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Santa Cecilia riparte con Pappano, Bruckner e Mahler

Grande successo all'Auditorium di Roma nonostante i protocolli e i distanziamenti. Il maestro ha diretto il 'Te deum' e 'Il canto della terra'
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Una pioggia di applausi riconoscenti ha salutato ieri sera il concerto inaugurale della stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia all’Auditorium Parco della Musica di Roma (repliche oggi e domani). È stata una vittoria, una sfida vinta. Sappiamo quanto stiano soffrendo, in questa fase di emergenza sanitaria, le esecuzioni di musica dal vivo: teatri chiusi o ridotti nell’utilizzo degli spazi, cartelloni falcidiati, pubblico limitato al minimo, programmi costruiti tenendo conto del distanziamento degli interpreti, botteghini che languiscono e disoccupazione crescente nel settore. Il lamento e il sacrificio sono divenuti martellanti, e tutte le aperture di stagione sono a rischio. Ma Santa Cecilia ce l’ha fatta con successo vero. La sala principale dell’Auditorium dispone di 2800 posti. In quest’occasione quelli disponibili erano “solo” 1200, con abbondanza di poltrone vuote e “trincerate” da nastri ade…
Una pioggia di applausi riconoscenti ha salutato ieri sera il concerto inaugurale della stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia all’Auditorium Parco della Musica di Roma (repliche oggi e domani). È stata una vittoria, una sfida vinta. Sappiamo quanto stiano soffrendo, in questa fase di emergenza sanitaria, le esecuzioni di musica dal vivo: teatri chiusi o ridotti nell’utilizzo degli spazi, cartelloni falcidiati, pubblico limitato al minimo, programmi costruiti tenendo conto del distanziamento degli interpreti, botteghini che languiscono e disoccupazione crescente nel settore. Il lamento e il sacrificio sono divenuti martellanti, e tutte le aperture di stagione sono a rischio. Ma Santa Cecilia ce l’ha fatta con successo vero. La sala principale dell’Auditorium dispone di 2800 posti. In quest’occasione quelli disponibili erano “solo” 1200, con abbondanza di poltrone vuote e “trincerate” da nastri adesivi. Misuratori di temperatura all’ingresso, obbligo di mascherine, autodichiarazioni firmate, sedute in coppia solo per i “congiunti”.

Malgrado i controlli e le restrizioni, il clima è calmo e gioioso. Ed è magnifico il programma scelto da Antonio Pappano, direttore musicale di Santa Cecilia, scandito dal Te Deum di Anton Bruckner nella prima parte e da Il canto della terra di Gustav Mahler nella seconda. Senza intervallo, come impongono le norme vigenti. Una magia d’intenti collettivi e una percepibile condivisione “spirituale” animano i gruppi dei musicisti, cioè l’orchestra ceciliana sul palco e il coro alle sue spalle, disseminato nell’alta galleria sullo sfondo della sala. Pappano guida il viaggio dal podio con la sua abituale sapienza appassionata ma anche con una profondità “diversa”, esprimendo una particolare identificazione rituale con le due composizioni e una consapevolezza dell’importanza che riveste il momento.


Possente è l’architettura del Te Deum, e i dislocamenti dei coristi allargano il suono imprimendogli una sorta di tensione verticale. È come ritrovarsi dentro un’invisibile cattedrale. I temi di quest’impressionante lavoro polifonico di fine Ottocento procedono compatti nel fraseggio regolare e nella tonalità in do maggiore che dà una luce fortissima all’insieme, mentre ci investe in modo netto il ritmo di 4/4. Bruckner coglie e filtra originalmente i tesori della musica sacra, dalla vocalità gregoriana fino a sprazzi virtuosistici che sembrano ritagliati dagli ornamenti vocali barocchi. La religiosità cattura l’ascoltatore con un impatto vivo e brillante, estraneo a zone tenebrose.

Quando si passa al Canto della terra mahleriano l’atmosfera cambia: dal pezzo emanano una lievità e una raffinatezza di colori volatili e spesso malinconici. L’opera di poeticità estasiante (i cui testi cantati giungono da un’antologia di liriche cinesi) sa conquistarci col suo gioco speculare di rimandi tra vita e morte, nel succedersi e nello svilupparsi di percorsi onirici e nostalgici, di evocazioni del mistero della natura e di sentimenti commoventi improntati all’addio (Das Lied von der Erde fu l’ultimo ciclo vocale composto da Mahler, la cui scomparsa precedette il debutto, avvenuto a Monaco di Baviera nel 1911 con la direzione di Bruno Walter). Nella struttura si fondono due forme, quella del Lied e quella della sinfonia, consegnandoci una “Sinfonia per voce di contralto, tenore e grande orchestra”, tanto per riprendere il sottotitolo voluto dall’autore. A Santa Cecilia i solisti sono il contralto Gerhild Romberger e il bravo tenore Clay Hilley, accolti dalle entusiastiche ovazioni finali insieme al maestro del coro ceciliano, Piero Monti, e al principe della serata, Sir Tony Pappano.