Spettacoli

D'Innocenzo dopo Favolacce: "Niente Roma né giovanissimi, con la serie Sky cambiamo verso"

Parla Fabio, che con Damiano forma la coppia dei fratelli autori, ora al lavoro su una storia a episodi: "Sarà una riflessione sul mistero della vita, con un grandissimo attore italiano"

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L’anno indimenticabile di Fabio e Damiano D’Innocenzo, i gemelli d’oro del cinema italiano e internazionale. Prima l’uscita del secondo libro fotografico, Farmacia notturna, poi la consacrazione dietro la macchina da presa, grazie a Favolacce premiato rispettivamente con l’Orso per la miglior sceneggiatura alla scorsa Berlinale, cinque Nastri d’argento (tra cui miglior film), due Globi d’Oro e la selezione agli European Film Awards. Un film sempre in promozione, come all’ultimo Zurich Film Festival dove (assenti entrambi), uno dei due, Fabio, “presente” virtualmente, fa il bilancio della stagione, raccontando il nuovo progetto noir, la serie tv voluta da Sky Studios. Un’avventura per ora senza titolo, "non esiste ancora, e comunque porterebbe sfortuna dirlo", sei episodi, scritti e diretti da loro, per provare, come sottolinea, "a spingerci al di là dei nostri limiti".

'Favolacce' vite di periferia nel secondo film dei gemelli D'Innocenzo


 
La corsa agli Oscar: entro l'1 dicembre sapremo quale rappresentante italiano verrà scelto: ci sperate?
Penso che Favolacce abbia, rispetto ad altri bellissimi film che sono usciti quest’anno, un po’ l’effetto di apertura verso un nuovo tipo di narrazione, forse è questo che gli americani cercano, per il resto non so come funzionano le dinamiche, non ho visto il lavoro, ad esempio, di Gianfranco Rosi, Notturno, che so essere bello. Ovviamente facciamo il tifo per noi.
 
Parliamo della serie: a differenza di altri lavori, il personaggio principale sarà in là con gli anni. Come mai?
Volevamo attraversare un’età che sentiamo di conoscere e non avevamo ancora esplorato nei nostri lavori precedenti né nella vita. Sarà una figura nella quale non facciamo fatica a riconoscerci, paradossalmente. Penso sia la cosa straordinaria del cinema, delle serie: quella di poterti calare in mondi ignoti che ti sono comunque familiari. Il protagonista sarà interpretato da un grandissimo attore italiano.
 
Dove la ambienterete?
Non sarà Roma, e per noi è comunque un fattore molto inedito. Stiamo cercando la location giusta, è una storia che potrebbe vivere in più luoghi, andremo in esplorazione quando i tempi saranno più giusti per fare grandi viaggi. Per ora è un luogo della mente più che fisico.
 
Avete già finito la scrittura.
Il soggetto è pronto. È la mappa da dove si parte, il motivo per il il quale poi Sky Studios ha detto subito ok. L’idea era molto forte, andava sviluppata, non si vedranno accadimenti diluirsi nel tempo, non accadrà. La trama, ambientata nel contemporaneo, è perfettamente calibrata per durare sei episodi. La cosa bella, qui, è il fatto di poter aver avuto libertà e audacia nel muoverci.

Una scena di 'Favolacce', con Barbara Chichiarelli e alcuni dei bambini protagonisti del film. In alto, i fratelli Fabio e Damiano D'Innocenzo 

 
Fare un passo del genere cosa rappresenta?
Personalmente sono felicissimo. È un sogno, ma come accade quando ci sei dentro c’è il rischio di poter andare incontro a una delusione, quindi adesso siamo estremamente attenti, perché tutte le fiches che abbiamo guadagnato le stiamo mettendo in questo progetto.
 
Ma perché il noir?
Si confronta con dei temi fondanti dell’esistenza, col bene e il male, con la scelta del proprio schieramento.
 
Avete detto che le atmosfere rimanderanno a Cormac McCarthy e a Piero Chiara, due poli opposti.
Forse non ci sarà nessuno dei due, perché magari non siamo capaci (ride, ndr). In realtà ci sentiamo sempre molto trasversali, ma McCarthy indubbiamente ci ha guidati per mano. È difficile anticipare, nella nostra testa avevamo già tutto chiaro, sappiamo come la metteremo in scena, ed è molto affascinante. Riflette soprattutto sul mistero della vita. Per noi la concezione di futuro, quando il tempo non è più giovane, è quella dimensione, è lì che ci affascina tantissimo.
 
Nel frattempo c’è un altro soggetto di Cattleya, l’adattamento seriale de Il grande cocomero.
L’abbiamo scritto con Pietro Castellitto, adoro quello che ha fatto in Predatori. I nostri piani cambiano, ma non ragioniamo mai in base alle progettualità, semmai ci leghiamo al sentimento, quindi la riprenderemo presto in mano. Per noi è importante fare soprattutto i compiti a casa, è tutto il contrario dell’istinto, la scrittura va pianificata, cementata, è concreta più di quanto tanti scrittori vorrebbero far credere. Non credo nel talento, ma nella predisposizione e nella costanza.
 
Qualche anno fa, per puro caso, in America, avevate incontrato Sam Rockwell. È diventato un vostro fan nel frattempo.
L’abbiamo sentito recentemente, siamo in contatto. Abbiamo una pasta molto simile, quindi sicuramente faremo qualcosa insieme. È un attore dall’anima affine alla nostra, molto selvatica, speriamo di sì.
 
Il 2020 segnato dalla pandemia per voi, tuttavia, è stato uno dei più belli. Come lo ricorderete?
Capiremo meglio cosa c’è successo solo tra qualche anno, ma se fossi un autore non ne parlerei, maturerei a distanza. Dicendolo non entro nel merito di prodotti legati al tema, o all’idea di poterne fare una commedia. Non credo che il problema sia la leggerezza, ma la superficialità di alcuni sguardi, e non vorrei che cadessimo in quello. L’emozione dell’incertezza alla fine può produrre cose straordinarie, la medaglia è la paura. Come diceva Rainer Werner Fassbinder, “la paura mangia l’anima”, quindi bisogna tenerla contenuta.
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