Laura Pausini: "Gli Oscar? Solo la nomination sarebbe già una vittoria"
Silvia Fumarola
,
di SILVIA FUMAROLA
Ascolta l'audio
L'artista interpreta il brano 'Io sì (Seen)' di Diane Warren, colonna sonora del film Netflix con Sophia Loren, che sarà sottoposto agli Academy Awards per entrare nella rosa delle canzoni candidate
Aggiornato 3 minuti di lettura
Laura Pausini interrompe di fare i compiti con la figlia Paola. «Stavamo studiando la crosta terrestre da due ore. Non mi ricordavo niente». Racconta felice l’ultimo impegno: interpreta Io sì (Seen), la canzone colonna sonora del film The life ahead (La vita davanti a sé) di Edoardo Ponti, dal 13 novembre su Netflix, che segna il ritorno al cinema di Sophia Loren. Il brano sarà sottoposto agli Academy Awards per la nomination agli Oscar. «In agosto ho ricevuto la telefonata dell’autrice della canzone, Diane Warren » racconta Pausini, «mi ha spiegato la trama del film. Insieme alla presenza di Sophia, è la ragione per cui ho partecipato al progetto. L’accoglienza è il tema del momento e la storia di Madame Rosa, il personaggio interpretato dalla Loren, è bellissimo».
Laura, com’è nata la collaborazione con Diane Warren?
«Mi ha mandato la canzone in inglese, ma sia Diane &…
Laura Pausini interrompe di fare i compiti con la figlia Paola. «Stavamo studiando la crosta terrestre da due ore. Non mi ricordavo niente». Racconta felice l’ultimo impegno: interpreta Io sì (Seen), la canzone colonna sonora del film The life ahead (La vita davanti a sé) di Edoardo Ponti, dal 13 novembre su Netflix, che segna il ritorno al cinema di Sophia Loren. Il brano sarà sottoposto agli Academy Awards per la nomination agli Oscar. «In agosto ho ricevuto la telefonata dell’autrice della canzone, Diane Warren » racconta Pausini, «mi ha spiegato la trama del film. Insieme alla presenza di Sophia, è la ragione per cui ho partecipato al progetto. L’accoglienza è il tema del momento e la storia di Madame Rosa, il personaggio interpretato dalla Loren, è bellissimo».
Laura, com’è nata la collaborazione con Diane Warren?
«Mi ha mandato la canzone in inglese, ma sia Diane — ha scritto successi per i più grandi artisti da Celine Dion a Lady Gaga — che Edoardo ci tenevano che fosse in italiano. Così abbiamo cominciato a lavorare sul testo insieme a Niccolò Agliardi. Seen vuol dire “visto”, metricamente l’inglese è più corto, è stato impegnativo. Ma la cosa bella è che Io sì girerà il mondo in italiano, per me è un grande orgoglio: il brano parla di una persona guardiana dell’altra».
Le è piaciuto il film?
«Molto. È importante che il messaggio arrivi attraverso il personaggio di una donna che ne ha passate tante nella vita; la canzone doveva avere lo stesso significato e la stessa forza. Arriva in un momento importante della storia. Siamo stati sempre in contatto con Edoardo, mi sono messa a disposizione: è legatissimo alla madre».
Sophia Loren nel film 'La vita davanti a sé', dal 13 novembre su Netflix
L’idea che possa arrivare agli Oscar che effetto le fa?
«Non mi è venuta in mente la canzone, ho pensato a Sophia. Ero molto emozionata quando i produttori mi hanno detto che la canzone è stata proposta per le nomination. Negli anni ho anche imparato a non illudermi, ma coltivo la speranza. Per ora siamo stati proposti, e per me è come aver già vinto».
Cosa rappresenta per lei Sophia Loren?
«La vediamo come una diva, è un’icona. Quando la conosci senti il carisma ma non si atteggia a star. Ti parla come se l’avessi conosciuta da una vita, è curiosa degli altri. Il mio film preferito è Matrimonio all’italiana. L’avevo scoperta in tv nell’88 in una miniserie di Canale 5, Mamma Lucia, i miei genitori mi avevano spiegato chi fosse. L’ho incontrata la prima volta forse 16, 18 anni fa a Los Angeles, a una cena da Giorgio Armani dopo una sfilata a Beverly Hills. Emozione pazzesca. È stata dolcissima, ed è rimasta sempre vicina a me. Poi ci siamo riviste a Ginevra».
Che facevate?
«Era il 2011, Phil Collins aveva organizzato un concerto per raccogliere fondi a favore dei ragazzi in difficoltà che vogliono studiare musica. Non sapevo che Sophia Loren fosse amica sua, ho scoperto che sono anche vicini di casa. Quel pomeriggio di prove lo abbiamo trascorso insieme, nel teatro vuoto, sedute vicine, io e lei. Mi vede giù di morale: le spiego che sto cercando di avere un figlio e non ci riesco. Ancora una volta con le sue parole — è la cosa bella di lei — mi ha dato fiducia. È concreta ed è sempre piena di speranza. Ma la cosa più incredibile è stata la festa dell’ottantesimo compleanno in Messico, organizzata da Carlos Slim. Stavo facendo The Voice e lei mi ha fatto avere l’invito. Un’altra serata di chiacchiere, ha vissuto tante vite. Ma quando parla della carriera, non dimentica mai la vita privata e il marito Carlo Ponti».
Come ha commentato la sua collaborazione al film?
«Mi hanno detto che è contenta che sia io a interpretare la canzone. Mi rende felice. Mi ritrovo in lei in tante cose, vive il lavoro con passione, responsabilità e disciplina. Per me è lo stesso. È la prima ad arrivare sul set e io, che non ho avuto come maestro Ponti ma il mio babbo, so che la disciplina è tutto. Quando cantavo al ristorante a Bologna dovevo prima fare i compiti mentre i camerieri preparavano i tavoli. Valgono sempre due cose: rispetto per il lavoro e per il pubblico».
Come sta vivendo questo periodo, viaggia?
«Ora no, troppo rischioso. Per contratto a luglio sono andata in Spagna, poi mi sono chiusa in casa. Confesso che ho vissuto l’inizio della scuola con un po’ di ansia, ma Paola era così felice di tornare. I bambini vivono le regole come una cosa nuova, ma poi vanno in automatico. Quando usciamo mia figlia mi ricorda: hai preso la mascherina? È tenera, ha scritto una lettera alla sua amica Isabella: “Se ti lavi le mani possiamo vederci subito”».