Diodato: "Il mio viaggio in Italia in un anno di follia"
di
Silvia Fumarola
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di Silvia Fumarola
Il successo all’Ariston poi il lockdown, quando il suo brano “Fai rumore” è diventato un inno. Fino ai concerti live estivi in sicurezza: il cantautore si racconta nella docuserie 'Storie di un'altra estate', dal 29 novembre su RaiPlay
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La cosa che colpisce è la luce. Da Aosta, dove è nato per caso, a Milano, Roma e Venezia fino a Taranto, il luogo del cuore, la sua città, c’è sempre un cielo azzurrissimo, il sole. Antonio Diodato spiega che non è casuale «perché uscivo dal buio del lockdown e quella luce per me era importante. Nell’anno più bello per me – la vittoria a Sanremo con Fai rumore, il David di Donatello, i Nastri d’argento, il Ciak d’oro per Che vita meravigliosa – il mondo è cambiato e si è chiuso. Ma in estate, con tutte le precauzioni, ho fatto i miei live: mi è sembrata una rinascita».
Da domenica RaiPlay propone la docu-serie Storie di un’altra estate, in cui il cantante (miglior artista italiano agli Mtv Europe Music Awards) racconta la sua vita meravigliosa, condivide sogni e ricordi, incontra gli amici – Michele Riondino, Manuel Agnelli, Rodrigo D’Erasmo. Parla d…
La cosa che colpisce è la luce. Da Aosta, dove è nato per caso, a Milano, Roma e Venezia fino a Taranto, il luogo del cuore, la sua città, c’è sempre un cielo azzurrissimo, il sole. Antonio Diodato spiega che non è casuale «perché uscivo dal buio del lockdown e quella luce per me era importante. Nell’anno più bello per me – la vittoria a Sanremo con Fai rumore, il David di Donatello, i Nastri d’argento, il Ciak d’oro per Che vita meravigliosa – il mondo è cambiato e si è chiuso. Ma in estate, con tutte le precauzioni, ho fatto i miei live: mi è sembrata una rinascita».
Da domenica RaiPlay propone la docu-serie Storie di un’altra estate, in cui il cantante (miglior artista italiano agli Mtv Europe Music Awards) racconta la sua vita meravigliosa, condivide sogni e ricordi, incontra gli amici – Michele Riondino, Manuel Agnelli, Rodrigo D’Erasmo. Parla del cinema, la sua passione, con Daniele Luchetti e Ferzan Ozpetek che hanno scelto le sue canzoni per i loro film. Un nuovo singolo appena uscito, Fino a farci scomparire, Diodato spera in un tempo «che ci rincuori». Schivo e sensibile, camicette da nerd - celebrate su Instagram - nel diario filmato (prodotto da Atomic) si svela: «Ho una passione per la bellezza, la cerco ovunque».
Diodato in concerto, la scorsa estate, in una scena della docuserie disponibile su RaiPlay
“Fai rumore” poche settimane dopo Sanremo è diventata un inno durante il lockdown. Che ha provato?
«Mi ha regalato emozioni che non mi aspettavo; in quel silenzio la canzone ha assunto un altro significato».
È riservato, com’è nata l’idea della serie?
«Durante il lockdown di marzo e aprile ho deciso di tornare a suonare dal vivo: era l’estate delle grandi incognite, della ricerca della luce. Mi era arrivata una valanga di affetto. La gente ascoltava l’album ma i concerti sono fondamentali, il luogo dove tutto ritrova un senso. Chi scrive canzoni sa che tornano indietro in maniera diversa. Abbiamo filmato il viaggio».
Nell’anno del “Diodato pigliatutto” cosa voleva venisse fuori?
«La mia storia. Ho fatto un percorso lunghissimo, che è stato fondamentale per i riscontri di quest’anno. I riconoscimenti non sono caduti dal cielo, premiano il tragitto. A Roma ho studiato nel laboratorio Angelo Mai, dove ho conosciuto tanti musicisti, sono cresciuto e ho imparato a guardare alla società in maniera diversa. Ho sviluppato una coscienza civile. Questo mi ha permesso di crescere e di arrivare all’Uno Maggio di Taranto con Michele Riondino».
Nessun imbarazzo a raccontarsi?
«Mi sono forzato un po’, sono timido. Mi piace stare tra la gente, ma ho i momenti in cui mi devo isolare. Per raccontarmi devo perdere l’equilibrio, un’emozione che voglio provare mille volte».
A Taranto ha l’aria felice: gli amici, il liceo, il mare.
«Ce l’ho avuto sempre davanti agli occhi, anche a scuola. Non pone limiti, ma l’orizzonte è un traguardo che non raggiungi. Ho iniziato a suonare per gioco, con i miei vicini di casa. Quando uscì The Doors di Oliver Stone ci innamorammo di Jim Morrison, sognavamo di essere rockstar. Suonavamo in una cantina che si allagava ma eravamo così presi che ce ne accorgevamo solo perché cambiava il suono della cassa. Ho iniziato a fare rumore dalle cantine».
I suoi che dicevano?
«Ho studiato violino da ragazzino. Mamma avrebbe voluto che suonassi il pianoforte, papà cantava le canzoni napoletane. Dopo che ho lasciato il violino non hanno detto nulla. Quando ho cominciato a fare musica si sono solo raccomandati che studiassi. Mi sono laureato in cinema al Dams, sognavo di portare la mia musica nei film».
La prima occasione è stata con Daniele Luchetti.
«Gli avevo fatto arrivare il disco tramite la mia ragazza di allora, che aveva girato con lui uno spot. Rimase colpito dalla musicalità dei brani, e scelse Amore che vieni, amore che vai per Anni felici. Fu stranissimo sentire la mia voce sui titoli. Il mio primo premio fu sentire in sala due che dicevano: “Non è De André. Però è bravo”».
Ozptek confessa di non aver ascoltato subito “Che vita meravigliosa”.
«Alla fine quando l’ha sentita ha detto: cercatelo subito, è perfetta. Le canzoni nascono nei modi più strani, quella è nata in albergo. Ero tornato dopo un concerto magnifico, solo nella stanza. Mi sono venuti in mente i versi, li ho registrati col cellulare... A volte pensi che le cose siano comprensibili, spesso non lo sono. Ma voglio vivere su queste montagne russe».
Riondino parla della bruttezza, dice: “Siamo andati via perché ci mancava qualcosa”.
«Abbiamo un forte senso di appartenenza. I contrasti di Taranto, l’Ilva e il mare, mi hanno portato a fare quello che faccio. Così è nato l’“Uno Maggio libero e pensante”, per cambiare le cose. Una volta mostrata la bellezza è indimenticabile, puoi solo combattere perché diventi un diritto».