Tom Hanks: "Quando nel West nacque il notiziario a cavallo"
di
Silvia Bizio
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di Silvia Bizio
L'attore nel film 'News of the World' di Paul Greengrass: è un cavaliere solitario che dopo la Guerra civile gira nei villaggi leggendo i giornali. "Sono esistiti davvero, erano l'internet dell'epoca"
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Il timore di un’epidemia e la battaglia contro le fake news, il razzismo, le discriminazioni sociali. Temi attuali. ma in News of the World siamo nella seconda metà dell’Ottocento, a sette anni dalla fine della Guerra civile, e seguiamo le peregrinazioni di un veterano che attraversa il West a raccontare quel che accade nel mondo, appunto le “news of the world”, leggendo notizie dai giornali a un pubblico di interessati. È il capitano Jefferson Kyle Kidd, lo interpreta uno dei giganti del cinema, Tom Hanks, nel film diretto da Paul Greengrass (per il quale nel 2013 aveva interpretato un alto capitano, il Phillips di Attacco in mare aperto) che negli Stati Uniti ha incassato oltre un milione di dollari nel giorno di Natale pur nella ristrettezza di sale in questo periodo. In Italia lo vedremo su Netflix.
Due Oscar, 64 anni, Hanks anima un western vecchio stile, dal romanzo omonimo di Paulette Jiles, in cui passa da villaggio a villaggio, incontra …
Il timore di un’epidemia e la battaglia contro le fake news, il razzismo, le discriminazioni sociali. Temi attuali. ma in News of the World siamo nella seconda metà dell’Ottocento, a sette anni dalla fine della Guerra civile, e seguiamo le peregrinazioni di un veterano che attraversa il West a raccontare quel che accade nel mondo, appunto le “news of the world”, leggendo notizie dai giornali a un pubblico di interessati. È il capitano Jefferson Kyle Kidd, lo interpreta uno dei giganti del cinema, Tom Hanks, nel film diretto da Paul Greengrass (per il quale nel 2013 aveva interpretato un alto capitano, il Phillips di Attacco in mare aperto) che negli Stati Uniti ha incassato oltre un milione di dollari nel giorno di Natale pur nella ristrettezza di sale in questo periodo. In Italia lo vedremo su Netflix.
Due Oscar, 64 anni, Hanks anima un western vecchio stile, dal romanzo omonimo di Paulette Jiles, in cui passa da villaggio a villaggio, incontra Johanna (la 12enne Helena Zengel), ragazzina rapita dagli indiani, e la prende con sé per riportarla ai familiari. L’attore ci aspetta in collegamento Zoom da una camera d’hotel di New York.
La ritroviamo in un film che torna indietro nel tempo. Ora è il West, un classicone.
«Mi sembrava interessante raccontare quegli uomini che, proprio come Captain Kidd, andavano di città in città per informare su quel che accadeva nel mondo. Erano un internet dell’epoca, avevano la funzione dei social in tempi e luoghi in cui non arrivavano le notizie. Erano passati sette anni dalla Guerra civile ma non bastano sette anni a dimenticare una guerra né a liberare dall’isolamento chi non si è mai mosso dalla cittadina in cui è nato. Il film restituisce la vita dell’epoca, quando ci volevano sei giorni a cavallo per andare da una città del Texas all’altra».
Tom Hanks, 64 anni, in 'News of the World'. In alto con la 12enne Helena Zengel in un'altra scena del film
Anche lei, come molti colleghi, non ha resistito al fascino del cavaliere solitario che attraversa la Frontiera...
«È vero, anche se non ci sono molti western in giro. Forse sono stati rimpiazzati dai film di fantascienza perché è più facile girare The Mandalorian o Captain America che seguire uno a cavallo per giorni... Battute a parte, i fratelli Coen hanno fatto un paio di grandi western, come La ballata di Buster Scruggs e Il Grinta, ma i western non si fanno perché non vendono all’estero, non vengono percepiti come fonte di profitto. È un genere che mi piace, anche se l’unica sparatoria è all’acqua di rose e arriva solo a metà del film».
C’è un elemento importante e d’attualità, che ha a che fare con le notizie e le veridicità delle fonti.
«Ci sono riferimenti ai media di oggi, viviamo in un’epoca in cui l’opinione si maschera da notizia, la notizia diventa spettacolo per essere commercializzata. Una volta i giornalisti controllavano verificando le fonti, oggi ci sono notiziari 24 ore al giorno, la stessa storia assume forme diverse, è difficile capire quale sia la verità. Il mio personaggio ad esempio sceglie, tra le informazioni, ciò che pensa possa essere rilevante a seconda del pubblico, se si tratta di minatori o di operai, costruttori di ponti o di ferrovie, o illustra i miracoli della modernità, come l’installazione dei primi ascensori negli alberghi delle grandi città. Per un’ora crea aggregazione, condivisione, confronto».
La scorsa primavera lei e sua moglie siete stati tra i primi contagiati dal coronavirus. Poi avete messo il vostro sangue a disposizione della ricerca. Cosa è cambiato nella sua vita da allora?
«Si è ingigantito il nostro senso di responsabilità. Siamo personaggi pubblici, era fondamentale condividere. Quando ti dicono che sei positivo, la paura ti soffoca. Io soffro di diabete, mia moglie ha avuto un cancro, eravamo più a rischio di altri. Siamo stati ben curati e dopo pochi giorni eravamo fuori pericolo. Da allora siamo in prima linea nel ribadire il rispetto delle regole, la mascherina, l’igiene delle mani, la distanza sociale e l’isolamento».
Ora è arrivato il vaccino.
«E mi stupisce sapere che non tutti vorranno farlo. Nel 1961 la polio faceva parte della nostra vita, era ovunque. Con la mia famiglia vivevo a Pleasant Hill in California. Un giorno siamo saliti tutti in macchina, e con le altre famiglie ci siamo messi in una lunga fila che portava al college della zona dove dei medici ti davano un cubetto di zucchero in piccoli contenitori di carta. Tutti l’abbiamo preso, sapevamo che era per il bene della collettività. La scienza ci stava aiutando a vivere meglio. Ora siamo nella stessa situazione. E dobbiamo agire per il bene comune. Avendo già avuto il Covid, non so se anch’io dovrò fare il vaccino. Ma se mi diranno di prenderlo sarò il primo, siate certi».