Alessandro Gassmann: "E' la famiglia la vera commedia"
di
Arianna Finos
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di Arianna Finos
L'attore torna dietro alla macchina da presa con 'Il silenzio grande', dalla pièce di Maurizio de Giovanni. Con Massimiliano Gallo, Margherita Buy, Marina Confalone. Siamo stati sul set a Napoli
Aggiornato 3 minuti di lettura
La giornata è umida ma luminosa e dalla villa arrampicata su Posillipo la vista sul mare toglie il fiato. L’atmosfera è in sintonia con Il silenzio grande, che Alessandro Gassmann ha tratto dalla pièce omonima di Maurizio de Giovanni, che ha portato con successo a teatro. Sosta rapida per il tampone, poi alla spicciolata arrivano sul set gli attori. Margherita Buy, struccata e rilassata, di lei Gassmann dirà che «è una delle più grandi attrici che abbia visto in azione, sul set la sua presenza crea dipendenza». Marina Confalone racconta: «Stiamo bene, la troupe è ottima anche se parla solo polacco e non si capisce nulla». Massimiliano Gallo tesse le lodi del regista e collega, gli attori giovani sono Antonia Fotaras e Emanuel Linfatti. Prodotto da Paco, Il silenzio grande sarà in sala (quando si potrà) con Vision Distribution, «speriamo prima in qualche Festival», dice Gassmann, ch…
La giornata è umida ma luminosa e dalla villa arrampicata su Posillipo la vista sul mare toglie il fiato. L’atmosfera è in sintonia con Il silenzio grande, che Alessandro Gassmann ha tratto dalla pièce omonima di Maurizio de Giovanni, che ha portato con successo a teatro. Sosta rapida per il tampone, poi alla spicciolata arrivano sul set gli attori. Margherita Buy, struccata e rilassata, di lei Gassmann dirà che «è una delle più grandi attrici che abbia visto in azione, sul set la sua presenza crea dipendenza». Marina Confalone racconta: «Stiamo bene, la troupe è ottima anche se parla solo polacco e non si capisce nulla». Massimiliano Gallo tesse le lodi del regista e collega, gli attori giovani sono Antonia Fotaras e Emanuel Linfatti. Prodotto da Paco, Il silenzio grande sarà in sala (quando si potrà) con Vision Distribution, «speriamo prima in qualche Festival», dice Gassmann, che si muove con la solita velocità, un pesce nell’acqua. «Sto bene perché sto lavorando, cosa eccezionale visti i tempi, il risultato è come lo avevo immaginato, anche grazie alla fotografia dell’artista polacco Mike Stern Sterzynski».
Perché questa trasposizione?
«L’idea della pièce è nata da una chiacchiera tra me e Maurizio in un vicolo su un set a Napoli, mangiando il cestino. Gli avevo chiesto un testo sulla famiglia che raccontasse le cose non dette. Il silenzio grande è la somma di tutti i piccoli silenzi che si formano nei rapporti con chi amiamo di più negli anni, fino a renderli irrecuperabili. Raccontiamo di una famiglia napoletana proprietaria di una bella villa, siamo nel 1965. Vogliono venderla moglie e figli di uno scrittore celebre che si oppone. Non capisce la sua famiglia, la moglie vissuta nell’ombra, i figli schiacciati dalla sua personalità, alle prese con problemi di identità sessuale e accettazione di sé. Poi c’è la governante, che conosce i segreti della casa e non è pronta a varcare il cancello e vivere fuori. È una storia che fa ridere ma anche molto piangere. E senza vergognarsene».
Il cast di 'Il silenzio grande' sul set: da sinistra Massimiliano Gallo, Marina Confalone, Margherita Buy. Il alto, Gassmann durante le riprese a Napoli Che rapporto ha lei con il silenzio?
«Lo cerco. La prima clausura è stata un bellissimo grande silenzio nella casa di Orbetello, con mia moglie e mio figlio. Mi hanno fatto compagnia centinaia di poesie, ho recuperato interessi e pensieri che avevo perso. Di questo periodo le generazioni future parleranno come di una guerra mondiale o di altre catastrofi. Anche per questo ho voluto questo piccolo film che ci riporta ai sentimenti, ci ricorda che anche chiusi in casa si possono fare scoperte meravigliose nel rapporto tra padre e figlio». Un tema al centro anche di “Razza bastarda” e “Il premio”.
«È vero, posso immaginare perché: ho avuto un padre molto strano, lo stesso vale per mia madre. Non ho idea di come sia per gli altri ma questi temi suscitano sentimenti forti, a volte strazianti. Mi illudo di condividere queste emozioni con gli altri attraverso i miei film». Qual è stato il non detto con suo padre?
«Tante domande mi sono venute dopo la sua morte e riguardavano la sua gioventù, l’esperienza da figlio di un’ebrea durante il Ventennio, il talento scoperto suo malgrado, spinto dalla madre. La sua depressione, non giustificata da traumi così profondi, anche rispetto alle cose bellissime che la vita gli aveva offerto». Anche lei negli anni ha imparato ad amare il suo lavoro.
«Penso di essere portato più per fare il regista che l’attore, spero che questo film sia una ripartenza. Ho recitato con Ozpetek e Bolognini ma non sono mai stato considerato un attore d’autore, l’intellighenzia del cinema mi ha visto troppo televisivo, popolare, famoso, non mi ha messo alla prova. E poi non frequento i giri giusti. Però le posso dire che le commedie non mi interessano più». Perché qui non recita?
«Non c’era il ruolo giusto per me. Ma in futuro capiterà». Finite le riprese, come passerà il Natale?
«Rispettando le misure di sicurezza. Mantengo le distanze, mi disinfetto le mani trenta volte al giorno. E a chi non rispetta le regole lo faccio notare, con educazione. Perché non sono solo fatti suoi, sono fatti nostri. Ne va della salute di tutti. Sarò tra i primi a farmi vaccinare e spero che a chi non si vaccina non sia permesso entrare nei negozi, ristoranti, aeroporti. So che scateno un putiferio, ma lo penso sinceramente. Anche con l’arrivo dei vaccini tante persone immunodepresse saranno a rischio, bisogna pensare anche a loro. Non capisco questo sentirsi privati della libertà, ci mettiamo troppo al centro delle cose. Non siamo noi interessanti, lo è il proseguimento della vita civile. Come negli ultimi quarant’anni, passerò la notte di Natale con mia moglie e mio figlio davanti all’alberello in una casetta in montagna, senza andare sulle piste. Mi mangio un bel piatto di pasta, faccio camminate distanziate... ma ci fa davvero così schifo starcene con i nostri cari?».