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Anna Netrebko riparte dalla Scala: "L'opera annaspa e sta cercando di non annegare"

Intervista al soprano, che a Milano registra una serata destinata a diventare un cd e un video
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Si può debuttare anche in tempo di Covid. Basta essere nel teatro giusto, la Scala, «uno di quelli che più amo al mondo» dice Anna Netrebko. Il soprano russo, moglie del tenore Yusif Eyvazov, indiscussa diva del mondo internazionale dell’opera, questa sera fa il suo primo concerto a Milano. Amatissima in Scala, star di quattro inaugurazioni e altre produzioni, sarà accompagnata dall’orchestra diretta da Riccardo Chailly in un sontuoso programma antologia di arie di Verdi, Puccini, Cilea e Ponchielli.

La registrazione della serata sarà la base per una produzione discografica da completare il 20 febbraio 2021 con Wagner. Il 15 novembre Netrebko canterà ancora alla Scala: col pianoforte, in un recital più squisitamente liederistico. «Sono una cantante da palcoscenico che ama recitare, truccarsi, indossare i costumi, interagire con i coristi, ma queste occasioni musicali sono preziose. Oltre che un’opportunit&a…
Si può debuttare anche in tempo di Covid. Basta essere nel teatro giusto, la Scala, «uno di quelli che più amo al mondo» dice Anna Netrebko. Il soprano russo, moglie del tenore Yusif Eyvazov, indiscussa diva del mondo internazionale dell’opera, questa sera fa il suo primo concerto a Milano. Amatissima in Scala, star di quattro inaugurazioni e altre produzioni, sarà accompagnata dall’orchestra diretta da Riccardo Chailly in un sontuoso programma antologia di arie di Verdi, Puccini, Cilea e Ponchielli.

La registrazione della serata sarà la base per una produzione discografica da completare il 20 febbraio 2021 con Wagner. Il 15 novembre Netrebko canterà ancora alla Scala: col pianoforte, in un recital più squisitamente liederistico. «Sono una cantante da palcoscenico che ama recitare, truccarsi, indossare i costumi, interagire con i coristi, ma queste occasioni musicali sono preziose. Oltre che un’opportunità per mettersi alla prova: i concerti, la musica da camera con pochi sono una prova di forza e di intelligenza per chi canta».

Tre programmi, tre repertori: a quale si sente più vicina?
«Non saprei. Anzi sì: oggi scelgo la dimensione dell’opera italiana».

Il programma forse meno faticoso…
«Wagner impone una disciplina vocale forte ma la personalità diversa e distinta delle arie italiane rende il programma di oggi non meno impegnativo».

Un mese fa annunciò di avere contratto una polmonite da Covid dal basso Ildar Abdrazakov durante il “Don Carlo” a Mosca. Cosa ricorda quell’esperienza?
«Non è stata facile sul momento. E una volta guarita avevo due scelte: rimanere rinchiusa con la paura di essere infettata o iniziare a lavorare con il rischio di ammalarmi. Ho scelto la seconda».


Anna Netrebko è Tosca all'inaugurazione della Scala lo scorso dicembre 

Lo rifarebbe?
«Sì, anche se il Covid è una malattia seria e fa paura. Sono stata fortunata perché curata bene e tempestivamente. In poco meno di due settimane ho ricominciato la vita normale».

Anche a cantare?
«Sono stata malata e indebolita dai farmaci quindi la ripresa è stata progressiva e faticosa ma la voce non ne ha risentito».

Ne ha risentito l’organizzazione mondiale dell’opera.
«Per conto mio la chiusura è stata fin eccessiva per tutte le attività tant’è che l’economia mondiale è a terra. Teatri e artisti sono rimasti senza occupazione per mesi».

Anche in Russia?
«Come in Italia, e diversamente dal resto d’Europa che, a parte l’Austria, si sta rimettendo in piedi con pericolosa lentezza, ha fatto in modo di riaprire i teatri, in tutta sicurezza e al più presto».

Per questo poi è tornata così spesso in Italia.
«Ma io amo l’Italia da sempre; non solo per come ha saputo darci le possibilità di riprendere la nostra vita. Gli spettacoli all’aperto hanno indicato una strada che ha permesso a tutto il sistema-opera di far lavorare e pagare i suoi artisti, trainando il resto della musica dal vivo. Qualunque cosa avvenga, questi mesi hanno consentito a tutti di tirare un po’ il respiro. Non potrà essere peggio».




Le regole sanitarie hanno cambiato la professione del cantante? Ad esempio, meno opere e più concerti…
«Spero proprio di no».

Come nasce il progetto concerto+cd della Scala?
«Non come una semplice registrazione dal vivo: è un’idea più ampia, include un video e altri contributi documentaristici. Ci stiamo lavorando».

Come dire che oggi, anche per un divo del canto, non basta solo cantare bene?
«Ci sono altri modi di comunicare, il pubblico è più sofisticato e non omogeneo. Ma lo strumento-voce e il suo fascino devono restare sempre al centro».

Che futuro ha il mondo dell’opera?
«Lo vedo come un animaletto che annaspa in una buca piena d’acqua e cerca di non affogare».

Pessimista, quindi?
«Per gli artisti ogni giorno può portare una cancellazione, un cambio di programma, uno spostamento. Difficile essere ottimisti».

Non le bastano i concerti, quindi?
«Mi sento un’attrice, non solo una cantante. Amo il teatro, i suoi spazi e le persone che ci lavorano. Oggi la sfida è trasformare il concerto in teatro. Alla Scala stiamo lavorando in questo senso, e bene».