Lino Musella: "Ho dormito in teatro e ora lo difendo come Eduardo"
Rodolfo di Giammarco , di RODOLFO DI GIAMMARCOL'attore di 'Gomorra' dal 22 in scena con 'Tavola tavola chiodo chiodo...'
Ha dormito tante volte nei teatri, non ho mai smesso di fare anche il tecnico dei propri allestimenti, passa dai Sonetti di Shakespeare in napoletano ai diari fiamminghi di Jan Fabre, e pur avendo solo quarant'anni Lino Musella ha già all'attivo 54 spettacoli e 20 film. Il cinema si contende questo teatrante puro. È nel cast di Qui rido io di Mario Martone impersonando Benedetto Croce che difese Scarpetta, e tra i film in uscita è ne La belva di Ludovico Di Martino, ne Il cattivo poeta di Gianluca Iodice, e in Tigers dello svedese Ronnie Sandhal.
Adesso però Musella riflette sulle condizioni critiche dei lavoratori della scena, e s'è ispirato a scritture e discorsi etici di Eduardo De Filippo per ideare Tavola tavola, chiodo chiodo..., dal 22 ottobre al Teatro San Ferdinando (repliche poi a Milano e a Roma), coprodotto da Stabile di Napoli e Compagnia Elledieffe. "A darmi lo spunto è stata un'energica lettera aperta di Ed…
Adesso però Musella riflette sulle condizioni critiche dei lavoratori della scena, e s'è ispirato a scritture e discorsi etici di Eduardo De Filippo per ideare Tavola tavola, chiodo chiodo..., dal 22 ottobre al Teatro San Ferdinando (repliche poi a Milano e a Roma), coprodotto da Stabile di Napoli e Compagnia Elledieffe. "A darmi lo spunto è stata un'energica lettera aperta di Ed…
Ha dormito tante volte nei teatri, non ho mai smesso di fare anche il tecnico dei propri allestimenti, passa dai Sonetti di Shakespeare in napoletano ai diari fiamminghi di Jan Fabre, e pur avendo solo quarant'anni Lino Musella ha già all'attivo 54 spettacoli e 20 film. Il cinema si contende questo teatrante puro. È nel cast di Qui rido io di Mario Martone impersonando Benedetto Croce che difese Scarpetta, e tra i film in uscita è ne La belva di Ludovico Di Martino, ne Il cattivo poeta di Gianluca Iodice, e in Tigers dello svedese Ronnie Sandhal.
Adesso però Musella riflette sulle condizioni critiche dei lavoratori della scena, e s'è ispirato a scritture e discorsi etici di Eduardo De Filippo per ideare Tavola tavola, chiodo chiodo..., dal 22 ottobre al Teatro San Ferdinando (repliche poi a Milano e a Roma), coprodotto da Stabile di Napoli e Compagnia Elledieffe. "A darmi lo spunto è stata un'energica lettera aperta di Eduardo pubblicata da Paese Sera nel 1959. Eduardo si rivolgeva al ministro dello Spettacolo Umberto Tupini, denunciando la condizione depressa del teatro italiano. Quel documento rivelò tutto il malessere d'un settore basato su provvidenze automatiche, e riuscì a smuovere varie commissioni di lavoro". La lettera-manifesto figura nel libro Eduardo dietro le quinte d'una collaboratrice storica dell'autore-attore, Maria Procino, che ha fornito a Musella più d'uno strumento di ricerca.
"Per molti artisti attualmente in difficoltà è necessario che si levino voci in difesa del teatro, che nella società dei nostri giorni, con l'incombere della pandemia, rischia di non essere più importante. Io reciterò le parole civili di Eduardo perché ho fatto apprendistato all'antica italiana fin da sedicenne. Ho contribuito, a Napoli, all'apertura del Teatro Politeama, lavorandoci fino alle ore piccole e trascorrendo lì la notte, per andare a scuola la mattina. Poi alla fine degli anni 90 ho dormito anche negli spazi teatrali romani della ricerca. Avevo un rapporto fisico con le sale. Affrontando precariati e nomadismi". Coinvolto in tante imprese, Musella ha operato a Milano e Torino, ha fatto compagnia con Paolo Mazzarelli, è stato riaccolto nella Napoli di Tonino Taiuti, e di Gomorra. "Mi piace non cambiare, mantenere una semplicità di fondo. Mi innamoro dei testi moderni inglesi. Ho creduto a pieno a come Antonio Latella m'ha diretto in Natale in casa Cupiello. Torno a Eduardo perché Tommaso, il figlio di Luca, m'ha proposto le poesie eduardiane, e pensando a quella sua leggendaria voce mite e forte, a lui che a Palazzo Madama si rivolse ai senatori citando i giovani in difficoltà, io ho chiesto, per il teatro d'adesso in ginocchio, di poter "dire" i suoi appunti, le sue corrispondenze". E così sarà, con musiche dal vivo di Marco Vidino. Il titolo è una lapide che figura al San Ferdinando, omaggio di Eduardo al capomastro cui si dovette la ricostruzione del teatro.
"Ho setacciato anche copioni e pezzi sulla recitazione, lasciando spazio a una zona famigliare dedicata a Luca bambino, e a scambi con Peppino (in modo che non si sappia chi scrive). L'impianto forse ricorderà un balcone, o un presepe. Il serio donchisciottismo di Eduardo deve arrivare anche a noi".
Adesso però Musella riflette sulle condizioni critiche dei lavoratori della scena, e s'è ispirato a scritture e discorsi etici di Eduardo De Filippo per ideare Tavola tavola, chiodo chiodo..., dal 22 ottobre al Teatro San Ferdinando (repliche poi a Milano e a Roma), coprodotto da Stabile di Napoli e Compagnia Elledieffe. "A darmi lo spunto è stata un'energica lettera aperta di Eduardo pubblicata da Paese Sera nel 1959. Eduardo si rivolgeva al ministro dello Spettacolo Umberto Tupini, denunciando la condizione depressa del teatro italiano. Quel documento rivelò tutto il malessere d'un settore basato su provvidenze automatiche, e riuscì a smuovere varie commissioni di lavoro". La lettera-manifesto figura nel libro Eduardo dietro le quinte d'una collaboratrice storica dell'autore-attore, Maria Procino, che ha fornito a Musella più d'uno strumento di ricerca.
"Per molti artisti attualmente in difficoltà è necessario che si levino voci in difesa del teatro, che nella società dei nostri giorni, con l'incombere della pandemia, rischia di non essere più importante. Io reciterò le parole civili di Eduardo perché ho fatto apprendistato all'antica italiana fin da sedicenne. Ho contribuito, a Napoli, all'apertura del Teatro Politeama, lavorandoci fino alle ore piccole e trascorrendo lì la notte, per andare a scuola la mattina. Poi alla fine degli anni 90 ho dormito anche negli spazi teatrali romani della ricerca. Avevo un rapporto fisico con le sale. Affrontando precariati e nomadismi". Coinvolto in tante imprese, Musella ha operato a Milano e Torino, ha fatto compagnia con Paolo Mazzarelli, è stato riaccolto nella Napoli di Tonino Taiuti, e di Gomorra. "Mi piace non cambiare, mantenere una semplicità di fondo. Mi innamoro dei testi moderni inglesi. Ho creduto a pieno a come Antonio Latella m'ha diretto in Natale in casa Cupiello. Torno a Eduardo perché Tommaso, il figlio di Luca, m'ha proposto le poesie eduardiane, e pensando a quella sua leggendaria voce mite e forte, a lui che a Palazzo Madama si rivolse ai senatori citando i giovani in difficoltà, io ho chiesto, per il teatro d'adesso in ginocchio, di poter "dire" i suoi appunti, le sue corrispondenze". E così sarà, con musiche dal vivo di Marco Vidino. Il titolo è una lapide che figura al San Ferdinando, omaggio di Eduardo al capomastro cui si dovette la ricostruzione del teatro.
"Ho setacciato anche copioni e pezzi sulla recitazione, lasciando spazio a una zona famigliare dedicata a Luca bambino, e a scambi con Peppino (in modo che non si sappia chi scrive). L'impianto forse ricorderà un balcone, o un presepe. Il serio donchisciottismo di Eduardo deve arrivare anche a noi".