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Boomdabash, la svolta: "Basta tormentoni, è ora di impegnarsi"

Dopo i record di “Karaoke” la band pubblica il nuovo singolo “Don’t worry”  
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Ci sono momenti in cui la musica riesce a interpretare un sentimento collettivo. È accaduto varie volte, nella storia del pop e del rock, che una canzone riuscisse a interpretare un momento di riflessione comune. Se ne ricordano esempi mirabili, da Bangla Desh di George Harrison a We are the world di Michael Jackson e Lionel Richie, da Do they know it's Christmas? di Midge Ure a Domani di Mauro Pagani, tutti casi in cui una semplice canzone ha contribuito a dare un po' di sollievo in alcuni passaggi dolorosi attraversati dalle comunità in zone diverse del pianeta.
Ora anche i Boomdabash, il gruppo salentino campione dei tormentoni estivi, 20 dischi di platino in tre anni, hanno deciso di scrivere un pezzo per interpretare un'onda solidale. Con Don't worry, il singolo in uscita domani, abbandonano il ritmo in levare del reggae e per la prima volta non ospitano un nome di peso, da Loredana Bertè ad Alessandra Amoroso, ma un coro di bambini, i Musici …
Ci sono momenti in cui la musica riesce a interpretare un sentimento collettivo. È accaduto varie volte, nella storia del pop e del rock, che una canzone riuscisse a interpretare un momento di riflessione comune. Se ne ricordano esempi mirabili, da Bangla Desh di George Harrison a We are the world di Michael Jackson e Lionel Richie, da Do they know it's Christmas? di Midge Ure a Domani di Mauro Pagani, tutti casi in cui una semplice canzone ha contribuito a dare un po' di sollievo in alcuni passaggi dolorosi attraversati dalle comunità in zone diverse del pianeta.
Ora anche i Boomdabash, il gruppo salentino campione dei tormentoni estivi, 20 dischi di platino in tre anni, hanno deciso di scrivere un pezzo per interpretare un'onda solidale. Con Don't worry, il singolo in uscita domani, abbandonano il ritmo in levare del reggae e per la prima volta non ospitano un nome di peso, da Loredana Bertè ad Alessandra Amoroso, ma un coro di bambini, i Musici cantori di Milano. Ce ne parla il cantante, Biggie Bash.

Com'è nato "Don't worry"?
"Stavolta avevamo tante cose da dire che vogliamo essere noi a dirle. Il pezzo è nato parlandone in viaggio mentre ci spostavamo con il nostro furgone per un concerto. Era lo scorso gennaio, quindi ancora non era scoppiata la pandemia, ma evidentemente era un'esigenza che quanto poi è successo ha reso ancora più impellente. Da sempre siamo impegnati nel sociale, parlavamo dell'Ilva di Taranto e cercavamo un modo per dare speranza. Perché finora abbiamo parlato, abbiamo fatto informazione, ora dobbiamo dare, dobbiamo scrivere un pezzo per suscitare emozioni più forti, alzare il livello, un pezzo che trasmetta speranza. La scelta dei bambini del coro di Milano è stata conseguente perché i bambini sono un'incubatrice naturale di speranza, difficilmente conoscono le ansie e le paure degli adulti. Proprio in periodi come questo ci insegnano che dobbiamo vedere il lato bello delle cose".

Sembra scritto per la situazione che viviamo con il Covid.
"È un inno alla speranza più ampio. Si rivolge certo a chi soffre in questa situazione, dagli imprenditori agli operai, ma anche alle persone che restano vittime del ricatto del lavoro anche in condizioni di insicurezza come all'Ilva, a cominciare dai bambini e dalle loro famiglie del quartiere Tamburo di Taranto. Ora uscirà in forma digitale ma non escludo che a questo pezzo verrà presto legata l'iniziativa benefica che doveva già esserci ma è stata rinviata a causa di quanto avvenuto con il Covid. Avevamo pensato a una donazione per il reparto di oncoematologia pediatrica dell'ospedale SS. Annunziata di Taranto, vedremo ora come fare".


Salute e lavoro si intrecciano anche con il lockdown.
"Esattamente, il ricatto suscitato dal Covid non è diverso dal ricatto occupazionale che vivono gli operai dell'Ilva di Taranto. Io stesso ho paura a uscire di casa ma possiedo un cocktail bar a Mesagne attualmente chiuso che vorrei tenere aperto per guadagnare e non lasciare a casa le sette persone che lavorano per me. Ma ci atteniamo alle regole".

Il testo è scritto in collettivo.
"Tutto il pezzo è stato scritto e composto da un team d'autori molto numeroso, e il testo, oltre che da me, da Tommaso Paradiso e Rocco Hunt. Abbiamo lavorato a distanza, scambiandoci i file".

Avete in programma una raccolta di successi.
"Uscirà a dicembre, celebriamo un viaggio durato 15 anni. Ci saranno anche degli inediti e in uno raccontiamo la nostra storia personale: l'abbiamo voluto fare perché oggi in Italia chi si propone come artista tende a mettere in mostra le sue difficoltà, l'infanzia difficile o storie travagliate magari di carcere o droga ponendole come elementi da ammirare. Noi non lo abbiamo mai fatto perché bisogna fare attenzione, si parla anche a dei ragazzi, stavolta però raccontiamo proprio tutto di noi".