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Alla Festa di Roma 'Herself' di Phyllida Lloyd, la piccola casa con le finestre sulla libertà

La regista di 'Mamma mia!' e 'The Iron Lady' torna dietro la macchina da presa per raccontare una storia di donne, di abusi e di riconquista della propria indipendenza
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Ricostruire la propria vita partendo dalle fondamenta di una nuova casa. La vita che verrà - Herself racconta di una donna in fuga con le due figlie da un marito violento che tra mille difficoltà economiche, non avendo i soldi per l’affitto, scopre in rete che si può costruire con le proprie mani una casa con circa 25 mila euro e si mette all’opera, con l’aiuto di una piccola comunità di amici. Il film è stato definito da Variety la grande rivelazione dello scorso Sundance Festival, il 23 ottobre si vedrà alla Festa del cinema di Roma — presentato in collaborazione con la sezione Alice nella città — e il 25 novembre arriverà in sala (con Bim), scelta perfetta per la Giornata mondiale contro la violenza alle donne. È un film doloroso ma aperto alla speranza e molto emozionante grazie alla regia di Phyllida Lloyd e soprattutto all’interpretazione di Clare Dunne, attrice teatrale che co-fir…
Ricostruire la propria vita partendo dalle fondamenta di una nuova casa. La vita che verrà - Herself racconta di una donna in fuga con le due figlie da un marito violento che tra mille difficoltà economiche, non avendo i soldi per l’affitto, scopre in rete che si può costruire con le proprie mani una casa con circa 25 mila euro e si mette all’opera, con l’aiuto di una piccola comunità di amici. Il film è stato definito da Variety la grande rivelazione dello scorso Sundance Festival, il 23 ottobre si vedrà alla Festa del cinema di Roma — presentato in collaborazione con la sezione Alice nella città — e il 25 novembre arriverà in sala (con Bim), scelta perfetta per la Giornata mondiale contro la violenza alle donne. È un film doloroso ma aperto alla speranza e molto emozionante grazie alla regia di Phyllida Lloyd e soprattutto all’interpretazione di Clare Dunne, attrice teatrale che co-firma la sceneggiatura.

«Farò di tutto per essere a Roma ad accompagnare il film» racconta la regista al telefono, mentre l’interprete probabilmente non ci sarà perché sta lavorando a un nuovo film. «La storia è nata mentre ero a New York a fare provini per una serie tv. Mi chiama una cara amica, madre single di tre figli, mi dice che il proprietario della casa la sta sfrattando e rischia di finire in mezzo a una strada entro un mese. Non riesco a non pensarci, purtroppo mutui e prezzi esorbitanti a Dublino rendono la casa un sogno impossibile. Ho cercato sul web “case fai da te in Irlanda da poco” e ho scoperto che Dominic Stevens, un architetto, si è costruito una casa da solo con 25 mila euro. Così è nata la storia».

La regista Phyllida Lloyd; in alto, una scena di 'Herself - La vita che verrà' 


Già autrice di Mamma mia! e di The Iron Lady, Phyllida Lloyd si è convinta a tornare dietro la macchina da presa dopo dieci anni. «Continuavano a offrirmi biopic e musical. Non volevo ripetermi. Mi piaceva l’idea di un film piccolissimo. Ma a interpretare la protagonista doveva essere Clare, è una straordinaria attrice teatrale che non era ancora riuscita a sfondare al cinema». Le due si sono conosciute per la messa in scena di un Giulio Cesare nell’ambito di un progetto su Shakespeare al femminile. «Abbiamo seguito entrambe un corso per imparare a costruire una casa — spiega Dunne — a maneggiare strumenti pesanti e pericolosi. Avevo fatto molte ricerche sugli abusi familiari, parlando con uomini e donne. Con mia sorella diamo lezioni di danza in carcere in Irlanda, so quante detenute sono fuggite o sono state costrette a rubare per i figli o hanno reagito alle violenze in famiglia. Ho fatto anche ricerche sugli uomini che commettono abusi, spesso alle spalle ci sono storie di violenze ricevute o di insicurezza che li portano all’ossessione del controllo. La loro riabilitazione è un processo lungo e profondo».

Il film racconta anche la battaglia per l’affidamento delle figlie, «a un certo punto la madre si rivolge al giudice chiedendogli di fare le domande giuste — dice ancora la regista — mentre la colpevolizza perché non ha lasciato prima l’uomo invece di chiedere a lui perché non ha smesso di usarle violenza. In questo film e nella società è fondamentale usare un linguaggio corretto in questa materia». La cosa che più ha colpito la regista è che a ogni proiezione «tante donne mi hanno detto che era anche la loro storia, della loro madre o delle loro figlie. Purtroppo il Covid ha costretto le famiglie a chiudersi in casa, i casi di violenza domestica sono aumentati. In più, con la crisi, molta più gente sta perdendo casa, questo sarà uno dei grandi temi dei prossimi anni».