Urla, musica e poesia: gli anni ruggenti della Beat Generation
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteAllen Ginsberg e Lenny Bruce, Jack Kerouac e Gregory Corso, Kenneth Rexroth e William S. Burroughs: sono alcuni dei protagonisti fondamentali di quella rivoluzione letteraria e di costume, culturale e politica che trovarono il loro palco nella San Francisco degli anni 50 e 60. Repubblica rende omaggio a quel movimento fatto di suoni e parole con The Beat Generation, una compilation, disponibile su Apple Music, che comprende 49 brani e oltre tre ore di ascolto: un grande libro sonoro per comprendere meglio i legami con l'arte dell'epoca e la nascente cultura hippy
Qualche anno fa uscì un bellissimo cofanetto che si intitolava Howls, raps & roars, ovvero Urla, grida e ruggiti, un bel modo per presentare la poesia e l’arte della Beat Generation e della scena creativa di San Francisco tra il 1955 ed il 1965, raccolte in quattro cd, affiancati da un libro ricco di annotazioni biografiche e di curiosità. La Fantasy Records aveva raccolto registrazioni originali di alcuni dei personaggi più importanti di quella straordinaria stagione, da Lenny Bruce a Lawrence Ferlinghetti, da Allen Ginsberg a Gregory Corso e il risultato era eccellente, affascinante, una curiosa fotografia sonora della produzione di alcuni dei grandi poeti e personaggi della stagione Beat.
Repubblica questa settimana vuole proporvi qualcosa di simile, molto più contenuto, più breve, meno completo, ma abbastanza ricco per offrire, in una playlist su Apple Music, la possibilità non solo di leggere la Beat Generation ma di ascoltarla…
Repubblica questa settimana vuole proporvi qualcosa di simile, molto più contenuto, più breve, meno completo, ma abbastanza ricco per offrire, in una playlist su Apple Music, la possibilità non solo di leggere la Beat Generation ma di ascoltarla…
Qualche anno fa uscì un bellissimo cofanetto che si intitolava Howls, raps & roars, ovvero Urla, grida e ruggiti, un bel modo per presentare la poesia e l’arte della Beat Generation e della scena creativa di San Francisco tra il 1955 ed il 1965, raccolte in quattro cd, affiancati da un libro ricco di annotazioni biografiche e di curiosità. La Fantasy Records aveva raccolto registrazioni originali di alcuni dei personaggi più importanti di quella straordinaria stagione, da Lenny Bruce a Lawrence Ferlinghetti, da Allen Ginsberg a Gregory Corso e il risultato era eccellente, affascinante, una curiosa fotografia sonora della produzione di alcuni dei grandi poeti e personaggi della stagione Beat.
Repubblica questa settimana vuole proporvi qualcosa di simile, molto più contenuto, più breve, meno completo, ma abbastanza ricco per offrire, in una playlist su Apple Music, la possibilità non solo di leggere la Beat Generation ma di ascoltarla. La playlist, intitolata The Beat Generation vuole provare a dare una fotografia, per quanto incompleta e sommaria, dell’esplosione creativa di quegli anni, una raccolta di parole e suoni in presa diretta che riescono a dar conto di una parte dell’attività che si svolgeva nei club, nelle gallerie, nelle strade di San Francisco, mettendo insieme poeti, attori, musicisti, pittori.
Nella nostra playlist abbiamo provato a mettere insieme innanzitutto gli eroi della Beat Generation, i protagonisti fondamentali di quella rivoluzione letteraria e di costume, culturale e politica, dai poeti come Allen Ginsberg, che recita la sua leggendaria Urlo, agli attori come Lenny Bruce, il “word blower” più celebre d'America, con una “chicca” come How to relax your colored friends at parties, da Jack Kerouac a Gregory Corso, da Kenneth Rexroth a William S. Burroughs, da Peter Orlovsky a Philip Lamantia, da Michael McClure a Charles Bukowski a molti altri. È ovviamente una playlist incompleta, ma ricca: 49 brani, oltre tre ore di musica e parole, per fare un viaggio in un mondo poetico e musicale assolutamente incredibile, un grande libro sonoro per testimoniare il rinascimento poetico di San Francisco degli anni Sessanta e comprendere meglio i legami con la musica dell'epoca, con la nascente cultura hippy, con i suoni e le poesie di una generazione in movimento.
Tra le cose più interessanti ci sono quelle di Jack Kerouac, il miglior esempio di come la sua poesia fosse strettamente legata al fluire del jazz. Kerouac non “interpreta” i suoi scritti, li legge con semplicità, facendosi accompagnare. Ma c’è anche Kerouac che canta, con Al Cohn e Zoot Sims, o che recita parti di On The Road e Visions of Cody. I brani di Kerouac sono, nelle parole di Allen Ginsberg, "i classici di tutta la poesia jazz della Beat Generation", dai quali emerge con chiarezza la straordinaria musicalità della “prosodia bop” del grande scrittore.
Ma non solo, nella playlist c’è anche la musica vicina a quel mondo, c’è il jazz di Charlie Parker come quello di Lee Konitz e Lennie Tristano, ci sono inevitabilmente Bob Dylan e Tom Waits, o le collaborazioni di Ray Manzarek con Michael McClure o la leggendaria Mercedes Benz di Janis Joplin, firmata da McClure stesso. Ci sono suoni, visioni, parole e poesia, insomma, per una introduzione sonora alla Beat Generation che può tornare utile per accompagnare queste giornate.
E se ascoltare non basta, allora si può provare ad andare su YouTube e vedere “The beat generation – Poetry reading – Royal Albert Hall 1965”, con Ferlinghetti, Ginsberg, Corso e tantissimi altri in azione sul palco londinese in una serata assolutamente meravigliosa. Oppure Pull my daisy, scritto e diretto da Jack Kerouac, in una comodissima versione sottotitolata in italiano.
Repubblica questa settimana vuole proporvi qualcosa di simile, molto più contenuto, più breve, meno completo, ma abbastanza ricco per offrire, in una playlist su Apple Music, la possibilità non solo di leggere la Beat Generation ma di ascoltarla. La playlist, intitolata The Beat Generation vuole provare a dare una fotografia, per quanto incompleta e sommaria, dell’esplosione creativa di quegli anni, una raccolta di parole e suoni in presa diretta che riescono a dar conto di una parte dell’attività che si svolgeva nei club, nelle gallerie, nelle strade di San Francisco, mettendo insieme poeti, attori, musicisti, pittori.
Nella nostra playlist abbiamo provato a mettere insieme innanzitutto gli eroi della Beat Generation, i protagonisti fondamentali di quella rivoluzione letteraria e di costume, culturale e politica, dai poeti come Allen Ginsberg, che recita la sua leggendaria Urlo, agli attori come Lenny Bruce, il “word blower” più celebre d'America, con una “chicca” come How to relax your colored friends at parties, da Jack Kerouac a Gregory Corso, da Kenneth Rexroth a William S. Burroughs, da Peter Orlovsky a Philip Lamantia, da Michael McClure a Charles Bukowski a molti altri. È ovviamente una playlist incompleta, ma ricca: 49 brani, oltre tre ore di musica e parole, per fare un viaggio in un mondo poetico e musicale assolutamente incredibile, un grande libro sonoro per testimoniare il rinascimento poetico di San Francisco degli anni Sessanta e comprendere meglio i legami con la musica dell'epoca, con la nascente cultura hippy, con i suoni e le poesie di una generazione in movimento.
Tra le cose più interessanti ci sono quelle di Jack Kerouac, il miglior esempio di come la sua poesia fosse strettamente legata al fluire del jazz. Kerouac non “interpreta” i suoi scritti, li legge con semplicità, facendosi accompagnare. Ma c’è anche Kerouac che canta, con Al Cohn e Zoot Sims, o che recita parti di On The Road e Visions of Cody. I brani di Kerouac sono, nelle parole di Allen Ginsberg, "i classici di tutta la poesia jazz della Beat Generation", dai quali emerge con chiarezza la straordinaria musicalità della “prosodia bop” del grande scrittore.
Ma non solo, nella playlist c’è anche la musica vicina a quel mondo, c’è il jazz di Charlie Parker come quello di Lee Konitz e Lennie Tristano, ci sono inevitabilmente Bob Dylan e Tom Waits, o le collaborazioni di Ray Manzarek con Michael McClure o la leggendaria Mercedes Benz di Janis Joplin, firmata da McClure stesso. Ci sono suoni, visioni, parole e poesia, insomma, per una introduzione sonora alla Beat Generation che può tornare utile per accompagnare queste giornate.
E se ascoltare non basta, allora si può provare ad andare su YouTube e vedere “The beat generation – Poetry reading – Royal Albert Hall 1965”, con Ferlinghetti, Ginsberg, Corso e tantissimi altri in azione sul palco londinese in una serata assolutamente meravigliosa. Oppure Pull my daisy, scritto e diretto da Jack Kerouac, in una comodissima versione sottotitolata in italiano.