Il ritorno di Stevie Wonder dopo i problemi di salute: "Non possiamo affidare queste elezioni al caso"
Ernesto Assante
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di ERNESTO ASSANTE
Il musicista, reduce da un trapianto di rene, annuncia l'addio all'etichetta Motown e pubblica due nuovi brani per cantare di razzismo e della situazione dell'America
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
Addio Motown. Dopo quasi 60 anni Stevie Wonder si separa dalla storica etichetta musicale con cui debuttò appena undicenne nel 1962 con l'album The Jazz Soul of Little Stevie Wonder. Lo ha annunciato lo stesso artista presentando due suoi brani inediti, pubblicati dalla sua nuova etichetta So What the Fuss Music. Il musicista, 70 anni, torna a far sentire la sua voce a poche settimane dalle elezioni americane, con due canzoni dai forti risvolti politici. Aveva avuto problemi di salute che lo hanno costretto a un trapianto di rene nel settembre dello scorso anno: "Ma adesso mi sento benissimo, la mia voce è in grande forma. Anzi, ho detto a mia figlia Aisha che diventerò cinque anni più giovane di lei, adesso mi sento come se avessi quarant'anni".
Erano quattro anni che non pubblicava canzoni nuove e le due che ha presentato ieri alla stampa sono le prime "impegnate" da molto tempo in qua, dagli anni Ottanta quando realizzò…
Addio Motown. Dopo quasi 60 anni Stevie Wonder si separa dalla storica etichetta musicale con cui debuttò appena undicenne nel 1962 con l'album The Jazz Soul of Little Stevie Wonder. Lo ha annunciato lo stesso artista presentando due suoi brani inediti, pubblicati dalla sua nuova etichetta So What the Fuss Music. Il musicista, 70 anni, torna a far sentire la sua voce a poche settimane dalle elezioni americane, con due canzoni dai forti risvolti politici. Aveva avuto problemi di salute che lo hanno costretto a un trapianto di rene nel settembre dello scorso anno: "Ma adesso mi sento benissimo, la mia voce è in grande forma. Anzi, ho detto a mia figlia Aisha che diventerò cinque anni più giovane di lei, adesso mi sento come se avessi quarant'anni".
Erano quattro anni che non pubblicava canzoni nuove e le due che ha presentato ieri alla stampa sono le prime "impegnate" da molto tempo in qua, dagli anni Ottanta quando realizzò Front line, un brano contro la guerra con forti richiami al Vietnam, e soprattutto Happy Birthday, la canzone che lanciò la sua campagna per far diventare festa nazionale il giorno della nascita di Martin Luther King. Can't put it in the hands of fate, "non possiamo lasciarlo nelle mani del destino" è il brano più potente, un funk aperto dal classico suono di armonica di Wonder, che canta senza peli sulla lingua la sua rabbia per le tensioni razziali che scuotono gli Usa: "Dici di essere stufo di vederci protestare/io dico che non è ancora abbastanza per cambiare le cose...Tu dici che 'tutte le vite sono importanti'/ io non credo a una fottuta parola di quello che dici". "È una risposta al razzismo nel nostro paese", ha detto Wonder, "ogni persona dotata di giudizio sa che questa situazione è inaccettabile, non possiamo dire essere la nazione che rappresenta la libertà e la democrazia nel mondo e poi permettere questa follia nel nostro paese. Il cambiamento deve avvenire adesso, la canzone dice che non possiamo lasciarlo nelle mani del destino, che dobbiamo essere protagonisti del cambiamento". Wonder dice di essere convinto che "non basti un mea culpa di un paio di anni, dovremo fare un percorso più lungo e più profondo, non possiamo ignorare tutto quello che è successo, non possiamo fare finta che queste cose non succedano. E non possiamo cancellare la storia: il 1619 c'è stato, il commercio degli schiavi è esistito, 150 milioni di neri sono morti, questo è accaduto. L'unico modo attraverso il quale possiamo sistemare le cose è con l'amore e il rispetto". E parlando della canzone Wonder non ha potuto non sottolineare l'importanza della scadenza elettorale che gli americani hanno di fronte: "Non possiamo neanche lasciare le elezioni nelle mani del destino. L'intero universo ci guarda, dobbiamo votare per avere la giustizia e cacciare l'ingiustizia. Dobbiamo fare in modo che queste elezioni celebrino il funerale dell'odio".
Anche il secondo brano che Wonder ha presentato ieri ai giornalisti durante l'incontro, Where is our love song è un brano legato ai nostri giorni: "È una canzone che avevo iniziato a scrivere quando avevo diciotto anni e sulla quale sono ritornato adesso", una canzone in cui dice 'abbiamo disperatamente bisogno di speranza, non quel tipo di speranza che lascia che qualcuno resti indietro, ma il tipo di speranza che eleva tutta l'umanità'. Credo che ci sia davvero troppa divisione tra di noi, troppa confusione, troppo odio, est contro ovest, sinistra contro destra, una confusione che spezza il cuore". Gli introiti del brano saranno devoluti tutti a "Feeding America", un'associazione che sta aiutando le famiglie meno abbienti colpite dalla crisi dovuta alla pandemia: "Siamo in una condizione in cui non siamo mai stati prima, quindi qualsiasi cosa io possa fare usando la mia capacità di scrivere canzoni la farò. Per aiutare la gente ad avere qualcosa da mangiare, ma anche per mostrare il mio amore".
Le due tracce hanno anche ospiti musicali di rilievo, Where is our love song vede la collaborazione di Gary Clark Jr alla chitarra, Can't put it in the hands of fate è stata realizzata con Busta Rhymes, Rapsody, Cordae e Chika. E i brani dovrebbero far parte di un nuovo EP che sarà, finalmente, seguito da un nuovo album per il quale Wonder, che non pubblica dischi nuovi dal 2005, ha detto, ha scritto già molte canzoni. Wonder ha molto ridotto le sue attività nel corso degli ultimi anni, anche se ha sempre continuato a collaborare con altri artisti, sia del pop, come Barbra Streisand, Celine Dion o Ariana Grande, sia della nuova musica nera, come Travis Scott e Drake.