La spia che ci amava: addio Sean Connery, gentiluomo d'altri tempi
di
Natalia Aspesi
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di Natalia Aspesi
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È morto a 90 anni l'attore che per primo vestì i panni dell'agente 007. E che con un fascino ormai introvabile ha fatto sognare generazioni di donne
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Noi novantenni stiamo morendo come mosche e ieri è toccato a Sean Connery, non a James Bond, ovvio, che continuerà in eterno a macinare attori avendone già consumati cinque, e accumulato denaro a miliardi. Sean, il primo agente con licenza di uccidere però si era già evaporato nel mito, avendo abbandonato le giacche da smoking dell’agente 007 da 20 anni, il cinema da 17 con un film bruttino, La leggenda degli uomini straordinari e non si era più visto in giro da quando si era rifugiato con la seconda moglie in una isoletta delle Bahamas, scampando all’uragano Dorian e godendo il suo patrimonio che i ficcanaso hanno calcolato in 266 milioni di dollari. L’amico di sempre, Michael Caine, 88 anni, aveva allegramente comunicato tempo fa che quel mito Anni 60 e oltre era andato via di testa, né ci furono timide smentite.
Non si sa se ad assicurare eterno successo ai per ora 24 film bondiani con cinque diversi attori sia sta…
Noi novantenni stiamo morendo come mosche e ieri è toccato a Sean Connery, non a James Bond, ovvio, che continuerà in eterno a macinare attori avendone già consumati cinque, e accumulato denaro a miliardi. Sean, il primo agente con licenza di uccidere però si era già evaporato nel mito, avendo abbandonato le giacche da smoking dell’agente 007 da 20 anni, il cinema da 17 con un film bruttino, La leggenda degli uomini straordinari e non si era più visto in giro da quando si era rifugiato con la seconda moglie in una isoletta delle Bahamas, scampando all’uragano Dorian e godendo il suo patrimonio che i ficcanaso hanno calcolato in 266 milioni di dollari. L’amico di sempre, Michael Caine, 88 anni, aveva allegramente comunicato tempo fa che quel mito Anni 60 e oltre era andato via di testa, né ci furono timide smentite.
Non si sa se ad assicurare eterno successo ai per ora 24 film bondiani con cinque diversi attori sia stato lui, il giovanotto scozzese che prima di diventare James Bond non se l’era filato nessuno, oppure il personaggio di raffinato e seducente agente britannico inventato da Ian Fleming, o i rustici gadget avveniristici, tipo salotto sottomarino o automobile razzo o torte che sparano (me li invento, sono passati quasi 50 anni, non mi ricordo). Il fatto è che il successo fu fulmineo, si dovette agli inizi girarne uno all’anno tutti con Connery. E a ripensarci adesso si possono scoprire anche altre ragioni, legate a come eravamo, perché oggi l’eroe che si chiede, e le storie che piacciono, sono ben diversi. Basta guardare Daniel Craig, per intenderci.
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Avventura e ironia, atmosfera britannica che allora pareva il massimo, la spia gentiluomo, l’uomo di tutte le donne che non si sposa mai, il raffinato mondano, il coraggioso furbone: Connery aveva la faccia, il sorriso, la pettinatura, persino le orecchie, e poi le giacche, le scarpe, il modo di estrarre il revolver da sotto il cuscino, la grazia di adagiare la dama tra le lenzuola prima che un messaggio minaccioso li interrompesse (film per famiglie), non per farci immaginare granché dato che a essere sinceri nessuno era meno erotico di lui anche quando sfiorava con le labbra la spalla della Bella. Ma perché in quel tempo ancora per un paio d’anni familiare e rassegnato, le ragazze avevano corteggiatori che le portavano in tram e offrivano un crodino, e per il famoso pomiciamento altro che letti setosi su immensi yacht! C’era per le più audaci solo la camporella, se no niente.
Delle Bond Girl di Connery non invidiavamo Connery ma la biancheria e lo sguardo sfacciato, e di quella che ne divenne il simbolo ineguagliabile, la più bella nel primo film, Ursula Andress, quel famoso due pezzi bianco con cintura. Su quel fisico poi, che non era il nostro. Mi vergogno a confessare che i film degli altri Bond li ho dimenticati e quelli di Craig non li ho visti, quindi non so come siano le loro Girl, magari femministissime, ma spero non addirittura Grasso è Bello. Quelle di Connery, decorative, ininfluenti, rassicuranti, oggi verrebbero lapidate dalle piazze: a meno che si adeguassero, ormai vegliarde, al MeToo e rivelassero finalmente se quel divo, in quanto agente 007, aveva allungato le mani su di loro con la scusa del set. Più facile però i produttori.
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Destinato quasi sempre a ruoli di gentiluomo, di film Connery ne ha interpretato un’ottantina, e lo ricordo legnoso accanto a Gina Lollobrigida (La donna di paglia) e a Tippi Hedren (Marnie), tutte e due novantenni tuttora vispissime. Doveva essere una rivincita per lui avere l’aspetto e i modi giusti per i ruoli eleganti, essendo nato a Fountainbridge, quartiere povero di Edimburgo, babbo camionista mamma lavandaia, appartamento senza acqua né elettricità, gabinetto in comune con 12 famiglie: forse anche per quel passato è riuscito a diventare molto ricco, e per finanziare associazioni caritatevoli scozzesi e appoggiare sempre i separatisti. E forse per la sua scozzesità è stato talvolta accusato di pagare le tasse con una certa distrazione nei vari paesi dove possedeva una casa.
Chissà se i giovani che aspettano il 25simo James Bond (No time to die, faccia zigozago di James Craig), rimandato causa sale serrate, sanno chi sia Sean Connery, e possano scambiare per eroe del tempo digitale quel giovanottone dai capelli lisci e dagli occhioni siciliani, vittoriosa spia allo champagne contro i cattivi d’epoca, dei sempliciotti che solo l’MI6 di allora poteva immaginare pericolosi. Ma poi succedono cose crudelissime: è con noi l’immagine del nostro Connery, quella della sua maturità, l’unica che conta e non solo per lui, quella che resta, che passa alla storia, che fa parte del nostro passato, quindi di noi, che lo separa per noi dalla morte, e poi scorrono le sue ultime foto.
Dunque la vera vecchiaia è così, punitiva, spietata, lo sappiamo ma non vogliamo immaginarlo: e quell’uomo grande sorridente, pieno di vita e di dignità, è stato smascherato, è diventato un omino perduto, dallo sguardo sciocco, e si è costretti a specchiarti in lui, a toglierti anche tu la maschera, a uscire dalla finzione.