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Dalle catacombe al sole: un film sul riscatto del rione Sanità

Sarà presentato al Torino Film Festival il documentario 'La certezza dei sogni' di Massimo Ferrari, che racconta l'impresa di padre Loffredo e il riscatto di un quartiere difficile
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Presentato fuori concorso al Torino Film Festival che s’apre il 20 novembre, Rione Sanità, la certezza dei sogni di Massimo Ferrari è una boccata di speranza in questi tempi difficili. Prodotto da Sky Arte e Mad Entertainment, il documentario fotografa la rinascita civile, economica e cuturale del napoletano Rione Sanità e dell’uomo che l’ha resa possibile, padre Antonio Loffredo.

Dalla chiesa di Santa Maria della Sanità partono le storie di ragazzi, per il regista «un controcanto al mondo di Gomorra» che si immerge in un microcosmo pieno di umanità e di bellezza. Protagonisti sono giovani che lavorano in realtà solo quindici anni fa inimmaginabili, che sognavano di fuggire e oggi vivono un forte senso di appartenenza: la giovane Miriam, guida delle Catacombe, Giuseppe che sul palco, da attore, ha trovato l’alternativa alla vendetta, la squadra sportiva guidata da Michele, che vince il campionato dilettanti…
Presentato fuori concorso al Torino Film Festival che s’apre il 20 novembre, Rione Sanità, la certezza dei sogni di Massimo Ferrari è una boccata di speranza in questi tempi difficili. Prodotto da Sky Arte e Mad Entertainment, il documentario fotografa la rinascita civile, economica e cuturale del napoletano Rione Sanità e dell’uomo che l’ha resa possibile, padre Antonio Loffredo.

Dalla chiesa di Santa Maria della Sanità partono le storie di ragazzi, per il regista «un controcanto al mondo di Gomorra» che si immerge in un microcosmo pieno di umanità e di bellezza. Protagonisti sono giovani che lavorano in realtà solo quindici anni fa inimmaginabili, che sognavano di fuggire e oggi vivono un forte senso di appartenenza: la giovane Miriam, guida delle Catacombe, Giuseppe che sul palco, da attore, ha trovato l’alternativa alla vendetta, la squadra sportiva guidata da Michele, che vince il campionato dilettanti e progetta uno stadio di quartiere, nello spogliatoio cantano «siamo figli del quartiere / siamo figli di Totò / per noi vincere è un dovere / Sanità torna campione», la restauratrice Valeria e l’imprenditore Ernesto Albanese, che ha reagito all’uccisione del padre durante una rapina organizzando una catena di finanziamenti per sostenere l’opera di padre Loffredo.


Padre Antonio Loffredo con alcuni dei suoi ragazzi; in alto, la facciata di un palazzo del Rione Sanità 


Conchita Sannino, giornalista di Repubblica, ripercorre la storia della Sanità raccontandone la cronaca e co-firmando la sceneggiatura. «L’ambizione — spiega Ferrari — è un film con una dimensione cinematografica. Anche per questo ho chiamato Blasco Giurato, direttore della fotografia di Nuovo cinema paradiso e Il camorrista».

L’esperienza del regista «è stata un grande bagno di umanità, come dice padre Antonio alla fine del film, l’umanesimo alla Sanità diventa umanità o muore». A cucire le storie anche le parole di Ermanno Rea, tratte da Nostalgia, «ha vissuto un anno proprio dove abbiamo alloggiato noi, sopra la chiesa. Nel suo libro ci sono parti che colgono perfettamente l’identità del quartiere. Si parla spesso di viscere, di sottoterra, di catacombe, una dimensione che tocca gli abissi e le vette. E mi piaceva che i bambini fossero portavoce delle sue parole, affacciati da palazzo San Felice o sopra il murale di Totò, ponte tra il passato e un presente diverso».

Il film è stata una grande esperienza umana, «aspettiamo con ansia la reazione del quartiere, avremmo voluto essere a Torino, portare la Sanità dentro la Mole». Il ricordo più bello «è una cena con tutta la troupe, padre Antonio ci fatto preparare il ragu e piatti tipici, “dovete conoscere il quartiere anche nei suoi sapori”. Quella sera l’ho convinto a leggere la lettera scritta a suo padre: non poteva esserci un modo migliore per iniziare il film».