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Giuseppe Fiorello: "La tv non mi stanca, ma amo il cinema e divento regista"

Sul set del film 'L'afide e la formica' l'annuncio del nuovo progetto dell'attore
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Giuseppe Fiorello ha appena girato a Lamezia Terme una scena di massa, una maratona che si corre nel paesino calabrese in cui è ambientato L'afide e la formica, opera prima di Mario Vitale. "Avevamo voglia tutti di ricominciare e malgrado la fatica dei protocolli, siamo riusciti a portare a casa un film a cui tengo molto".

Perché?
"Ho letto la sceneggiatura durante il lockdown, mi ha folgorato. Nel film sono un insegnante di ginnastica che vuole riportare in vita la tradizionale maratona del paese, un progetto che aveva con il figlio che è stato ucciso. Gli studenti lo snobbano, c'è una parte della nuova generazione che osserva il mondo invece di parteciparvi in modo attivo e vive di frustrazioni e invidie, penso al caso estremo del giovane che ha ucciso due fidanzati perché erano "troppo felici". C'è una promettente atleta, Fatima, italiana ma di genitori marocchini. La madre la osteggia perché lei…
Giuseppe Fiorello ha appena girato a Lamezia Terme una scena di massa, una maratona che si corre nel paesino calabrese in cui è ambientato L'afide e la formica, opera prima di Mario Vitale. "Avevamo voglia tutti di ricominciare e malgrado la fatica dei protocolli, siamo riusciti a portare a casa un film a cui tengo molto".

Perché?
"Ho letto la sceneggiatura durante il lockdown, mi ha folgorato. Nel film sono un insegnante di ginnastica che vuole riportare in vita la tradizionale maratona del paese, un progetto che aveva con il figlio che è stato ucciso. Gli studenti lo snobbano, c'è una parte della nuova generazione che osserva il mondo invece di parteciparvi in modo attivo e vive di frustrazioni e invidie, penso al caso estremo del giovane che ha ucciso due fidanzati perché erano "troppo felici". C'è una promettente atleta, Fatima, italiana ma di genitori marocchini. La madre la osteggia perché lei, musulmana, vorrebbe correre all'occidentale, senza velo e in calzoncini".

Il titolo?
"Una mia idea. Della ragazza s'innamora un coetaneo appassionato di entomologia che le spiega il rapporto stupendo tra afide e formica. Il regista gira benissimo. Sognamo il grande schermo, anche se il periodo è incerto".


Ha fatto pochi film al cinema.
"Sì, ruoli piccoli in film interessanti. Non sono stanco della tv, ma il cinema lo amo. Però il cinema non si è fidato di me, forse perché troppi mi considerano chiuso nel mio mondo televisivo o pensano che chieda chissà quali compensi. Invece sono qui al servizio di questo giovane debuttante in cui credo. E vorrei che il pubblico continuasse ad andare in sala. Il cinema ha cambiato anche la vita della mia famiglia".

In che senso?
"Durante il lockdown uno dei miei figli ha iniziato ad avere problemi con le lezioni a distanza, si è sentito destabilizzato. Gli ho chiesto di vedere con me C'era una volta in America. Due mesi dopo mi dice "papà sto calcolando che abbiamo visto insieme settanta film". Da Leone a De Niro, ai film di Scorsese e da lì a quelli Di Caprio, si è appassionato e tornando a scuola i docenti si sono stupiti del gigantesco cambiamento di testa e linguaggio. In più lui che doveva partire per Boston per una scuola di chitarra - i biglietti già comprati - ora vuole fare cinema".

Giuseppe Fiorello col fratello Rosario e la sorella Catena (fotogramma)

A un certo punto durante l'emergenza lei è insorto contro chi faceva troppe esibizioni.
"Perché l'afflato altruista per alcuni si è trasformato in una spinta egoistica che mancava di rispetto ai tanti morti. Dietro avevano iniziato a lavorare le case discografiche, c'era la lotta per accaparrarsi gli ospiti, la massa di follower che ha un valore economico. Stava diventando tutto troppo falso".

Durante la clausura ha avuto modo di sentirsi di più con i suoi fratelli Rosario, Catena e Anna?
"Sì, ci siamo concentrati nell'assistere nostra madre, ci davano il cambio, abitiamo vicino".

Per i suoi fratelli lei a 51 anni è ancora u picciriddo?
"Sì, anche se ora sono padre quella parte di me resterà sempre. Ci ho costruito lo show teatrale Penso che un sogno così..., mettendo insieme me, mio padre e Mimmo Modugno. Se papà avesse avuto il coraggio di partire per Roma con la valigia di cartone invece di diventare finanziere, nella storia della musica al posto di Mimmo forse ci sarebbe lui. Dopo 450 repliche ne preparo una versione tv per gennaio. In autunno vedrete il crime Gli orologi del diavolo, storia vera di un infiltrato civile nei Narcos abbandonato dallo stato e nel nuovo anno spero anche il film su Mimmo Lucano, ora che le accuse contro di lui sono cadute".

Tanti progetti. Quello a cui tiene di più?
"La verità è che nella recitazione sono inciampato e mi ci sono trovato bene. Ma il mio sogno era la regia. Ho l'età giusta per debuttare, il set in estate, con il mio film. È ispirato a un fatto di cronaca: il suicidio o omicidio di due adolescenti siciliani alla fine dei Settanta. La storia dolorosa e poetica di due ragazzi che si volevano bene e camminavano mano nella mano con la meravigliosa incoscienza che ti regala l'amore. Penso alla loro purezza adolescenziale, che andava protetta, e quanto gli adulti sono spietati, anche verso i loro figli. Le cose non sono tanto cambiate rispetto alle coppie dello stesso sesso, penso al giovane che ha provocato la morte della sorella, per lui colpevole di amare un trans. Sarà anche un omaggio all'artista che ha firmato la colonna sonora della mia vita, Franco Battiato. Vorrei alcuni suoi brani, uno l'ho scelto per il titolo del film: Stranizza d'amuri".