di merda, attraversare i sentimenti in modo pulito non mi interessa".
C'è anche qualcosa di nuovo nel canto. Cos'è, una mutazione?
"È la voglia di non annoiarmi di me stesso, e ho cominciato a lavorare sul vocal design, ho fatto il possibile per trovare nuovi suoni. Mantenere la tensione e l'attenzione senza esplodere è una cosa che s'impara, con anni di esperienza. Del resto mi rendo conto che la voce gigante che ho avuto a volte può essere invadente, mi sono tirato indietro rispetto alla musica".
Ma alla fine l'essenza di una canzone dov'é?
"Per me devono avere una verità e a me viene solo se la vomito, io non sono di quelli che le canzoni le fanno a tavolino, di solito è un pugno, mi stende, il mio modo deve esser fisiologico. Odio le cose posticce e le riconosco anche quando le sento fatte da altri, la canzone deve essere una botta. Oggi ci sono gli hitmaker, per me è un parola brutta, è come darsi dello stronzo da soli, la canzone deve essere viva, deve mischiarsi con la gente, sporcarsi e tornare a te che di fronte alla canzone non sei nessuno".
Prima o poi torneranno i concerti. Ci pensate?
"Stai scherzando? Non pensiamo ad altro. Io quando faccio i dischi penso già al live, e non può che essere così per noi, a proposito di contatto, quello sarà il vero fuoco d'artificio. Questa mancanza ci farà tornare più forti. Ci sarà ogni cautela che sarà necessario osservare, ma dobbiamo pensare in grande, è fondamentale, io non voglio mollare, noi dobbiamo portare anche le istituzioni a capire che dobbiamo trovare il modo per tornare a fare le cose com'erano, la musica è dal vivo e dal vivo deve tornare".
Quel giorno verrà, ma quando vi ritroverete davanti al pubblico in un vero concerto, qual è la prima cosa che direte al pubblico?
Giuliano ci pensa su qualche secondo poi sorride: "... E che cazzo!!!! Finalmente".