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Luca Argentero e quel monologo diventato inno di un paese che combatte

Si intitola Non oggi e, dopo essere stato trasmesso all'interno di una puntata della fiction Rai Doc, è ora un video a sé che sta facendo il giro di web e social. Perché quello che contiene è una sorta di Giuramento di Ippocrate 4.0, una celebrazione di medici e infermieri che ogni giorno combattono l'emergenza in prima linea
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Il protocollo medico-sanitario più seguito, nel senso dell’attenzione generale, sta in un monologo che giorno dopo giorno macina visualizzazioni sul web e ovunque. Sta dentro una fiction e in una puntata trasmessa di recente, ma è riuscito talmente bene che rischia di diventare una sorta di Giuramento di Ippocrate 4.0: tanto che quelli della produzione, visti i tempi, ne hanno fatto anche un prodotto a parte, di un paio di minuti, da affidare a web e social con tanto di scritta finale coi ringraziamenti ai medici che si stanno impegnando allo stremo contro il Covid.

Non oggi, il titolo è questo, e quindi sì, siamo ancora in quella che è, di gran lunga, la fiction più seguita d’Italia, a botte di otto milioni di telespettatori il giovedì sera su Raiuno. Ovvero Doc, le sue intricate e appassionanti vicende “medical”, i casi gravi, le diatribe tra i dottori, le ansie e le speranze, le gioie per le guarigioni, i dol…
Il protocollo medico-sanitario più seguito, nel senso dell’attenzione generale, sta in un monologo che giorno dopo giorno macina visualizzazioni sul web e ovunque. Sta dentro una fiction e in una puntata trasmessa di recente, ma è riuscito talmente bene che rischia di diventare una sorta di Giuramento di Ippocrate 4.0: tanto che quelli della produzione, visti i tempi, ne hanno fatto anche un prodotto a parte, di un paio di minuti, da affidare a web e social con tanto di scritta finale coi ringraziamenti ai medici che si stanno impegnando allo stremo contro il Covid.

Non oggi, il titolo è questo, e quindi sì, siamo ancora in quella che è, di gran lunga, la fiction più seguita d’Italia, a botte di otto milioni di telespettatori il giovedì sera su Raiuno. Ovvero Doc, le sue intricate e appassionanti vicende “medical”, i casi gravi, le diatribe tra i dottori, le ansie e le speranze, le gioie per le guarigioni, i dolori, etc...

E poi lui al centro, Luca Argentero, il camice bianco più desiderato (si parla di tv), perfetto nella parte: il quale, nella scena vista un paio di puntate or sono, sta cercando di mettere d’accordo i suoi sottoposti, vice, assistenti, tirocinanti e così via in un momento difficile, sta anzi facendo una sgridata colossale a un giovane collega che ha voglia di arrendersi su un caso specifico: e lì, Argentero, infila un minuto e mezzo di monologo degno di un mattatore al centro della scena in teatro. E con voce suadente e convincente, mentre sotto va una canzone strappacuore.

Meglio riportarlo per intero: “Ci siamo noi. E c’è quella grandissima stronza della morte. Ci sono giornate come questa in cui sembra inarrestabile, lo so. Ma non è così perché ci siamo noi. Tutto lo studio, la teoria, la pratica, è servito tutto a portarci qui oggi a guardarla in faccia e dirle: NON OGGI. Non importa quanto siano disperate le condizioni di un paziente: NON OGGI. Non importa se neanche i pazienti ci credono più: NON OGGI. Qualcuno di voi cederà, altri reggeranno bene la pressione. Ma voi dovete ricordarvi perché siamo qui: per metterci in mezzo tra i pazienti e la stronza. Questo è essere medici…”.

A quel punto si sente una voce fuori campo che annuncia: sono arrivate altre quattro ambulanze. Argentero sorride e dice: al lavoro. La sera della puntata, milioni di italiani incatenati alla visione per i quali, a quel punto, trattenere la lacrima è stato davvero impossibile. E poi ancora il sentimento che sale, di solidarietà verso il personale sanitario, con quelle ambulanze che arrivano tutte insieme, richiamano eccome i giorni del presente.

Non oggi, ormai titolo ufficiale del filmato, sembra destinato a diventare, oltre che virale, una sorta di inno ufficiale per il paese e per chi combatte l’emergenza. O almeno è bello – e molto consolatorio - pensarlo, e tutto quanto è stato predisposto alla bisogna: gli attori in campo, un livello ecumenico di messaggio a fin di bene, l’appello a farsi forza e crederci sempre (e non arrendersi mai, ovvio). E soprattutto riuscendo nell’impresa stando dentro un minuto e mezzo scarso, rivolgendosi a una platea così ampia e con l’attore più amato dal grande pubblico.