Piazza Duomo a Milano, quanto diverso questo Natale da quello di inizio anni Novanta raccontato da Natalia Aspesi (agf)
Repubblica vintage - Siamo stufi di Natale
di
Natalia Aspesi
,
di Natalia Aspesi
Questo articolo è stato pubblicato su La Repubblica del 20 dicembre 1991
Aggiornato 2 minuti di lettura
Un portafrutta in filo di ferro, detto scultura, inservibile: un golf arancione e nero, immettibile, una tavoletta di cioccolata per budini indigesti: un libro sulla pesca con la mosca, uno di antica cucina catara, uno sulle fibbie degli anni 20. Un paio di lettere di apprezzata beneficenza forzata, per aiutare, prevenire, curare, malformazioni e virus. Non c'è mai stato tanto nervosismo attorno al Natale, con donatori che si sentono ancora obbligati a regalare, e bersagli dei regali che ad ogni apertura di complicato pacchetto zeppo di graffette che fanno sanguinare le mani, gli viene un colpo di nervoso. La borsa è preziosa, ma certa causa di artrosi, dato il peso esagerato e le catene che penetrano nella carne e nelle ossa della spalla: l' accappatoio è utile, ma andrà bene solo a un gigante, lo scialle è di classe ma color cacca, che non a tutti dona. La gente pare stufa di donare e stufa di ricevere, in un momento sulfureo e grigio, in b…
Un portafrutta in filo di ferro, detto scultura, inservibile: un golf arancione e nero, immettibile, una tavoletta di cioccolata per budini indigesti: un libro sulla pesca con la mosca, uno di antica cucina catara, uno sulle fibbie degli anni 20. Un paio di lettere di apprezzata beneficenza forzata, per aiutare, prevenire, curare, malformazioni e virus. Non c'è mai stato tanto nervosismo attorno al Natale, con donatori che si sentono ancora obbligati a regalare, e bersagli dei regali che ad ogni apertura di complicato pacchetto zeppo di graffette che fanno sanguinare le mani, gli viene un colpo di nervoso. La borsa è preziosa, ma certa causa di artrosi, dato il peso esagerato e le catene che penetrano nella carne e nelle ossa della spalla: l' accappatoio è utile, ma andrà bene solo a un gigante, lo scialle è di classe ma color cacca, che non a tutti dona. La gente pare stufa di donare e stufa di ricevere, in un momento sulfureo e grigio, in bilico tra lo spreco e la penuria, la morigeratezza e il peccato, l'abitudine al consumo natalizio più sfrenato e la voglia di Tebaide, la necessità di parsimonia e il bisogno di eliminare l'inutile incubo della casa già intasata da precedenti porcherie. C'è la paura e quasi la voglia di tempi duri, ma al Natale ancora non si resiste, tranne alcuni avari celebri per i quali ogni scusa è buona per non cacciare una lira: ma come, con le elezioni anticipate o posticipate dai la mancia al posteggiatore? Con la guerra in Jugoslavia pensi alla pelliccia? Con i russi che non hanno da mangiare regali prosciutti?
Maledicendo amiche e nipoti, frugando in negozi sempre meno raffinati, tentando impossibili riciclaggi perché se non hai guardato in bocca a caval donato, ti vergogni un po' a riregalarlo tanto è malconcio o assurdo, non ci si salva dai regali da fare: in tempi di calo demografico, spuntano piccini dappertutto, desiderosi di schifezze infantili, la portinaia è di una gentilezza burbera e preoccupante, la sorella annuncia di non avere il cappotto, il parrucchiere mostra compiaciuto decine di cesti alimentari, in strada spuntino dalle boutique le festose amiche negozianti che propongono indispensabili vassoi a forma di rana o inutili cappottini per inutilizzate teiere, del genere regalino spiritoso. Non serve neanche prendere come scusa nelle grandi città le targhe alterne, che impedirebbero trasporti pesanti: servizievoli i negozi sono disposti a consegnare anche l' cquisto da 10 mila lire. Stancamente, nervosamente, le aziende continuano a regalare con budget ridotti e i professionisti abituati all' abbondanza natalizia, negli altri anni tanto deprecata (io i regali li restituisco, per il prossimo Natale scrivo una lettera perché la smettano di mandarmi il presentino, cosa ne faccio di 15 agende e sei mortadelle?) oggi sono confusi e delusi da regali sempre meno numerosi e sempre più maldestri. Però non si lamentano più, non si sa mai che il prossimo anno ti prendano in parola e non mandino più niente. In tempi di crisi economica e recessione morale, chi non ruba si trova povero di soldi e di voglia: l'inutile e il superfluo, anche con lo sconto del 30%, lo deprimono. Eppure sembra azzardato mandare solo gli auguri, come alcuni coraggiosi snob, anticipatori di mode e maestri di eleganza hanno cominciato a fare. Allora non se ne vuole sapere niente, non si vuole perdere tempo e si delega alla segretaria efficiente, all'ufficio PR entusiasta e distratto che non vuole sapere niente, tranne l' indirizzo spesso anche sbagliato, delle sue vittime: per cui va benissimo il salame al vegetariano, la minigonna alla vegliarda, il monopattino al paraplegico, la marmellata all' ossessionato della dieta, la videocassetta a chi non ha il videoregistratore. E il libro, che sia sempre sbagliato, anche se costoso e molto pesante, da guardare (archeologia egizia, montagne asiatiche, fauna marina, tessuti nepalesi, castelli asburgici, divise prussiane, portaspilli antichi) e mai da leggere: perché chi legge più, soprattutto a Natale?