28 agosto 1963: Jan Baez e Bob Dyan cantano alla marcia su Washington per il lavoro e la libertà
Joan Baez, impegno e melodia della folksinger che non ha mai voluto essere una star
Ernesto Assante
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di ERNESTO ASSANTE
Dall'esibizione storica alla marcia su Washington del 1963 al dito medio alzato pochi giorni fa davanti alla Trump Tower, l'artista newyorkese non ha mai smesso di combattere le sue cause. Repubblica la omaggia con una playlist su Apple Music intitolata Joan Baez, then and now provando a riunire le canzoni più rappresentative dei suoi cinquant'anni di carriera. Un compito difficilissimo. Perché il suo repertorio non è fatto di hit ma di storia, poesia e passioni, amori e dolori. E il successo? Quello non le è mai davvero interessato
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Ci sono alcune immagini che racchiudono in sé tutta la storia di Joan Baez. La prima è del 28 agosto 1963: lei, giovanissima, accanto a un altrettanto giovanissimo Bob Dylan, sono su un piccolo palco a cantare le loro canzoni davanti alla moltitudine dei partecipanti alla marcia su Washington, marcia “per il lavoro e la libertà”, promossa da Martin Luther King e da tutte le associazioni che lottavano per i diritti civili. Joan e Bob sono lì perché sono artisti, sono folksinger, e sono parte integrante del movimento. La loro generazione è in prima linea per quelle battaglie di libertà.
La seconda, altrettanto indimenticabile, è ancora di agosto, sei anni dopo, quando Joan Baez sale sul palco di Woodstock. E’ incinta, suo marito è in prigione per aver rifiutato la chiamata alle armi per il Vietnam e lei, impavida, spavalda, brillante, canta davanti ai cinquecentomila ragazzi del fes…
Ci sono alcune immagini che racchiudono in sé tutta la storia di Joan Baez. La prima è del 28 agosto 1963: lei, giovanissima, accanto a un altrettanto giovanissimo Bob Dylan, sono su un piccolo palco a cantare le loro canzoni davanti alla moltitudine dei partecipanti alla marcia su Washington, marcia “per il lavoro e la libertà”, promossa da Martin Luther King e da tutte le associazioni che lottavano per i diritti civili. Joan e Bob sono lì perché sono artisti, sono folksinger, e sono parte integrante del movimento. La loro generazione è in prima linea per quelle battaglie di libertà.
La seconda, altrettanto indimenticabile, è ancora di agosto, sei anni dopo, quando Joan Baez sale sul palco di Woodstock. E’ incinta, suo marito è in prigione per aver rifiutato la chiamata alle armi per il Vietnam e lei, impavida, spavalda, brillante, canta davanti ai cinquecentomila ragazzi del festival con la sua voce cristallina e personalissima. E poi, ancora, Joan Baez, alla Casa Bianca, quando Obama diventa Presidente degli Stati Uniti, e molti dei suoi sogni di libertà e giustizia sembrano avverarsi, mentre canta We shall overcome. E poi l’ultima, di qualche giorno fa, con lei davanti alla Trump Tower, che alza il dito medio, in segno di sfida, a pochi giorni dalle elezioni americane, instancabile militante, combattente, cittadina. Joan Baez nel 2018 durante un concerto del tour di Whistle down the wind
Ecco, Joan Baez è questo e molto altro ancora, è una straordinaria interprete delle canzoni del mondo, comprese alcune leggendarie canzoni italiane. E' un’artista che ha inciso alcune delle più belle pagine del canzoniere folk americano, ma è anche una bravissima cantante pop, è una figura simbolo di un modo di vivere l’arte che non è mai solo intrattenimento, ma bellezza, cultura, impegno, storia e battaglia. Ha quasi ottant’anni ed è straordinariamente in forma, è ancora impegnata in mille battaglie, ancora fa sentire la sua voce. Fa pochi dischi, l’ultimo è Whistle down the wind, uscito nel marzo di due anni fa, un lavoro che ci mostra un’artista ancora in grado di sorprendere e di emozionare. Ed è venuta in tour in Italia nel 2019, offrendo ancora dal vivo la sua splendida voce.
La playlist che Repubblica vi propone su Apple Music, intitolata Joan Baez, then and now, è una sorta di piccolissima introduzione all’opera della cantante e autrice americana, che nella sua lunga avventura nella musica ha inciso ben 50 album in studio e un imponente numero di dischi dal vivo. Difficilissimo scegliere nel suo repertorio, che non è di certo fatto di hit, non avendo lei mai cercato il successo da classifica, ma è fatto di storia e di musica, di poesia e di passione, perché la Baez ha saputo con questi elementi costruire una vita intera, non soltanto la sua carriera come artista. C’è tutto il necessario, dunque, per provare a capire il suo mondo, fatto di impegno e di melodia, di vita e di sogni, di amori e dolori. Ci sono le canzoni che l’hanno trasformata nell’“Usignolo di Woodstock”, quelle che l’hanno resa famosa con Ennio Morricone, le canzoni dei repertori internazionali e quelle, poche, da cantautrice. E ci sono le canzoni di Bob Dylan, che lei ha sostenuto e amato, sia quando da giovanissimi suonavano nei coffee bar del Village newyorkese, sia quando Bob è diventato una star planetaria, un rapporto bello, ricco, alle volte combattuto, ma importantissimo per entrambi.
Imperdibile, davvero, è il documentario della serie “American Masters”, che trovate su YouTube intitolato Joan Baez How Sweet the Sound. C’è tutta la sua storia, raccontata con dovizia di particolari e di interviste, a lei e a chi con lei ha lavorato e vissuto. Bellissimo è l’inizio: c’è Joan Baez in una conferenza stampa che dice: “Non penso di essere qui come una star. Se proprio mi si vuole dare delle definizioni, la prima è ‘essere umano’, la seconda è ‘pacifista’ e se proprio ne volete una terza, ‘folksinger’”.
E c’è un altro bel documentario che vale la pena vedere, Joan Baez Documentary, che mette l’accento soprattutto sul suo lato di militante per i diritti civili e per la pace. Ci sono anche due live da non perdere: il primo ci presenta l’artista da giovane, nel 1965, nel pieno della sua evoluzione musicale, da folksinger pura a esponente della nuova musica giovanile americana, lo trovate come “Joan Baez – Full concert 1965”. L’altro è un concerto in cui Joan Baez è un’artista completa, matura, determinata, creativa, “Joan Baez full concert – Dec. 2012”, un perfetto documento di come, quasi cinquant’anni dopo, non solo la sua voce sia ancora magnifica, ma come la sua musica si sia evoluta restando fedele al passato.