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Nanni Moretti: "Più passa il tempo più sul set mi sento insicuro"

Il regista porta in sala la versione restaurata di Caro diario e racconta come ha passato questi mesi tra serie tv e letture e perché ha scelto di rimandare il nuovo film Tre piani
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"Dovevo fare un altro film, che non ho più fatto. Caro diario è nato un po' per caso, dalle mie passeggiate in Vespa per la città, girate con una troupe minuscola". Ruvido, ironico, sincero, Nanni Moretti racconta - e si racconta, partendo dal il film culto tornato in versione restaurata in 4k dalla Cineteca di Bologna. L'autore, 67 anni, accompagnerà le proiezioni romane al Nuovo Sacher con la lettura dei suoi diari. "È il mio primo film che è stato distribuito in tutto il mondo, anche grazie al premio di Cannes. Per la prima volta mi rivolsi a una società straniera per le vendite internazionali e questo ha fatto la differenza, mentre i film precedenti erano stati venduti male da una società parastatale legata alla Rai".

Il film è un catalogo di battute entrate nel linguaggio popolare.
"Le citazioni, come la popolarità e il successo, fanno sempre piacere. Quando giravo i primi film…
"Dovevo fare un altro film, che non ho più fatto. Caro diario è nato un po' per caso, dalle mie passeggiate in Vespa per la città, girate con una troupe minuscola". Ruvido, ironico, sincero, Nanni Moretti racconta - e si racconta, partendo dal il film culto tornato in versione restaurata in 4k dalla Cineteca di Bologna. L'autore, 67 anni, accompagnerà le proiezioni romane al Nuovo Sacher con la lettura dei suoi diari. "È il mio primo film che è stato distribuito in tutto il mondo, anche grazie al premio di Cannes. Per la prima volta mi rivolsi a una società straniera per le vendite internazionali e questo ha fatto la differenza, mentre i film precedenti erano stati venduti male da una società parastatale legata alla Rai".

Il film è un catalogo di battute entrate nel linguaggio popolare.
"Le citazioni, come la popolarità e il successo, fanno sempre piacere. Quando giravo i primi film certo non pensavo che alcune battute diventassero proverbiali: 'No, il dibattito no!', 'Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose...'".

Nei diari allora scriveva di avere paura sul set.
"Le riprese di solito sono state sempre il momento più angoscioso e faticoso della lavorazione di un film, arrivavo al montaggio con sollievo: finalmente lavoravo con una sola persona, non con quaranta collaboratori che mi guardavano aspettando che mi venisse in mente qualcosa. E invece quando sono finite le riprese di Tre piani mi è dispiaciuto molto lasciare la troupe e i tanti collaboratori giovani che avevano lavorato con me. Mah, non so perché ma più passa il tempo, più sul set mi sento insicuro. Quando devo affrontare la scena mi sembra di essere come uno psicoanalista che ha paura di non farcela, ha paura di sprecare l'ora e addirittura di perdere il paziente, che forse non tornerà più; poi negli ultimi minuti della seduta scatta finalmente qualcosa, si affaccia un'idea, un nuovo punto di vista e così analista e paziente si danno appuntamento alla prossima volta. Anch'io all'inizio penso di non riuscire ad avere idee per la scena, poi piano piano qualcosa si scioglie, supero i dubbi e riesco a girare. Con gli attori è diverso, so da subito quello che voglio e quello che non voglio dalla recitazione".

(agf)


Caro diario l'ha girato nella sua vera casa e sul set del nuovo film, Tre piani, ha portato oggetti suoi.
"Le leggo un pezzo del mio diario scritto durante Caro diario, un brano che ho tagliato dalla lettura che sto portando in giro per l'Italia: 'Solo oggi mi sono reso conto cosa significhi girare qualche giorno qui a casa: non ritrovo più le mie cose, i miei appunti, ho paura che si rompa qualcosa, che si perdano libri. La mattina sono appena sveglio ed entrano uno a uno tutti quelli della troupe. La sera, cavi e lampade me li ritrovo dappertutto, la macchina da presa sta in soggiorno coperta da un panno, in cucina c'è la sala trucco'. Sì, mi fa stare più a mio agio portarmi sul set cose mie o anche far recitare amici non attori".

A Cannes Clint Eastwood le consegnò nel '94 il premio alla regia.
"Mi avevano chiamato da Cannes dicendomi di tornare. A differenza di Venezia dove tutti conosco tutti i premi già ventiquattr'ore prima della premiazione, a Cannes fino all'ultimo momento non si sa niente. Quindi io non sapevo di aver vinto il premio alla regia. Quando salii sul palco mi voltai verso i giurati e vidi Clint Eastwood con un sorriso che interpretai così: ma perché mai i giurati europei (c'era anche Catherine Deneuve) mi hanno costretto a dare un premio a questo strano film ... E invece, intervistato di recente a Cannes, Clint Eastwood ha parlato della sua esperienza da presidente di giuria nel '94 ricordandosi ancora del mio film. Mi ha stupito".

Nel film dice farà parte sempre di una minoranza di persone. Ne è valsa la pena?
"La frase che dico in Caro diario è: 'Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza'. Questa frase viene sempre percepita ideologicamente così: starò sempre dalla parte delle minoranze. In realtà la frase che dico ha un altro significato".

Quella dei girotondi, lei ha detto, è stata una parentesi. Oggi che rapporto vive con la politica?
"Quando partecipavo ai girotondi sapevo benissimo che non avrei cambiato lavoro. La politica è un mestiere, un mestiere difficile che non si può e non si deve improvvisare. Al referendum del '93 votai No all'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (vinse il Sì con il 90% dei voti). Io sono per il finanziamento pubblico della politica".



Il bellissimo omaggio a Pasolini nel film fa pensare alla mancanza di memoria che oggi è diventata anche rifiuto e negazione.
"La memoria purtroppo non è una peculiarità del nostro Paese. Non a caso il protagonista di Palombella rossa aveva un'amnesia, dimenticandosi del proprio passato".

Nel film metteva in scena un cinema italiano privo di originalità e ripiegato su se stesso. Cosa pensa del cinema italiano oggi? Le capita di vedere qualche serie?
"Mi sembra che sia cresciuta una nuova generazione di registi, produttori, sceneggiatori, attori. Forse non è nata una nuova generazione di spettatori al cinema. Non sono malato di serie ma ogni tanto le vedo: Happy Valley, Broadchurch, The Crown, Billions, Chiami il mio agente!, Criminal, The affair, The last dance, Grace e Frankie... Non mi interessano le serie horror".

Caro diario si apre su "la cosa che mi piace di più". Cosa oggi le piace fare? Cosa o chi la fa ballare?
"Mi piace lavorare, girare in Vespa per la città, andare al cinema, cenare con gli amici, leggere. Ballare no, non sono capace. Faccio un'eccezione alla festa a Cannes che segue la proiezione. Però prima mi devo ubriacare e poi riesco a fare qualche movimento goffo e maldestro. Non c'è nessuno che balla peggio di me".

Il suo Caro diario oggi è anche Instagram?
"Su Instagram racconto il mio modo di lavorare, come fossero i contenuti extra di un Dvd".

Come ha vissuto la clausura da emergenza, cosa ha imparato, quali libri le hanno fatto compagnia?
"A marzo e aprile sono stato naturalmente sempre a casa, uscendo solo la mattina per prendere il giornale e qualcosa da mangiare. Ho letto Thomas Bernhard e un librone piuttosto completo su Fellini. Ho visto tutte e sette le stagioni di Mad Men: 92 episodi. Cosa ho imparato? Niente. Ad agosto sono rimasto a Roma, mi sembrava di aver fatto fin troppe vacanze".

Da esercente come vive questo momento drammatico? Perché ha rimandato l'uscita di Tre piani?
"I cinema mi sembrano luoghi piuttosto sicuri dove tutti, il personale e gli spettatori, seguono le regole. L'altro giorno parlavo con il mio produttore francese e mi elencava i vari aiuti che sono stati dati ai cinema in Francia, molto più consistenti che da noi. A Milano hanno riaperto tutti i cinema, a Roma purtroppo molte sale sono ancora chiuse. Ho preferito far uscire Tre piani nel 2021 quando - si spera - la situazione sarà un po' più tranquilla".

L'ultimo episodio racconta la malattia, come il corto poi Autobiografia dell'uomo mascherato. Come vive oggi il rapporto con il suo corpo?
"Faccio tennis, cyclette, pilates, ogni tanto - come suggeriscono i fisioterapisti - camminate di buon passo. Per il compleanno mio figlio mi ha regalato una racchetta da padel: proveremo anche questa".

Tre piani è un romanzo che parla di perdono e riconciliazione. È questo anche il cuore del film?
"Per modi diversi di fare cinema ci sono diverse etichette e definizioni: cinema politico, cinema poetico, cinema di denuncia, impegnato, civile, di ricerca. Spero che il mio sia un cinema umanista, attento ai sentimenti delle persone".