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Sacha Baron Cohen: "Per girare il nuovo Borat ho rischiato la pelle"

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L'attore racconta il ritorno del suo personaggio nel film in streaming su Amazon Prime Video: stavolta prende di mira Rudolph Giuliani e i suprematisti bianchi
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Los Angeles - Lo scorso aprile l'irriverente comico inglese Sacha Baron Cohen fece irruzione - sotto mentite spoglie - in una manifestazione ultra-repubblicana a Olympia, nello stato di Washington. Si fece passare per un cantante country stile "Maga" (Make America Great Again) che invitava il pubblico - trumpiani irriducibili senza mascherina - a un coro contro Obama sul tema del "virus di Wuhan". Gli organizzatori, una volta capito la beffa, tentarono di intervenire: ma il danno era oramai fatto. Cohen aveva colpito ancora.

Quell'irruzione era una scena di Borat - Seguito di film cinema (il primo Borat nel 2006), dal lunghissimo sottotitolo - Consegna di una prodigiosa tangente al regime americano a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan - arrivato su Amazon Prime Video. L'eccentrico, mezzo folle giornalista kazako Borat Sangdiyev (Cohen), dopo 14 anni di lavori forzati, viene costretto dal presidente del suo paese a tornare in America e far …
Los Angeles - Lo scorso aprile l'irriverente comico inglese Sacha Baron Cohen fece irruzione - sotto mentite spoglie - in una manifestazione ultra-repubblicana a Olympia, nello stato di Washington. Si fece passare per un cantante country stile "Maga" (Make America Great Again) che invitava il pubblico - trumpiani irriducibili senza mascherina - a un coro contro Obama sul tema del "virus di Wuhan". Gli organizzatori, una volta capito la beffa, tentarono di intervenire: ma il danno era oramai fatto. Cohen aveva colpito ancora.

Quell'irruzione era una scena di Borat - Seguito di film cinema (il primo Borat nel 2006), dal lunghissimo sottotitolo - Consegna di una prodigiosa tangente al regime americano a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan - arrivato su Amazon Prime Video. L'eccentrico, mezzo folle giornalista kazako Borat Sangdiyev (Cohen), dopo 14 anni di lavori forzati, viene costretto dal presidente del suo paese a tornare in America e far dono di una scimmia dalle alte capacità sessuali all'attuale vicepresidente Mike Pence. Ma una volta arrivato scopre che invece della scimmia nella gabbia è arrivata la figlia di 15 anni, Sandra Jessica Parker Sangdiyev (interpretata dalla bravissima 24enne bulgara Maria Bakalova, vista in un episodio di Gomorra), che non sogna altro che vivere in una gabbia d'oro come Melania Trump, e decide di regalare lei: magari se non a Pence a Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York e avvocato di Trump, inscenando una finta intervista con Giuliani in un hotel di New York dove Cohen, questa volta prima sotto le spoglie di un microfonista e poi di un travestito, entra nella camera d'albergo dove telecamere nascoste rivelavano un Giuliani in imbarazzante posa con le mani letteralmente nei pantaloni. Cohen, ora anche su Netflix nei panni del militante di sinistra Abbie Hoffman nel film di Aaron Sorkin Il processo ai Chicago 7, continua a beffare i potenti.


Qual è il suo metodo per nascondersi?
"Non c'è metodo, semmai somiglianze. Nel senso che io affronto un personaggio partendo dal suo linguaggio. Che sia Borat, Ali G, Bruno o Abbie Hoffman la chiave per entrare nel mio personaggio è il modo in cui usano le parole, le pause, l'accento, il ritmo. Poi c'è il guardaroba e la parrucca, ma il linguaggio viene prima di tutto".

Non ha mai nascosto le sue critiche ai social media.
"Il controllo delle informazioni è nelle mani di poche persone, troppo poche, e questo è ingiusto e antidemocratico. Nessuno ha votato per queste persone, che dovrebbero invece essere responsabili. I social media sono la più grande macchina di propaganda nella storia, mezzo perfetto per divulgare bugie. Stiamo assistendo a una rivoluzione, quella tecnologica, che ha molto più impatto di quella industriale. Dopo la rivoluzione industriale i governi hanno passato decenni ad affrontarne le conseguenze: gli abusi individuali e sociali, la prostituzione, l'urbanizzazione selvaggia. E credo che siamo in un periodo analogo: solo ora ci stiamo accorgendo degli effetti negativi della rivoluzione tecnologica e i governi stanno cercando di mettere delle pezze, ma ci vorrà tempo prima di ottenere una legislazione che la controlli".


Ha avuto molti problemi a girare questo film?
"Ho capito che per fare un sequel di Borat mi dovevo mettere in situazioni profondamente scomode che mi avrebbero dato un bel po' di ansia. Una delle prime scene che abbiamo girato è stata alla manifestazione pro National Rifle Association, dove i suprematisti bianchi avevano minacciato una sparatoria di massa. Lo sapeva anche l'Fbi, e io ero andato con una T-shirt che non era esattamente a favore delle armi, quindi per la prima volta nella mia carriera mi sono messo un giubbotto anti proiettile; l'ho usato anche durante le scene del concerto a Olympia. C'erano tanti di quei mitragliatori che se pure non fossi stato l'obiettivo avrei potuto comunque essere ammazzato. Quella volta ho davvero temuto per la mia vita. Quando hanno capito chi ero si sono buttati sulla macchina cercando di trascinarmi fuori e non sarebbe finita bene. Sono stato fortunato. Bisogna vedere ora se l'America sarà altrettanto fortunata fra due settimane".

L'ha sorpresa la dose di antisemitismo e intolleranza?
"Il primo film di Borat voleva mostrare questa dimensione semi-nascosta in America. Questa volta ho capito che quella dimensione è palese, abbracciata dal presidente americano. Per Borat 2 ho passato cinque giorni sotto copertura con due di questi fanatici che sotto sotto erano brave persone che si sono bevute le bugie che gli vengono imposte da internet e dal Presidente. C'è umanità anche in loro".

Come è riuscito a girare la scena con Rudolph Giuliani?
"Non voglio rovinare la sorpresa del film, so che tutti ne parlano, ma dirò che come produttore non avrei mai lasciato un'attrice in una situazione pericolosa, quindi l'idea era sempre stata quella di intervenire. L'unica persona responsabile di quello che è successo con Rudy Giuliani è Rudy Giuliani stesso".

Non hanno cercato di fermarla?
"Dico solo che era così preoccupato da chiamare la polizia, che ha fatto irruzione nella stanza d'albergo in cui eravamo. Generalmente serve un mandato di perquisizione per entrare e perquisire una stanza, o una casa. Non so cosa Giuliani abbia detto alla polizia. Ma non voglio dire molto di più, voglio che il pubblico si goda la scena! Giuliani ha rilasciato interviste dopo, ha detto che non ha fatto niente di inappropriato, e penso che sia un'affascinante esempio di quello che il regime Trump ritiene un giusto comportamento con le donne".

Come riesce a girare certe scene?
"Confesso che questo è il film più difficile che io abbia fatto fatto perché usavo il mio personaggio più famoso, riconosciuto in tutto il mondo. Io stesso pensavo sarebbe stato impossibile. Poi due anni fa sono stato allo show di Jimmy Kimmel dove avrei dovuto fare uno sketch con Kanye West in cui avremmo dovuto infiltrarci alla Casa Bianca e sorprendere Donald Trump. Ma all'ultimo Kanye si è tirato indietro e ho dovuto trovare in meno di 24 ore uno sketch alternativo. E così mi è venuta l'idea di rimettere in piedi Borat e portarlo in mezzo alla gente, e alla fine di quella giornata ho capito che Borat è il personaggio perfetto per Trump, appena più estremo di lui: entrambi misogini, entrambi razzisti, entrambi con visioni antiquate del mondo ed entrambi ridicoli. E ho capito parlando nei panni di Borat con i suoi sostenitori che avrei potuto vedere fino a che punto si sarebbero spinti".