L'étoile torna su Rai 1 il primo gennaio con 'Danza con me', il rocker sarà il superospite. "Quest’anno più che mai è importante portare energia positiva e divertimento, spero che il programma segni un nuovo inizio"
3 minuti di lettura
«La bellezza ci aiuta a vivere, dà speranza, è un antidoto potente quando non vediamo la luce in fondo al tunnel». Una conversazione con Roberto Bolle dà coraggio «perché l’arte», dice, «salva la vita anche in un momento difficile come questo, che non durerà per sempre. Bisogna guardare al futuro: io aspetto con ansia il vaccino per tornare a vivere». L’étoile della Scala, che ha danzato nei teatri di tutto il mondo, sta preparando la nuova edizione di Danza con me, guest star Vasco Rossi. Andrà in onda il primo gennaio su Rai 1 «per inaugurare bene l’anno».
Bolle, è sempre alla ricerca della perfezione?
«Sono un perfezionista. Prepariamo lo show nonostante le difficoltà, facciamo tutti gli sforzi per garantire la sicurezza e la salute. C’era la volontà forte di fare il programma, è un appuntamento fisso. Quest’anno più…
«La bellezza ci aiuta a vivere, dà speranza, è un antidoto potente quando non vediamo la luce in fondo al tunnel». Una conversazione con Roberto Bolle dà coraggio «perché l’arte», dice, «salva la vita anche in un momento difficile come questo, che non durerà per sempre. Bisogna guardare al futuro: io aspetto con ansia il vaccino per tornare a vivere». L’étoile della Scala, che ha danzato nei teatri di tutto il mondo, sta preparando la nuova edizione di Danza con me, guest star Vasco Rossi. Andrà in onda il primo gennaio su Rai 1 «per inaugurare bene l’anno».
Bolle, è sempre alla ricerca della perfezione?
«Sono un perfezionista. Prepariamo lo show nonostante le difficoltà, facciamo tutti gli sforzi per garantire la sicurezza e la salute. C’era la volontà forte di fare il programma, è un appuntamento fisso. Quest’anno più che mai è importante portare energia positiva e divertimento, spero che Danza con me segni un nuovo inizio. Dobbiamo ripartire da quello che ci fa stare meglio. Ovvio che la tv è concentrata sull’emergenza, sui numeri: fa informazione. Ma grazie all’arte può portare una luce. Avremo Vasco Rossi, è un onore immenso».
È suo fan?
«È un grande artista, un’icona. Sono cresciuto con le sue canzoni, è un punto di riferimento. Apparteniamo a due mondi diversi, la bellezza è trovare un punto di incontro: porteremo sullo schermo un momento di vera poesia unendo la danza con la sua musica. È dal 2005 che non va ospite in una trasmissione, eravamo increduli quando ha accettato l’invito. Il suo pubblico è diverso dal nostro, grazie a lui possiamo raggiungerne uno più vasto. Presenterà il nuovo singolo in esclusiva».
Farà ballare anche Vasco Rossi?
«È stato il primo a voler ballare, la magia è duettare. Credo che si divertirà molto. Ci siamo incontrati, è uno che sta al gioco».
Vasco Rossi, 68 anni, sarà il superospite del programma 'Balla con me', in onda il primo gennaio su Rai 1. In alto Roberto Bolle, 45 anni
Come sta vivendo la pandemia?
«Lo stato d’animo è influenzato dal contesto. Vedo le difficoltà, tanta sofferenza: persone che lottano per la vita e altre per salvare quella degli altri. È una fase prolungata e questo può gettare nello sconforto. L’importante nell’arte è non cedere a questi sentimenti naturali. Dobbiamo reagire con la volontà, immergerci nella bellezza per contrastare l’angoscia».
È finito nelle pagine di cronaca per il caso Genovese, è uno dei condomini che ha chiamato la polizia.
«È una storia veramente molto triste della quale preferirei non parlare. Mi piace concentrarmi sulle cose belle della vita».
Con “Danza con me” fa cultura col varietà, cosa guarda in tv?
«Superquark è l’appuntamento immancabile da quando ero bambino, poi seguivo i varietà — da Fantastico in poi — in cui ho visto ballare Fracci, Savignano, Oriella Dorella oltre che Heather Parisi. La tv mi ha fatto conoscere tanti mondi, sono cresciuto quando non era sviluppato Internet».
Oggi cosa le manca di più?
«Viaggiare, la mia fonte di ispirazione e di arricchimento da quando avevo vent’anni. Ha significato confrontarmi, respirare energie che mi hanno arricchito, sono nati nuovi ruoli e collaborazioni. Oggi mi sento limitato — casa teatro, casa studio — costretto in un mondo che non è mio. Per tornare alla normalità confido nel vaccino. Leggo notizie positive, l’efficacia al 95 per cento. Sono pronto a vaccinarmi, per combattere questo nemico bisogna usare le armi della scienza».
È étoile del Teatro alla Scala dal 2004, il 7 dicembre è stata cancellata la prima di “Lucia di Lammermoor”.
«La prima è stata cancellata solo durante la Seconda guerra mondiale, non celebrare il 7 dicembre sarebbe un segnale scoraggiante invece è bello che in qualunque modo si faccia qualcosa. Con artisti legati al teatro parteciperemo a un progetto ancora allo studio. Andrà in tv, sulla Rai, o i social. Ma la Scala ci sarà».
Domani esce il libro “Parole che danzano” (Rizzoli illustrati): com’è nato?
«Durante il lockdown non sono stato fermo: la casa editrice mi aveva chiesto quali parole mi hanno accompagnato, unite a aneddoti e a immagini. Ho raccolto tante foto negli anni, è stato bello ma anche difficile sceglierle, ci sarebbero voluti dieci libri. Apro una finestra sulla mia vita».
La sua parola preferita?
«Danza è una delle più belle. Martha Graham diceva che è “il linguaggio nascosto della nostra anima”, spesso uso anche citazioni che mi piacciono».
Passione, rigore e disciplina: mai un peccato di gola?
«Il cioccolato fondente».
I peccati sono altri.
«Mi piacciono alimenti sani, se mangio i fritti, ad esempio, sento subito la pesantezza. Facendo la spesa non bisogna portare a casa tentazioni. Nei momenti stressanti, lo so bene, il cibo sopperisce un po’. Anche nel mio caso, è umano».
Che ha provato quando ha ricevuto dal presidente Mattarella l’onorificenza di Ufficiale al merito della Repubblica?
«Mi ha reso orgogliosissimo. Mi sento ambasciatore dell’Italia e degli artisti, mi onora essere riconosciuto a tutti gli livelli: dalle istituzioni e dalle ragazzine che decidono di iscriversi a scuola di ballo perché mi hanno visto in tv. Vorrei far amare la danza al maggior numero di persone».
La prima tifosa è stata sua madre.
«Mia mamma ha fatto tanti sacrifici per portarmi a Milano, non è facile lasciare un figlio di 11 anni. Vengo da una realtà di provincia, ha avuto coraggio nel prendere tante decisioni e farmi inseguire un sogno. Il legame familiare era molto forte, la cosa bella è che non si è mai interrotto».