'Fortuna' alla Festa di Roma: Pina Turco e una carriera dalla parte delle bambine
Arianna Finos
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di ARIANNA FINOS
Il film di Nicolangelo Gelormini ispirato alla tragica vicenda accaduta nel 2014 a Parco Verde di Caivano, nel Napoletano
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Nel film Fortuna del debuttante Nicolangelo Gelormini, presentato nella selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma e ispirato alla vera storia di Fortuna Loffredo, buttata giù da un palazzo dal vicino di casa, a soli sei anni, perché non raccontasse gli abusi subiti con altri coetanei, Pina Turco - attrice già candidata al David per il film Il vizio della speranza - interpreta il doppio ruolo della madre rapace e della psicologa indifferente. Entrambe le figure hanno un alter ego benigno, incarnato da Valeria Golino.
“L’episodio di cronaca fu deflagrante – spiega Pina Turco - qualche anno fa costrinse gli adulti, non solo campani, a chiedersi cosa stesse succedendo. Come fosse stato possibile. Leggendo la sceneggiatura ho pensato con tenerezza immensa alla bambina che non era stata protetta dagli adulti. Nicolangelo mi ha spiegato che voleva prendere dalla cronaca solo uno spunto per poi andare da un’altra parte, per essere l…
Nel film Fortuna del debuttante Nicolangelo Gelormini, presentato nella selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma e ispirato alla vera storia di Fortuna Loffredo, buttata giù da un palazzo dal vicino di casa, a soli sei anni, perché non raccontasse gli abusi subiti con altri coetanei, Pina Turco - attrice già candidata al David per il film Il vizio della speranza - interpreta il doppio ruolo della madre rapace e della psicologa indifferente. Entrambe le figure hanno un alter ego benigno, incarnato da Valeria Golino.
“L’episodio di cronaca fu deflagrante – spiega Pina Turco - qualche anno fa costrinse gli adulti, non solo campani, a chiedersi cosa stesse succedendo. Come fosse stato possibile. Leggendo la sceneggiatura ho pensato con tenerezza immensa alla bambina che non era stata protetta dagli adulti. Nicolangelo mi ha spiegato che voleva prendere dalla cronaca solo uno spunto per poi andare da un’altra parte, per essere libero di restituire a questa bambina la seconda possibilità che avrebbe meritato”. Del ruolo della madre dice che è “una donna inadeguata. Arrancava, non codificava il sistema emotivo di questa bambina, non ne aveva gli strumenti. Quando ho saputo che Valeria, il mio alter ego, lavorava sull’armonia, la tenerezza, io ho preso la direzione opposta. Nella prima parte del film lei balla, fluttua, io arranco, striscio, sono per terra. Sono i personaggi che mi piacciono di più, forse perché sono semplicemente più brava a farli. Gira con un motorino vecchio, con la vestaglia che si alza in volo, ho pensato che era un uccello rapace”.
Valeria Golino, Pina Turco e, al centro, Cristina Magnotti nel film 'Fortuna'; nella foto in alto, Turco con la piccola Magnotti
Non ha voluto studiare la vera madre di Fortuna, “quando c’è un personaggio reale la tentazione è forte ma avevo paura dell’imitazione. Solo alla fine del set ho visto una sua intervista. Ho pensato che fosse una donna che soffriva molto, non solo per la perdita della figlia. Mi ha fatto tenerezza”. Per quanto nel film non si veda mai la violenza, a tratti è difficile da sostenere il tradimento dell’innocenza. “Ne ho il terrore, da madre. Credo che lo sia per tutti i genitori. E non vorrei, anche su cose piccole, tradire la fiducia di mio figlio. Perché fare il genitore non è semplice. E’ la sfida più importante. Il cinema ti permette di indagare su cose che sono profonde e questo film, come genitore ti permette di dirti: fermiamoci un attimo a capire dove stiamo andando”.
La storia vera è accaduta a Parco Verde, nel napoletano, “ma il regista voleva staccarsi dal luogo specifico. Non legarci geograficamente. Ci sono bambini felici a Parco Verde. Come tante periferie della subcultura rispetto alla cultura egemone, Parco Verde è il classico luogo dove non arrivano tante cose, imperturbabile, troppo resiliente, in cui non riesce a filtrare la realtà, la cultura. E quando accade a catena è più probabile il rischio che si verifichino cose spiacevoli. Ma ciò non accade solo dove non c’è la cultura. Non è il livello culturale che fa la cronaca. Ma è dove penetra il bello dell’essere umano che accadono queste cose”.
Pina Turco ha una laurea in antropologia “ma ho fatto tantissimi lavori. La parcheggiatrice, la bagnina, la cameriera, ho lavorato in una cooperativa sociale assistendo bambini disabili. Alla fine ho avuto un percorso disorganico, film, lavori, pause. Ora posso dire che tutto è confluito in modo armonico. Quando lavoro a un personaggio tutto torna”. Il lavoro di assistente sociale l’ha messa in contatto con realtà difficili. “Ho seguito per tanto tempo una bimba schizofrenica, aveva otto anni, con tanti scatti di ira, 'pugnalava' con le matite i compagni a scuola”. Sul set di Gomorra 2, interpretando la moglie di Ciro-Marco D’Amore, “nella scena della morte ho riprodotto quello che avevo visto nell’impazzimento finale del personaggio, di chi perde il controllo e va da un’altra parte”. Ha scelto di lavorare nel sociale “perché mi piacciono i fragili. Sto sempre dalla parte di chi sta peggio. Magari ho l’arroganza di pensare di aiutarli a cambiare. Mi piace chi parte in svantaggio, io sono partita da meno venti. Dalla periferia del mondo, Torre del Greco, orfana di madre a diciott’anni. Ho sempre voluto fare l’attrice, anche se non ne parlavo. A Roma volevo laurearmi per avere una sponda sicura, e poi tentare il sogno. Avevo 250 euro e nessun amico”.
Il momento più difficile, “quando una parrucchiera dei Parioli mi licenziò in malo modo perché non sapevo fare bene lo shampoo. Sul bus affollato piangevo, mi sentivo sola”. Il più bello? “L’incontro con Edoardo De Angelis”: Il regista la vide alla cerimonia dei David, lei aveva vinto il premio per la sceneggiatura del corto Bellissima. Lui la cercò: “Gli spiegai che però ero un’attrice. Parlammo a lungo in un bar e nella metro, al ritorno, capii che non mi sarei separata da lui. Solo anni dopo un suo amico mi confidò che Edoardo era rimasto folgorato vedendomi in tv e aveva voluto conoscermi”. Il vizio della Speranza, ambientato nel girone infernale della prostituzione, lo ha girato quando aveva partorito da poco il loro bambino: “Edo continuava a dirmi che non ero pronta e aveva ragione. Avevo un po’ di depressione post parto, ma non mi sono tirata indietro”; del set “ricordo giorni di pioggia terribile in luoghi allucinanti, le buste della spazzatura legate con lo scotch a mo’ di stivali. Edo sa coinvolgere la troupe”.
Il momento più sorprendente della carriera è stato “il provino di Gomorra, con la casting Laura Muccino e il regista Stefano Sollima. D’Amore cerca di darmi un bacio, io m’incazzo e reagisco, sale la tensione. Alle fine ho pensato che se lo avessi incontrato per strada l’avrei messo sotto con la macchina. E invece questa sua provocazione ha creato la dinamica giusta e ho avuto il ruolo”. Tra i progetti, due titoli attesi: Natale in casa Cupiello di Edoardo De Angelis, “sono Ninuccia, la figlia di Sergio Castellitto, un set magnifico e lui lo adoro”, e a marzo una serie con Vittoria Puccini per Rai 1, “la poliziotta che insegue la fuggitiva, ci ritroveremo più vicine di quel che pensiamo. E’ un periodo bellissimo. Ma la verità è che sto anche pensando di fare un altro figlio”.