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Il compleanno di Verdone, Eleonora Giorgi: "Abbiamo fatto ridere Jack Nicholson"

L'attrice ricorda il film dell'82, diretto da Verdone (che compie 70 anni) e il primo, per lui, in cui interpreta un solo personaggio. "Mi innamorai della sua fantasia e dell'ironia"
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Carlo Verdone è entrato nella vita di Eleonora Giorgi ragazzina, "era in classe al Nazareno con Christian De Sica e il migliore amico del mio fidanzatino che si chiamava Francesco e raccontava le gesta del compagno di classe che con le imitazioni dei preti faceva morire dal ridere. Quando Francesco morì in un incidente e la mamma riunì gli amici, c'eravamo entrambi".

'Borotalco' arriva nell'82.
"Quando uscì Un sacco bello trascinai mio marito Angelo Rizzoli a vederlo, realizzai che era "quel" Carlo. M'innamorai del modo in cui racconta il presente, la fantasia, l'ironia. Sognavo di lavorare con lui, poi arrivò il progetto di Borotalco. Era un momento aureo della mia carriera, venivo da Nudo di donna con Nino Manfredi e stavo per partire per Marrakech sul set con Liliana Cavani e Marcello Mastroianni. Eppure di quel periodo il gioiello che mi resta è Borotalco. Ricordo Lucio Dalla che quando and…
Carlo Verdone è entrato nella vita di Eleonora Giorgi ragazzina, "era in classe al Nazareno con Christian De Sica e il migliore amico del mio fidanzatino che si chiamava Francesco e raccontava le gesta del compagno di classe che con le imitazioni dei preti faceva morire dal ridere. Quando Francesco morì in un incidente e la mamma riunì gli amici, c'eravamo entrambi".

'Borotalco' arriva nell'82.
"Quando uscì Un sacco bello trascinai mio marito Angelo Rizzoli a vederlo, realizzai che era "quel" Carlo. M'innamorai del modo in cui racconta il presente, la fantasia, l'ironia. Sognavo di lavorare con lui, poi arrivò il progetto di Borotalco. Era un momento aureo della mia carriera, venivo da Nudo di donna con Nino Manfredi e stavo per partire per Marrakech sul set con Liliana Cavani e Marcello Mastroianni. Eppure di quel periodo il gioiello che mi resta è Borotalco. Ricordo Lucio Dalla che quando andavo ai concerti mi dedicava Cara, la canzone del film".


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Che set è stato?
"Fresco e rilassante. A 19 anni avevo lavorato nel grande cinema italiano con colleghi più anziani dei miei genitori. Carlo era agitatissimo ma sorridente e concentrato, con quei suoi sprazzi di malinconia che a volte gli sfugge e entra anche nelle sue commedie. Il fratello Luca gli stava accanto come assistente. Quel film mi riconciliò con il lavoro e riuscivo a recitare con anima e cuore, riuscendo a dare a Nadia il mio candore e la mia parlantina".

Lei andò al Festival di Montreal.
"Sì, dove vinsi battendo gli attori del cinema indie newyorkese. Ricordo come fosse oggi che Warren Beatty organizzò una proiezione a casa con gli amici, tra cui Jack Nicholson e Anjelica Huston. Partì la copia mandata da Cecchi Gori e mi accorsi che era senza sottotitoli. Feci per scusarmi e Nicholson mi fermò con la mano: "aspetta", mi suggerì. Seguirono il film, risero, capirono e giù applausi".

Ha vinto anche il David.
"Con quel premio in braccio ho rifiutato tante offerte pensando chissà come sarei cresciuta. Poi sono successe tante cose, quel David è rimasto l'unico. Oggi sono distante dal cinema per tante ragioni, e non sarei tentata in generale di applicarmi a piccoli ruoli da donna di una certa età. Ma chissà, quando sarò vecchissima con Carlo faremo ancora un film insieme così bello che ne vincerò un altro".