Alida Valli, bellezza e libertà: nei diari di una vita il ritratto di un'antidiva
Arianna Finos
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di Arianna Finos
Alla Festa del cinema di Roma un documentario acconta l'attrice attraverso i suoi appunti quotidiani e le lettere, scritte e ricevute
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Dopo la versione di Totti è di scena quella di Alida Valli. Se in Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli il campione ha commosso la Festa di Roma facendo da voce narrante alla sua vita finora, in Alida pensieri e ricordi, risate e dolori dell’indimenticata attrice scomparsa nel 2006 sono affidati alla parola scritta, alle migliaia di lettere e pagine di diario (lette da Giovanna Mezzogiorno) che hanno accompagnato la sua vita. E, sullo sfondo rispetto agli affetti, una carriera che ha attraversato il cinema dei telefoni bianchi e la Hollywood anni Quaranta, incrociato le strade di autori come Soldati e Hitchcock, Welles e Visconti, Pasolini e Bertolucci.
Da quel tesoro di carta e bobine è partito Mimmo Verdesca, due Nastri d’argento vinti per In arte Lilia Silvi e Sciuscià 70, per realizzare il documentario, già selezionato per Cannes Classics 2020 e che arriverà in sala con Istituto Luce Cinecittà il 16, 17 e 18 novembre. &…
Dopo la versione di Totti è di scena quella di Alida Valli. Se in Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli il campione ha commosso la Festa di Roma facendo da voce narrante alla sua vita finora, in Alida pensieri e ricordi, risate e dolori dell’indimenticata attrice scomparsa nel 2006 sono affidati alla parola scritta, alle migliaia di lettere e pagine di diario (lette da Giovanna Mezzogiorno) che hanno accompagnato la sua vita. E, sullo sfondo rispetto agli affetti, una carriera che ha attraversato il cinema dei telefoni bianchi e la Hollywood anni Quaranta, incrociato le strade di autori come Soldati e Hitchcock, Welles e Visconti, Pasolini e Bertolucci.
Da quel tesoro di carta e bobine è partito Mimmo Verdesca, due Nastri d’argento vinti per In arte Lilia Silvi e Sciuscià 70, per realizzare il documentario, già selezionato per Cannes Classics 2020 e che arriverà in sala con Istituto Luce Cinecittà il 16, 17 e 18 novembre. «Ho voluto raccontare la donna, prima che l’attrice perché la sua personalità ha influenzato la carriera – racconta Verdesca – Era libera, indipendente, combattiva. Soprattutto moderna. Rifiutava l’etichetta da diva, era una persona schiva e non volendo raccontarsi in pubblico, lo faceva in privato». Amava il silenzio, «glielo avevano insegnato i genitori, in casa c’era poco dialogo, si parlavano con gli sguardi».
Alida Valli con Giulio Brogi in 'La strategia del ragno' (1972) di Bernardo Bertolucci
Alida nei diari è assolutamente onesta, ci mette tutto quel che le appartiene, a partire dall’ironia. Il racconto in soggettiva è scandito da un possente e sorprendente materiale visivo: le scene di film, foto e filmati di famiglia inediti, interviste realizzate in Francia e Messico. «Grazie al nipote ho avuto accesso all’archivio che la famiglia ha donato al Fondo Valli. Copioni, lettere degli ammiratori, i filmini in Super8 che giacevano in scatole polverose». Mentre sullo schermo scorrono le immagini di Alida ragazzina e poi fanciulla, colpisce la qualità della scrittura, «una dote ereditata dal papà, professore di Lettere e Filosofia».
«La vita di Alida ha attraversato epoche e accompagnato generazioni, dal Fascismo fino alla mafia raccontata in Il lungo silenzio con Anna Gravina. Le lettere degli ammiratori, milioni di ragazzi e poi tanti soldati al fronte.In mezzo raccontano la tragedia della Guerra, più avanti ecco i dettagliati segreti della Hollywood d’oro, ancora avanti l'assalto mediatico durante il processo Montesi, in cui fu testimone di Piero Piccioni. "Ha rappresentato la gente normale, questa è stata la sua forza: la amavano non solo per la bellezza e la bravura ma per la semplicità. Il suo mettere davanti la vita familiare, i figli, gli affetti, gli amici». La cosa che più ha colpito il regista, che si è immerso per due anni nel materiale poderoso, è «quanto le sue scelte e le sue lotte siano sempre state fatte in nome dell’amore. Ha subito molte perdite, la morte del padre e soprattutto del grande amore di gioventù, il pilota di guerra Carlo Cugnasca". Alida ha vissuto il dramma di tanti. Per settimane, nel ‘41, ha scritto all’amato per scoprire che era già morto in Libia. Sul diario scriveva: "Mi hanno consegnato il suo baule, ancora sporco di sabbia. Buio». «A quelle parole strazianti - dice il regista - ho voluto accompagnare il primo piano di una scena di Catene invisibili, gli occhi pieni di lacrime che fotografano il dolore di Alida».
In un'intervista le chiedono quanti uomini abbia amato, Alida scherza, ma poi dice tre. «Per deduzione da ciò che ho letto, immagino Cugnasca, il musicista Piero Piccioni, che pure la trascinò da testimone nel processo Montesi e il regista Giancarlo Zagni, che dopo sedici anni insieme la lasciò perchè aspettava un figlio da un'altra donna. Quando invece racconta la separazione dall’unico marito, Oscar De Meio, da cui ha avuto il figlio Carlo, dice che "restiamo amici, come siamo sempre stati"».
Tra i tanti film girati ricordava con piacere quelli che avevano rappresentato una svolta nella carriera, Piccolo mondo antico di Mario Soldati (che in un’intervista racconta come fu travolto dalla vitalità della giovane Alida). «Non so se abbia amato Il caso Paradine, e di Il terzo uomo, che ha segnato la storia del cinema, i diari rivelano una lavorazione traumatica, il senso di inadeguatezza. Senso di Visconti è il ruolo per cui tutti oggi lo ricordiamo. E il dimenticato francese L’inverno ti farà tornare, Palma d’oro nel 61". Alida era amata come un’attrice francese, ci racconta nel documentario il delegato generale del festival di Cannes Thierry Frémaux. Ancora, Strategia del ragno: «Con Bernardo e con Giuseppe Bertolucci - ancora Verdesca - il rapporto era molto profondo. Bernardo era malato ma continuava a chiamarmi per dirmi "nel film su Alida voglio esserci". La sua testimonianza in questo film è una delle sue ultime apparizioni».
Marco Tullio Giordana la racconta libera anche dalla costrizione della bellezza. Dice Verdesca: «È invecchiata naturalmente, non viveva nella nostalgia dei ricordi, diceva “Non è importante restare giovane e bella, ma avere qualcosa da dire”». Le lettere di Alida oggi sono anche un racconto dal di dentro di tanti mondi di cinema, «tantissimi dettagli su com’era la vita a Hollywood, come si giravano i film, del set di Hitchcock e di Carol Reed, del produttore Selznick». Ha conservato le lettere di Orson Welles, Walt Disney, Otto Preminger, Greta Garbo. «È commovente quella di Anna Magnani quando Alida è in partenza per Los Angeles, celebrata dal mondo del cinema con una festa a Cinecittà. "Alida vai, sali sempre più in alto. Siamo con te, affettuosamente ti seguiamo da lontano e aspettiamo il tuo ritorno"».